Liberté, Egalité, Fascistité

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Europa: Liberté, Egalité, Fascistité
Europa: Liberté, Egalité, Fascistité

C’è una storiella che voglio raccontarvi.

Su una spiaggia lunga 1 kilometro ci sono due gelatai col loro carretto: il primo si trova a 250 metri di distanza dall’inizio, il secondo a 250 metri dalla fine. In questo modo, entrambi i gelatai si dividono una porzione uguale di spiaggia e di clienti, lavorando con equità.

Un bel giorno, tuttavia, uno dei gelatai si accorge che, se si sposta di 50 metri verso il centro, riesce a coprire una porzione di spiaggia maggiore rispetto all’altro, acquistando così più clienti ed aumentando i suoi profitti.

L’altro gelataio, che non è stupido, se ne accorge e per ripicca si sposta di ben 100 metri verso il centro, ribaltando la situazione a suo vantaggio. E il giochino va avanti così fino a che, ben presto, entrambi i gelatai si ritrovano nello stesso punto della spiaggia, esattamente al centro; sicché i turisti più lontani, stufi dal dover compiere un tragitto così lungo per comprare un misero gelato, ci rinunciano, lasciando entrambi i gelatai con meno clienti di prima.


Cari lettori, sebbene siamo fuori stagione, la metafora dei gelatai è quanto di più simile al mondo della politica io conosca: me la raccontò un’amica molti anni fa, e da allora io la racconto agli altri per spiegare cosa accade quando ci ritroviamo in scenari come quello attuale, in Italia ed in Europa.

BrainchOggi la Francia della Rivoluzione e dell’Illuminismo è chiamata ai ballottaggi per le elezioni regionali, e le urne, quale che sia il risultato, non potranno che confermare una tendenza netta, un mutamento di scenario, una variazione di asse o come la si voglia definire. L’Europa dei popoli, quella dei padri fondatori del 1970, della collettività, della solidarietà e tutti i propositi melensi del genere, sta precipitando verso una cupa cortina di nazionalismi e sociofobie.

Un “rigurgito fascista” che non si palesa di certo con la consacrazione elettorale di Marine Le Pen. Non lo scopriamo oggi, insomma, o almeno voglio sperare non sia così, perché altrimenti vorrebbe dire che di geopolitica finora qui nessuno c’ha capito niente.

Ma la colpa non è certo della crisi economica, degli immigrati o dell’ISIS: la paura, di sicuro, ha un suo profilo demoscopico che sappiamo essere molto rilevante; ma non può esaurirsi qui. Perché se l’Europa dell’integrazione e delle frontiere aperte è divenuta tale solo quando si è trattato di aprire le porte al capitalismo, ai patti suicidi di commercio come il TTIP, alla competizione al ribasso su salari e diritti, quando si parla di esseri umani ecco improvvisamente acuirsi la grettezza e la rigidità di pensiero che conducono al nazionalismo, alle barriere, alla violenza.

Lo testimoniano l’Ungheria di Orban, l’Ucraina piagata dal conflitto di Crimea, la Turchia di Erdogan, la popolarità di partiti e movimenti di chiara ispirazione fascista che via via conquistano settori più ampi della società civile in Grecia, Germania, Italia, Francia e altrove, proponendo un rassicurante modello fatto di autarchia, caccia allo straniero e autoritarismo.

La colpa non è loro, dicevo, ma di una politica sempre più appiattita dal timore di vedere eroso il proprio consenso che, come in una profezia che si autoavvera, condanna se stessa al progressivo sgretolamento. Socialisti e popolari, in questo caso, sono i “gelatai” che, pur di non sparire dalla spiaggia, hanno fatto cartello comune proponendo a tutti le stesse politiche improvvisate e raffazzonate. Fino a che i turisti non hanno iniziato a preferire la frittata di maccheroni dell’ambulante che li seguiva fin sotto l’ombrellone.

liberte__egalite__fraternite__by_annavalerevna-d4yj6giAnalisi troppo semplicistica? Può darsi, ma non mi pare che opinionisti e tecnici di professione abbiano saputo dare risposte più profonde, fino ad ora. Più comodo addossare le colpe agli immigrati, ripetere fino alla litania la solita manfrina dell’emergenza, della necessità, evocando spettri che non solo non fanno più alcuna paura, ma che anzi in molti cominciano quasi a desiderare. Il premier francese Valls è arrivato a profilare lo scenario di una guerra civile, in caso di trionfo del Front National di Marine Le Pen. Come se ci fosse una pace da difendere, un rifugio da preservare.

Non stupiamoci, dunque, se il popolo italiano ed europeo, in preda ad una crisi di rigetto, si conforta con l’astensionismo o il voto alla destra nazionalista, mentre la sinistra si disperde in mille rivoli di litigi e antagonismi e, al centro, i gelati cominciano a restare invenduti.

Finché di quell’antico adagio che recitava “Liberté, Egalité, Fraternité” non resteranno che le immagini sui libri di storia; posto che non arrivi la censura a cancellare pure quelle.
Buona domenica, lettori cari.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli

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