Esclusiva LP: intervista al regista di “Il mercante di anime e di usura”

0
132
Vincenzo Borrelli- Il mercante di anime e di usura

Napoli- il teatro ZTN accoglie nella sua sala la trama di un romanzo osannato dalla critica, che mette in scena (tramite l’interpretazione di Vincenzo Borrelli, Antonio Tatarella, Cristina Ammendola, Marina Billwiller e Simone Somma) una vicenda di omertà e disillusione, l’altra faccia della crisi che spoglia gli uomini del loro senso del giusto.

“Il mercante di anime e di usura” forse ha già venduto e quindi perduto tempo fa la sua anima, per avere in cambio un guscio vuoto desideroso di riempire con il denaro che non gli basta mai. Ci ritroviamo scaraventati in un romanzo di Verga, in cui il continuo accumulare roba dell’usuraio Giggino o’ Malefic si mostra come un’arma a doppio taglio che lo priverà di tutti i suoi affetti.

Il regista Vincenzo Borrelli ha così risposto alle nostre domande.

L’usuraio, che nella recitazione appare a tratti nevrotico e instabile, come si sente con se stesso?

“Ho interpretato io stesso la parte del protagonista. Dovevo dare al pubblico un certo messaggio, una qualche chiave interpretativa, e la sola che ho sentito e quindi fatto trapelare è quella della denuncia. Giggino può anche non star bene con se stesso, capire che qualcosa non va, ma il suo comportamento fa solo schifo.”

Invece tutti coloro che sono caduti nella sua rete, sono da denunciare o sono solo troppo ingenui?

“Forse entrambi. C’è chi si muove solo per arricchirsi, ma anche chi lo fa per amore. Nel romanzo ai vari personaggi viene dato più spazio, ma posso fare l’esempio dei carcerati che prendono tutto come un gioco che poi diventa fobia, o della prostituta, che mossa dall’amore, si è trovata in vicolo cieco.”

L’intero spettacolo è stato recitato al buio, con un clima quasi gotico. Qual è il motivo di questa particolare scelta?

“Ho voluto mettere in primo piano solo il viso e le mani degli attori, per evidenziare il loro strazio e, con il continuo gesticolare, il senso dei soldi, della moneta vera e propria. La mia idea era quella di ottenere una specie di inquadratura cinematografica e con questo espediente ho ottenuto qualcosa di simile, anche senza l’attrezzatura giusta.”

Lo spettacolo ha una struttura ciclica: inizia e termina con il racconto straziante della figlia del malfattore. Avrà mai una possibilità?

“Io penso che ‘il figlio di..’ non abbia mai una possibilità. Una volta che sei etichettato in un certo modo non hai scampo. Indubbiamente però la si guarda come un simbolo di speranza. Si ribella e non si arrende e questo è un messaggio positivo. Poi penso che dia anche una grande scossa ad una vicenda particolarmente triste e pesante.”

Antonio Tatarella e Simone Somma hanno interpretato la voce popolare. In loro c’è più omertà o inutile pettegolezzo?

“Direi che sono presenti entrambi. La massa non è meno innocente di Giggino, ma nel libro appare più dettagliata, con più ideali. Si ribella infatti all’usuraio, non lo accetta.”

In  “Il mercante di anime e di usura” appare dunque, un’umanità assoggettata dal denaro, piegata dalla legge del più forte che è anche il più ricco. La moneta come l’Alatier di Boccaccio, che passa di mano in mano mietendo continuamente vittime. È questa la Napoli raccontata da Pasquale Ferro, una città che dietro il mare, la pizza e l’arte che accompagna ogni sua strada, cela lo spettro della povertà e dell’insoddisfazione che distrugge famiglie come fossero pedine di una scacchiera. Madri come manichini spenti, figli a cui è stata negata la vita donatagli dai loro stessi genitori, la fede perduta, il denaro che uccide.

Alessia Sicuro

 

 

CONDIVIDI
Articolo precedenteNatale con il cuore: solidarietà sotto l’albero
Articolo successivoSalerno invasa per le Luci d’artista
Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

NESSUN COMMENTO