Corte delegittimata

0
37
Una Corte delegittimata
Una Corte delegittimata

29 scrutini andati a vuoto. Non è ancora un record, ma manca poco.

Il Parlamento italiano è incapace di eleggere i tre componenti della Corte di propria competenza, prolungando così una vacatio duratura, in barba alla legge, che prescrive che essa non abbia durata superiore ad un mese.

Certo, sarebbe illusorio sperare che nell’attuale sistema politico, dominato da una tendenza al corporativismo e da una assenza di responsabilità istituzionale (che viene richiamata solo quando le forze di opposizione appoggiano le scelte governative, forse per non ammettere l’esistenza di un accordo non meritevole di tutela in un ordinamento democratico), si possa giungere alla nomina di tre giudici costituzionali in termini così brevi, ma rappresenta certamente una anomalia che questo termine venga costantemente decuplicato (il triste record è di 2 anni).

Ancora più pericoloso notare quali sono i nomi proposti per i futuri tutori della Costituzione, garanti dei rapporti tra le istituzioni e dei diritti fondamentali: uno di questi (Pitruzzella, presidente Antitrust e soggetto la cui competenza in materia giuridica è incontestabile) è attualmente indagato dalla procura di Catania per corruzione in atti giudiziari (secondo il pubblico ministero avrebbe ottenuto favori in cambio di una decisione favorevole alla futura Korè di Enna contro l’ateneo catanese).

Ancora più sorprendente il fatto che Pitruzzella abbia autonomamente deciso di fare un passo indietro, mentre i democratici insistevano per innalzarlo al massimo seggio. Segno di una enorme divaricazione tra una responsabilità del candidato ed una irresponsabilità degli elettori. Certo, un avviso di garanzia non è una condanna, ma in un periodo in cui la Corte soffre di una profonda delegittimazione (è oggetto di continui attacchi politici e viene avvertita dalla popolazione come una sorta di dittatore nascosto) non è certo un’idea saggia quella di nominare soggetti che siano accusati dall’autorità inquirente di non essere stati imparziali in vicende singole.

Ma perché l’assenza di tre giudici costituzionali rappresenta un così grave rischio per il nostro ordinamento? La domanda è legittima, la risposta semplice. È previsto infatti dalla l. 87/53 che la Corte necessiti di undici giudici presenti alle sedute per poter operare. In assenza di questo numero, l’udienza deve essere rinviata (come accaduto nel 2002). I giudici costituzionali sono in totale 15, in assenza di tre sono 12. In caso di impossibilità di presenziare alla seduta di due soli giudici, l’organo è impossibilitato a funzionare (gli impegni istituzionali possono facilmente condurre ad una assenza del tutto giustificata: la Corte mantiene contatti con organi stranieri mediante proprie rappresentanze, pur potendo ricorrere ai giudici emeriti).

Anche in assenza di questa ipotesi-limite, resta comunque un dato preoccupante. Il Costituente, nel dettare la composizione dell’organo, ha attribuito una identità composita della Corte, in parte professionale (con 5 giudici eletti dalle magistrature), in parte politica (5 membri eletti dal Parlamento) e in parte di garanzia (5 nominati dal Presidente della Repubblica). Ognuna di queste componenti ha una funzione essenziale, in quanto portatore di istanze diverse, che contribuiscono a legittimare la Corte sotto vari aspetti, sia nel dialogo con le altre magistrature, sia nel dialogo con le istituzioni democratiche.

L’assenza di giudici parlamentari contribuisce ad uno sbilanciamento: l’equilibrio è rotto, il Parlamento accusa la Corte di prendere decisioni politiche e di non avere legittimazione democratica contribuendo esso stesso alla delegittimazione. Un gioco pericoloso che potrebbe condurre la Corte a rompere con il testo di legge e continuare ad operare anche in assenza di undici giudici, per evitare di attribuire al Parlamento il potere di bloccare l’attività della Corte a tempo indefinito (magari proprio in un periodo in cui essa sembra propensa a mettere i bastoni tra le ruote del legislatore).

Vincenzo Laudani

NESSUN COMMENTO