Banche in crisi: perché l’Europa ha ragione

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In questi giorni si sente un gran parlare delle quattro banche salvate grazie ad un decreto legge (clicca qui per saperne di più) che ha evitato il fallimento di: CariChieti, CariFerrara, Banca popolare dell’Etruria, Banca Marche.

Premessa: visto che, salvo rare eccezioni, gli Italiani si riscoprono grandi economisti con una pletora di soluzioni, tutte semplici ovviamente altrimenti sai che noia, suggeriamo ai sapientoni di dare un’occhiata a Wikipedia (cliccando qui) per notare quanto il mondo obbligazionario sia complesso, rendendo quasi impossibili le soluzioni semplici sparate da politici e consiglieri economici sui media.

Questo Governo, però, non vuol sentire i “soluzionisti”, stranamente non a colpi di twitter o in un talk-show, come Matteo Salvini che aveva criticato la politica dell’Esecutivo a suon di “Schiavi delle banche” sulla falsariga di m5s. Nel frattempo, effettivamente, Renzi e Padoan non avevano fatto proprio niente (ma proprio “zero di zero”) se non provare a salvare le quattro banche garantendo 400 dei 3.600 milioni prestati da SanPaolo, Unicredit e Ubi attraverso Cassa Depositi e Prestiti. Gli istituti bancari sull’orlo del baratro contano 6.000 dipendenti (giusto due o tre, dunque) ed un indotto occupazionale di altri 1.000 lavoratori, stando ai dati governativi. Vi chiederete perché si citano dati governativi, che possono essere faziosi? La risposta è semplice: al posto di contestare queste statistiche, che non attraggono voti e quindi non sono interessanti, i partiti di opposizione hanno seguito una linea ben precisa, quella della coerenza. Hanno urlato in qualche talk-show a caso “Schiavi delle banche” al Governo, reo di averle salvate, e poi hanno detto che bisogna rimborsare obbligazionisti ed azionisti quando quegli istituti bancari avevano titoli che erano carta straccia. Una linea politica di una coerenza da disarmare anche Lord Sidious. Queste banche andavano salvate oppure no? Non si sa, ma nel frattempo abbiamo inaugurato una bottega e “vendiamo populismo e soluzioni anti-sistema random tanto al chilo”.

Credevate che davvero non vi fosse un post di Salvini in merito? Vi sbagliavate. “Impossibile resistere”, vi risponderebbe, quindi eccolo:

Pensionato suicida a Civitavecchia perché, per colpa di Banca Etruria e di un governo assente, aveva perso i risparmi di…

Posted by Matteo Salvini on Mercoledì 9 dicembre 2015

Qualora queste soluzioni non vi sembrino ancora un buon motivo per ridere, sappiate che l’11 dicembre era presente a “Lineanotte” Armando Siri. Il conduttore Mannoni fa capire subito di quale grande mente economica parliamo, presentandolo così “Abbiamo nostro ospite il consigliere economico di “Noi con Salvini”. Molti non lo sanno, ma è lui l’ideatore della flat tax”. Presentare in Italia un personaggio che ha partorito un sistema di tassazione con l’aliquota unica al 15% per tutti mentre l’articolo 53 della nostra Costituzione prevede la progressività delle imposte in attuazione dei non modificabili articoli 2 e 3 e secondo la logica “Chi ha di più deve dare di più”, basterebbe a far svenire sulla sedia dalle matte risate. Aggiungere che l’articolo sulla progressività è nella prima parte della Carta Costituzionale (artt. 1-54) e che, quindi, emeriti Costituzionalisti discutano da anni sulla sua modificabilità o meno, fa capire che questo signore si piazza di diritto fra Chaplin e Groucho Marx, ma siamo in Italia, siamo pittoreschi e prestiamo voce ed orecchio a personaggetti simili, come li definirebbe Crozza-De Luca. Provando a superare lo choc della presentazione e a non essere pregiudizievoli, si sente Siri dire “Il Governo sta provando a varare un fondo umanitario non tenendo conto dei tanti risparmiatori che avevano comprato le azioni delle banche, pensando solo agli obbligazionisti, e questo non è..”. Probabilmente avrebbe voluto aggiungere “giusto”, ma Mannoni lo stoppa (eccezione visto il suo stile di conduzione sobrio) e ribatte sicuro:

“Non possiamo definire gli azionisti risparmiatori, però, altrimenti facciamo disinformazione. Io, personalmente, sono risparmiatore ma ho tutto su un conto corrente e non ho mai investito niente come milioni di Italiani. La parola investimento porta con sé la parola rischio”. 

