Isis, il business dei documenti falsi

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Nel luogo dell’attentato allo Stade de France l’Interpol ha trovato un passaporto siriano probabilmente falso riconducibile al 25enne Ahmad Almohammad, richiedente asilo sbarcato il 3 ottobre 2015 in Grecia tra le migliaia di profughi. Il documento è stato registrato alle frontiere dei Paesi europei attraversati fino all’ingresso dell’uomo in Austria lo scorso 8 ottobre e poi fino al 13 novembre passato inosservato prima di essere scoperto accanto a uno dei kamikaze della strage di Parigi.

La scientifica che analizzato il DNA dell’attentatore ha potuto affermare con certezza che né la foto né i dati presenti sul passaporto coincidevano. Si tratta,insomma, di uno dei tanti documenti falsi in circolazione in Europa. Il fenomeno è molto diffuso, ma di difficile gestione a causa della forte ondata di migranti dell’ultimo periodo.

Il giornalista Nick Fagge esibisce i documenti falsi acquistati al mercato nero siriano.

Di recente il giornalista del Mail Online Nick Fagge ha dichiarato di aver acquistato un passaporto al mercato nero nel Nord della Siria appartenente a un uomo morto ad Aleppo. Un falsario per soli 2000 dollari ha aggiunto una sua foto e utilizzato i dati anagrafici già presenti sul documento. Il contraffattore ha raccontato che i documenti vengono utilizzati dai fanatici dell’Isis per passare inosservati il confine europeo, nascosti tra migliaia di rifugiati in fuga.

Alcuni documenti falsi, quindi, possono essere facilmente acquistati in Siria nel territorio del Califfato, mentre altri vengono stampati in Europa. Molti dei coinvolti, una volta smascherati, hanno ammesso di aver comprato ad Atene passaporti rubati con timbri e foto contraffatte per una cifra che si aggira tra i 1500 e i 5000 euro. In Bulgaria la mafia ne conia di nuovi per poche centinaia di euro e anche in Turchia, ad Ankara e Istanbul sono attive delle centrali per la falsificazione e confezionamento di documenti taroccati.

I metodi e i luoghi di contraffazione sono svariati e da una prima analisi alla frontiera risulta difficile fermare nell’immediato i possessori. Chiudere le frontiere, come proposto da alcuni paesi europei, bloccherebbe l’accesso a molti profughi che scappano da guerre, terrorismo e povertà. Come fare allora per eliminare il problema? Attualmente è in corso una collaborazione tra i servizi segreti europei e turchi. Basterà?

Vincenzo Nicoletti

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