Davide vs Golia: Alessandria e Spezia miracoli italiani

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Alessandria
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Davide contro Golia. Una sfida biblica, che costantemente è stata la metafora e l’allegoria di molte opere letterarie. Il più debole che vince col più forte sorprendendo tutti è forse il racconto più bello di ogni duello, specie se sportivo. Davide contro Golia, una leggenda divenuta realtà in questi ottavi di finale di TIM Cup. I bruchi, usciti dal bozzolo della provincia, all’Olimpico contro la Roma e al Ferraris contro il Genoa sono divenuti delle maestose farfalle. Questa è l’incredibile storia di due squadre: Spezia e Alessandria.

SPEZIA – La formazione ligure vince ai calci di rigore contro una Roma sciagurata. Lo Spezia, dopo aver rischiato addirittura di passare in vantaggio al 25’ del primo tempo, gioca una partita a viso aperto contro i titani giallorossi. La squadra, che milita nel campionato di serie B, allenata da Mimmo Di Carlo da poco più di venti giorni, mette in scena un calcio divertente, fatto di ripartenze che creano non pochi grattacapi alla porta difesa da De Sanctis. Nenè è l’uomo ovunque di questo match. Colui che si sacrifica, il giocatore che la palla la riprende nella propria tre quarti. L’attaccante che in una partita così importante non sbaglia il secondo rigore su 4 realizzati dallo Spezia. Nenè ci mette il cuore, i tifosi spezzini la voce e lo Spezia, aiutato dai penalty sbagliati di Pjanic prima e Dzeko poi, vola ai quarti di finale.

ALESSANDRIA – Erano trentuno anni che una formazione di Lega Pro (Serie C1) non arrivava ai quarti di finale di Coppa Italia. L’ultima fu il Bari. L’Alessandria di Gregucci è una formazione incredibilmente bella. Le vittorie fuori casa con Palermo prima e Genoa poi, e il primo posto in Lega Pro, sono i frutti di un gioco fatto di pressing, difesa alta, fraseggi veloci e squadra compatta. I grigi insomma mettono in mostra un calcio sfavillante misto all’ambizione e alla temperanza, proprie delle grandi squadre e che addirittura gli “costano” la standing ovation del pubblico ligure a fine gara.

SORPRESA ITALIANA, NORMALITÀ ESTERA – Quella di Alessandria e Spezia è la riscossa della provincia e delle categorie inferiori alla Serie A. Alessandria e Spezia sono schiaffi in faccia a chi vorrebbe un calcio fatto i diritti tv e soldi, non di passione ed amore per lo sport. È un fenomeno questo della “provincia ribelle” che risulta strano in Italia, ma costante all’estero. Come dimenticare Mirandes-Espanyol del 2011 che terminò 2-1 per la prima, squadra allora militante nella terza categoria spagnola? O Barsnley-Chelsea (1-0) del 2007, un match che resta ancora nella memoria di ogni amante dello sport. La formazione di casa si qualificò giocando col cuore, dopo aver passato il turno precedente ad Anfield contro il Liverpool. Nitido il ricordo della vittoria dell’Alcorcón, giunta per 4 a 0, contro il Real Madrid di Pellegrini. Sorpresa italiana, consuetudine estera, insomma. Alessandria e Spezia ai quarti in barba ad un sistema come quello odierno della TIM Cup che punta a favorire le squadre con un maggior numero di partecipazioni al torneo. Potendo giocare in casa, a causa del grandissimo numero di partecipazioni alla competizioni, partite ad eliminazione dirette le teste di serie risultano particolarmente favorite nei confronti delle altre partecipanti. Alessandra e Spezia sono le eccezioni di questo sistema. Sono le vincitrici morali di questa edizione della Coppa Italia nell’attesa che il campo (sul quale saranno sempre ospiti) dica la sua. Davide contro Golia, con un Golia che in Italia troppe volte è aiutato anche da Dio.

Fonte immagine in evidenza: www.gazzetta.it

Giovanni Ruoppo

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