È molto complicato non sostenere la posizione del conduttore visto che i pensionati hanno investito (i-n-v-e-s-t-i-t-o) in azioni il cui appellativo per esteso è “azioni di partecipazione al capitale di rischio”. Qual è il rischio? Che, diventato praticamente socio della banca, le cose non vadano bene, si fallisca, i titoli perdano valore e non si riceverà alcun guadagno. Conoscete un’azienda che, dopo il fallimento, divide i ricavi? In Italia la stiamo pensando; dateci solo un paia di settimane di tempo. Le obbligazioni subordinate, invece, sono così chiamate perché, guarda la combinazione, il loro pagamento è subordinato (per Siri: dal latino “sub” significa “sotto”) al pagamento dei correntisti e di tutti gli altri creditori.

Dai dati Eurostat, come sottolineato da Renzi, emerge che la Germania ha sborsato 250 miliardi per salvare le proprie banche e la Spagna 60 quando le leggi europee lo consentivano, mentre l’Italia solo 4 per il salvabanche all’epoca di Monte Paschi (2012), che sono stati interamente restituiti oramai e che ricevettero come titolo l’evergreen “Governo Monti schiavo delle banche” nei giorni successivi, non tenendo conto di tutti coloro che avrebbero rischiato la stessa situazione di oggi. Attualmente, però, quasi ce la prendiamo col Governo per non aver messo più soldi nelle banche quando poteva: siamo un popolo davvero adorabile.

Altri spunti interessanti sono arrivati dallo scontro a suon di comunicati stampa Bankitalia-Commissione Europea. Le frasi del Commissario Hill e della Commissione significavano più o meno questo: la Banca d’Italia non ha controllato i contratti spazzatura di quegli istituti bancari che, dopo mesi, hanno avvisato nella nota informativa del rischio maggiore corso dai risparmiatori, e voi vorreste scaricare tutte le colpe su di noi? Non alimentate sentimenti anti-europeisti a causa della vostra incapacità nei controlli. 

Pochi hanno, però, precisato che il decreto salvabanche è in linea coi parametri europei sugli aiuti di Stato.

Sui risparmiatori, le domande da porsi sono tre:

  1. È corretto restituire gli investimenti a chi ha messo i propri soldi nel capitale di una banca o in obbligazioni subordinate?
  2. È corretto restituire i propri denari a queste persone, creando un precedente per altri futuri fallimenti di istituti bancari?
  3. È corretto restituire il capitale investito a chi non ha ricevuto una nota informativa rispondente al vero?

Domande retoriche. Il Governo, tramite il Ministro Boschi, ha precisato “Valuteremo caso per caso” e sta varando un emendamento in stabilità che consente alla Co.n.so.b di essere giudice sui rimborsi, ricevendo il placet di Bruxelles, ma c’è un piccolo problema che non tutti sottolineano: la Commissione non è a pieno organico  poiché mancano due membri effettivi e rischia di andare in affanno, ritardando le procedure di rimborso.

Intanto proprio Maria Elena Boschi ha aggiunto un po’ di sale, qualora non ve ne fosse abbastanza, alla vicenda perché non ha partecipato al CdM che ha varato il decreto per il salvataggio delle quattro banche al fine di evitare accuse di conflitto di interessi.

Il papà, infatti, è ex vicepresidente di Banca Etruria e lei ha dichiarato “Mio padre è stato vicepresidente per 8 mesi fino a quando il governo ha commissariato la banca: il governo non fa favoritismi o leggi personali”.

Roberto Saviano la pensa diversamente in questo post:

Perché quando si discute del governo Renzi – o del ministro Boschi che di questo governo sembra essere il volto…

Posted by Roberto Saviano on Venerdì 11 dicembre 2015

Se tutto ciò fosse successo dal 1 gennaio 2016, inoltre, queste congetture non sarebbero state possibili in quanto sarebbe in vigore il “bail-in” (salvataggio interno) in tutta Europa e l’ordine di prelievo per il salvataggio sarebbe questo:

  1. azionisti della banca in crisi;
  2. detentori di obbligazioni subordinate;
  3. creditori chirografari (quelli privi di garanzie);
  4. le persone fisiche e le piccole e medie imprese titolari di conti correnti in quella banca per un importo superiore a 100.000 euro;
  5. il Fondo interbancario di garanzia dei depositi, che contribuisce al bail-in al posto dei depositanti al di sotto dei 100mila euro, protetti dallo stesso Fondo.

Cambierebbe poco in quanto le frodi sarebbero punite proprio come avviene oggi, ma non sarebbe più applicabile il “modello salvabanche”: trovare, però, come spiegarlo a quelli che “vendiamo populismo e soluzioni anti-sistema random tanto al chilo” è oscuro a tutti tranne che a Dio, direbbe Socrate.

Ferdinando Paciolla

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