Università, cambio di gestione per le borse di studio?

0
49
Università, cambio di gestione per le borse di studio?
Università, cambio di gestione per le borse di studio?

La drammatica situazione dell’università italiana e degli atenei del Mezzogiorno torna in primo piano.

In triste concomitanza con il clamoroso crollo di un’ala della facoltà di Veterinaria dell’Università Federico II, il quotidiano “Il Mattino” ha pubblicato un’intervista al Ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca Giannini, in cui sono stati affrontati numerosi temi caldi, dalla qualità degli atenei italiani e soprattutto meridionali, che scende ormai senza sosta, alla grave insufficienza delle borse di studio per studenti in condizioni di disagio economico.

Se la prima questione investe le risapute, oggettive e ormai croniche carenze strutturali del sistema di istruzione superiore italiano (e meridionale in particolare), l’argomento della scarsa fruibilità delle borse di studio si è proposto con forza, sotto più aspetti, durante un “autunno caldo” che ha visto il moltiplicarsi di iniziative non solo studentesche, intente ad ottenere dal governo un cambio di rotta sulle modalità di assegnazione dei sussidi e sui criteri di riparto.

È noto, infatti, che i nuovi criteri ISEE hanno alzato la soglia minima di reddito idonea a consentire l’accesso alle borse. La misura è finita sotto accusa per più motivi. Innanzitutto, pone in discussione l’accesso al diritto allo studio, al Nord come al Sud. In secondo luogo, procura un danno al sistema universitario e al Paese nel suo complesso: infatti, così si riduce ulteriormente il numero dei laureati, da quest’anno il più basso tra i Paesi OCSE, ma soprattutto si incentiva l’abbandono dei corsi da parte dei vecchi beneficiari che non percepiranno più la borsa cui finora hanno avuto diritto.

Al di là della questione ISEE, il problema della fruibilità delle borse di studio sembra attenere comunque maggiormente al Sud. Oltre al già ridotto numero dei potenziali beneficiari in un periodo di crisi economica ancora profonda, infatti, secondo recenti statistiche riportate dal “Mattino”, in Calabria e in Sicilia la metà degli studenti in condizioni di disagio economico non riesce ad accedere ad alcun sussidio, pur risultando idoneo: ciò, sembra, a causa dell’esiguità, ma anche della discutibile gestione delle risorse, da parte delle Regioni.

Per correggere il problema, afferma il ministro Giannini, la legge di stabilità stanzierà 212 milioni per questo capitolo di spesa; un valore molto lontano dai 300 di reale fabbisogno, per stessa ammissione del ministro.

La proposta concreta del governo, in grado di offrire soluzioni a lungo termine, però, è un’altra: il trasferimento delle competenze sulle borse di studio dalle Regioni direttamente in capo agli atenei, in modo che questi possano gestire in prima persona i fondi attinenti.

Così, si svincolerebbero le risorse per le borse dai disastrati bilanci regionali, coinvolgendo invece le singole Università, probabilmente in grado di gestire con maggiore efficienza il proprio peculiare bacino di utenza.

Il problema delle borse di studio prescinde comunque da altri temi delicati affrontati nell’intervista, come il taglio delle risorse destinate agli atenei, soprattutto del Sud, cosa che secondo alcuni costituirebbe un altro sintomo di una più ampia “questione meridionale” dell’università italiana. La diminuzione dei fondi complessivi, su cui ha lanciato qualche mese fa l’allarme anche la CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, sarebbe dovuto ai problemi purtroppo strutturali, cui si accennava all’inizio, del sistema universitario, che però al Sud sembrano acutizzarsi: l’alto numero di fuori corso, la bassa qualità della ricerca (secondo il “Sole 24 ore” la “Federico II” e la “Seconda Università” di Napoli sono agli ultimi posti, tra gli atenei italiani, in questa speciale classifica) e le difficoltà a livello di organico. Almeno queste ultime dovrebbero andare ad attenuarsi, secondo la Giannini, con le recenti misure in materia di sblocco del turn over per i ricercatori e l’assunzione di 500 nuovi professori.

“Complessivamente, siamo contrari alla proposta del Ministro – dichiara a Libero Pensiero News il coordinatore UDU Napoli, Antonio Cipolletta – in quanto lo spostamento delle competenze allontana dalla base studentesca e dalla possibilità di controllo delle rappresentanze l’effettiva azione del DSU. Inoltre, questa proposta è ancor più dannosa poiché comporta un assurdo aumento della burocrazia amministrativa sulle questioni universitarie”.

Ludovico Maremonti

NESSUN COMMENTO