Glifosato, cosa ne sappiamo davvero?

0
111

L’erbicida Glifosato (N-fosfonometilglicina), sin dalla sua comparsa sul mercato, ha avuto tutte le carte in regola per posizionarsi al centro di una lunga e apparentemente infinita discussione sulla sua presunta tossicità e, seguendo gli ultimi sviluppi, cancerogenicità.

Partiamo da un presupposto, quello che tutte le sostanze utilizzate dall’uomo, in questo caso in agricoltura, ed immesse nell’ecosistema sono dannose, presentano tempi lunghissimi per essere neutralizzate dall’ambiente stesso e, cosa molto importante, spesso sono state ritirate dal commercio per la loro dannosità, accertata con nuovi studi e metodologie, sicuramente migliori e adeguate di quelle che ne hanno dato l’autorizzazione alla vendita. Per una questione temporale e di evoluzione della scienza stessa e della tecnologia.

Vale per i fitofarmaci, per i concimi e per tante altre cose compresi gli erbicidi, Glifosato in primis, anche perché leader ormai del mercato. Fu commercializzato ed utilizzato sin dagli anni ’70 e dal 2001 può essere liberamente venduto perché il brevetto, detenuto nientemeno che da Monsanto, è scaduto. Monsanto che continua tutt’oggi a commercializzare il prodotto col nome di Roundup.monsanto-roundup

Il Glifosato è un erbicida totale, ovvero un composto non selettivo fitotossico per tutte le piante. Ha una forte azione chelante, rendendo indisponibili alla pianta i nutrimenti, agisce in tempi molto rapidi e la sua versatilità ha permesso che il prodotto si imponesse nelle situazioni più diversificate.

Ad oggi il Glifosato è di largo uso in varie tipi di colture arboree e non, permettendo di risparmiare notevolmente tempo e denaro nel trattamento e nella rimozione meccanica delle specie infestanti. Il suo utilizzo è tuttavia esteso da tempo nell’ambito della manutenzione di parchi e giardini, ove chiaramente la legge lo consenta.

Va sottolineato inoltre, e la questione è molto importante e meritevole di approfondimento, che parallelamente al Glifosato si stanno sviluppando linee di semi OGM ad esso resistenti, con lo scopo di rendere compatibili al massimo trattamenti e colture.

Cancerogenicità (presunta)

Ma come stanno le cose? Cosa c’è di reale nelle ultime pubblicazioni che riguardano il Glifosato? La verità è abbastanza recente e corrisponde alla pubblicazione da parte della IARC (l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), di uno studio che inserisce il Glifosato nella categoria 2A. La categoria, per intenderci, che racchiude le sostanze “probabilmente cancerogene” e che così recita nel protocollo ufficiale emanato dall’ente: “probabile cancerogeno per l’uomo, sulla base di evidenza limitata nell’uomo ed evidenza sufficiente negli animali da esperimento.”

Per ammissione della stessa IARC, lo studio presenta evidenze rilevanti nei test in vitro e su animali, mentre le stesse sarebbero “limitate” in quelli sull’uomo. Di qui i piedi di piombo dell’agenzia nella pubblicazione e nella diffusione del documento, che va preso come un importante punto di partenza dal quale approfondire, ma non certo come la scintilla che scatena panico e disinformazione, che tra le altre cose rischierebbe di favorire la diffusione di altre sostanze, magari meno conosciute, ma dall’altrettanta, presunta, pericolosità.

Chiaro, non potrebbe essere altrimenti, che le case produttrici hanno immediatamente criticato la pubblicazione, sfornando nell’immediato studi paralleli, molti dei quali autofinanziati, a dimostrare il contrario, sostenendo la sicurezza dei prodotti a base di Glifosato.

E’ difficile, anzi impossibile, in casi come questi trarre delle conclusioni, in una direzione o nell’altra. L’analisi di sostanze impiegate nei più disparati settori richiede tempo e tecnologia e spesso non mostra effetti definitivi se non in casi particolari.

Quello che si può fare, anche qui come in tanti altri casi, è evitare, con la legislazione in primis, l’abuso o l’uso indiscriminato delle sostanze chimiche, assicurandosi che il loro impiego rispecchi quanto stabilito (per legge e in seguito ad analisi accurate) dai produttori, evitando che si travalichi il range di utilizzo per scopi più o meno sensati.

Nessuno sa al momento se anche il Glifosato un giorno verrà ritirato dal mercato o sostituito (probabile) con un composto migliore e meno impattivo. Nell’ambito dell’agricoltura però, non certo in quello mediatico e della diatriba collettiva e spesso poco sensata.

http://www.wired.it/scienza/medicina/2015/03/24/diserbante-glifosato-potrebbe-causare-cancro/

http://www.thelancet.com/pdfs/journals/lanonc/PIIS1470-2045(15)70134-8.pdf

Mauro Presciutti

NESSUN COMMENTO