Canto di Natale: Scrooge, un uomo contemporaneo

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Canto di Natale
A Christmas Carol

Canto di Natale” (titolo originale:“A Christmas Carol”) di Charles Dickens usciva il 19 Dicembre 1843, un romanzo fiabesco dal gusto gotico, che ben presto sarebbe diventato “IL” romanzo di Natale.

Sono passati più di cento anni dalla famosa notte in cui i tre fantasmi del presente, del passato e del futuro, fecero visita al vecchio, avaro e apatico Ebenezer Scrooge, eppure “Canto di Natale” è stato riadattato, rivisitato o anche semplicemente riproposto dal cinema al teatro, passando dalle recite scolastiche, fino alle pellicole d’animazione.

Dickens non ha solo raccontato il Natale, vi è entrato nel profondo, nello spirito, tanto da elaborare un’opera senza tempo, sempre attuale, dall’ottocento ad oggi, che ha ispirato grandi simboli come l’intramontabile Zio Paperone, firmato Walt Disney, chiamato proprio Uncle Scrooge o Scrooge Mc Duck. La stessa casa di produzione ha realizzato il cortometraggio “Canto di Natale di Topolino”, sempre sulle orme di quest’opera, che ritroviamo anche nello speciale natalizio delle serie animata “Anche i cani vanno in Paradiso”, quando il cattivo Carface si trova alle prese con i tre spiriti del tempo, incarnati da Itchy, Shasha e Charlie. La Warner Bros non è stata da meno portando sullo schermo “Canto di Natale- il film natalizio dei Looney Tunes”.

Ma questa storia non piace solo ai più piccoli, lo dimostra la grande quantità di pellicole ispirate al romanzo inglese, che hanno visto attori importanti vestire i panni dell’insensibile e avaro zio come Taylor Holmes, Patrick Stewart, Kelsey Grammer e Buddy Hackett, che nel 1988 interpretò Scrooge rileggendolo in chiave moderna, guidato dal regista Bill Murray. Nel 2009 è stato il poliedrico Jim Carrey a dare il volto al protagonista della storia e ai tre fantasmi, nel film in 3D “A Christmas Carol”, di Robert Zemeckis.

Canto
Jim Carrey in “A Christmas Carol”

Gli adattamenti cinematografici hanno avuto un successo notevole, ma è a teatro che “Canto di Natale” trova la sua massima espressione, mettendo in scena una delle critiche più aspre mosse alla società ottocentesca, descritta da Dickens, che tuttavia sembra il triste specchio del mondo di oggi. Forse è per questo che sentiamo quest’opera così vicina a noi, così reale, contemporanea, nonostante siano passati ben 172 anni. Ebenezer Scrooge salirà sui palchi teatrali di tutt’Italia, dal Polo Culturale Lombroso 16 di Torino, al Teatro Petrella di Longiano (Forlì-Cesena), passando per Bergamo, Lecco, Latina,Orvieto e tutte le maggiori città italiane. A Napoli sarà in scena presso “Il pozzo e il pendolo”con Paolo Cresta e Carlo Lomanto, mentre a Salerno il teatro va nelle Grotte di Pertosa-Auletta con “Sogni d’oro, Mr. Scrooge!”.

Vi è dunque una quantità indefinita di riferimenti a “Canto di Natale” in ogni campo della cultura, ma perché il vecchio e acido Ebenezer Scrooge piace oggi come allora? Sicuramente l’uomo moderno si rivede in quell’attaccamento morboso ai beni, al denaro, in quelle priorità terrene che esulano dai sentimenti e dalle emozioni. Non c’è tempo per l’amore, l’amicizia, la famiglia e tutti quei valori che riempiono l’anima, ma si sente il bisogno di accumulare ricchezze e l’annesso potere che ne deriva, come in una corsa contro la vita stessa. Dickens ha voluto insegnarci che è possibile cambiare anche al culmine della propria vita, è possibile iniziare a vivere davvero , anche quando tutto sembra concluso. Scrooge affascina perché dà alla società contemporanea una speranza, la speranza di potersi liberare dalle catene dell’egoismo, dell’aridità per modificare radicalmente il proprio atteggiamento e di conseguenza l’ambiente circostante. I tre spiriti del passato, del presente e del futuro non sono altro che l’essenza della vita stessa, insita in ognuno di noi, ed è soltanto l’uomo a decidere quando incontrarli e farli apparire, magari proprio nella notte di Natale.

Alessia Centi Pizzutilli

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