La pubblicazione di una loro inchiesta giornalistica li ha messi nei guai. Sono Can Dundar, direttore del quotidiano d’opposizione “Cumhuriyet” e Erdem Gul, a capo della redazione di Ankara. Una pagina molto oscura per la Turchia, paese Nato che mette sotto accusa e processo due giornalisti. La notizia che ha fatto scattare il governo di Ankara era stata pubblicata il giorno delle scorse elezioni turche, i due svelarono un presunto passaggio di carichi di armi dalla Turchia alla Siria su camion dei servizi segreti turchi.

Un’inchiesta che ha fatto il giro del mondo e che, per ovvie ragioni, mette sotto osservazione Erdogan, già pesantemente accusato dalla Russia di Putin per spalleggiare sottobanco l’organizzazione terroristica dell’ISIS. Il Presidente turco promise ai due di pagare un “caro prezzo” per l’articolo pubblicato e così è stato. Can Dundar ed Erdem Gul sono accusati dalla procura di Istanbul di: appartenere ad un’organizzazione terroristica, spionaggio e rilevazione di documenti governativi segreti.

Nello specifico, poi, l’articolo cita il passaggio di armi e di aiuti a gruppi di combattenti oltre confine, quest’ultimi non meglio specificati, non è detto che si tratti dell’ISIS, secondo quando spiegano i giornalisti, le armi sarebbero finite a gruppi di turkmeni. Per avvalorare la loro ragione hanno diffuso anche delle fotografie di vari camion che trasportavano armi verso il confine con l’aiuto del MiT (servizio d’intelligence turco).

La notizia, comunque, ha fatto il giro del mondo, perché l’arresto dei due è stata accolta con molte proteste di diverse personalità di spicco del mondo politico e dei sindacati. Nei giorni scorsi ci sono state manifestazioni di fronte alla sede del giornale Cumhuriyet. Non solo, per la loro libertà e per la libertà di stampa in Turchia è stata lanciata una petizione internazionale: “Erdogan sta perseguendo giornalisti di tutti i colori politici in maniera sempre più feroce nel nome della lotta al terrorismo e per la difesa della sicurezza dello stato. Gli arresti del regime di Erdogan, le minacce e intimidazioni non sono degni di una democrazia.

I due giornalisti rischiano di passare la loro vita in carcere per aver pubblicato un’inchiesta, con delle prove chiare e specifiche. Erdogan si trova in particolare difficoltà nello scacchiere internazionale e non gode di una buona nomea, nonostante ciò alcun Paese Nato ha ancora espresso solidarietà ai due giornalisti e preoccupazione per le azioni repressive del governo di Ankara. Questo preoccupa, perché ce ne vorrebbero molte di più di inchieste in quella zona, soprattutto per cercare di capire se effettivamente come dice Putin, in quel tratto di strada passi del petrolio, perché così come passa l’oro nero sono sicuramente passati anche numerosi jihadisti affiliati all’Isis.

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