Migrantes: “700 i bimbi morti in mare nel 2015”

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L’autorità portuale greca ha riferito che la sera dell’8 dicembre 11 migranti sono annegati durante il naufragio della loro imbarcazione al largo dell’isola greca di Farmakonissi nel mar Egeo a circa 15 chilometri dalle coste turche. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti una decina di persone sarebbero dispersi e dei 50 passeggeri a bordo solo 26 si sono salvati.

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Monsignor Perego, direttore della Migrantes

Tra queste vittime innocenti in fuga da guerre e carestia 5 erano bambini. Sono più di 700 i minori morti nelle acque del Mediterraneo dall’inizio di quest’anno.

A denunciarlo è il direttore della fondazione Migrantes Mons. Gian Carlo Perego che punta il dito contro l’ Europa, rea di non aver attuato le dovute politiche in materia migranti. Se nel 2014 i morti erano 1600 nel corso del 2015 si sono raddoppiati e arrivati a oltre 3200.

Queste le parole di Monsignor Perego: L’Europa non ha difficoltà a trovare le risorse per bombardare, ma non trova risorse per salvare vittime innocenti. L’operazione europea Triton non ha saputo rafforzare il salvataggio in mare delle vite umane rispetto all’operazione italiana Mare Nostrum: una vergogna che pesa sulla coscienza europea. L’Europa sembra ora a fronte della minaccia terroristica, giustificare i muri e la chiusura delle frontiere, oltre che il disimpegno nel creare canali umanitari che avrebbero potuto, oltre che salvare vite umane, combattere il traffico degli esseri umani, una delle risorse del terrorismo.”

La denuncia del direttore della Migrantes riguarda anche l’accoglienza dei migranti in Italia: Anziché in centri di accoglienza aperti sembra affidarsi ancora una volta a centri chiusi, gli ‘hotspots’, come dimostra il Centro di accoglienza di Lampedusa: più di 20.000 persone arrivate al porto e trasferite nel Centro, chiuso ad ogni ingresso e uscita. La paura insieme alla convenienza sembra far ritornare indietro di anni il cammino di protezione internazionale costruito in Europa.”

A detta di Perego per far fronte al problema bisognerebbe attuare un’accoglienza diffusa, costruita insieme, senza conflittualità. Un’accoglienza intelligente che aiuta anche a conoscere volti e storie di sofferenza e a costruire, in questo tempo di Avvento, percorsi e progetti di cooperazione internazionale come predicato da Papa Francesco il 6 settembre scorso.” Prima che la situazione diventi drastica, urge un impegno concreto.

Vincenzo Nicoletti

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