Ma vuoi vedere che non siamo tutti camorristi?

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#UnPopoloInCammino: vuoi vedere che non siamo tutti camorristi?
#UnPopoloInCammino: vuoi vedere che non siamo tutti camorristi?

Ieri ero a Napoli, lungo le vie del centro in cui si è snodato il corteo di #UnPopoloInCammino. Da piazza Dante a piazza del Plebiscito, attraverso un sabato di benevolente autunno ed attraverso il cuore mai domo di una città che tenta di sorprendere se stessa – ancora una volta.

Quasi diecimila persone, fanno sapere dai megafoni che guidano la testa della marcia; circa duemila, puntualizzano invece alcune grosse testate come Repubblica e SkyTG24. Mi concedo dunque di approssimare una via di mezzo fra le cifre, e proporre che in strada fossero almeno in 4 o 5 mila. Ma i numeri, del resto, lasciano il tempo che trovano: fossimo solo quello, non avrebbe neppure senso scrivere questo articolo.

In molti si sono soffermati sulla presenza delle “istituzioni”, andando a scovare questo o quel politico, la sigla, il sindacato, le dichiarazioni di facciata. Il classico e stucchevole refrain mediatico che prova a trascinare tutti nel gorgo della polemica.

BrainchNon è mia intenzione fare riferimento a questo, né tantomeno scindere gli studenti dai parroci, i collettivi dai sindacalisti, i politici dagli attivisti. C’erano, com’è ovvio, bandiere e striscioni a punteggiare di colore il già poliedrico spettacolo: ma mi piacerebbe parlare di un popolo, solo di un popolo, che si impossessa della sua città e lancia un coro unanime di ribellione alla camorra, all’illegalità diffusa, alla connivenza criminale, all’emarginazione sociale.

Ho visto un popolo, dicevo, e quel ch’è più importante sottolineare è che ho visto volti allegri, danze e moniti di pace: ho visto la capacità di andare oltre la rabbia ed il rancore che spesso sedimentano – in modo anche legittimo – manifestazioni del genere.

È questa la Napoli che vorrei vedere sempre, quella che conosciamo meglio: la Napoli capace di rispondere con un sorriso (e qualche sberleffo) a chi prova a sottrarle la vita, a chi la inquina e deturpa e prova poi a nascondersi dietro il solito stereotipo che siamo tutti camorristi.

#UnPopoloInCammino ha dimostrato altro, raccogliendo le simpatie e l’interesse dei passanti che si godevano il piacevole weekend partenopeo. Anzitutto che, con buona pace di media e di qualche losco figuro con interessi strumentali, non siamo tutti camorristi; inoltre, che i crimini di cui ogni giorno la popolazione è vittima non hanno ancora distrutto la capacità di esserci e reagire.

Ci si attende, adesso, una risposta dall’altra parte, da chi intreccia i destini di migliaia di persone con superficialità svogliata e, spesso, con sadica collusione. Biocidi, polveriere a cielo aperto come ai tempi di Fortapàsc, usurpazione dei pubblici diritti come l’acqua, l’istruzione e la sanità: temi che non possono essere ignorati e che non si risolvono di certo in un mattino di inizio dicembre.

Ma proviamo ad allargare la nostra prospettiva, a lasciare per un attimo da parte sigle e appartenenze, a ricordare che a reggere le bandiere c’è un popolo che avrebbe ogni motivo di rivendicare con rabbia ciò che gli è stato impunemente sottratto, ma ha scelto un modo differente di ricordarlo: mettersi in cammino, insieme, per dimostrare che a fare paura non è la camorra, ma l’indifferenza.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli

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Fotografie a cura di Antonio Volpe

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