20D, ELEZIONI SPAGNA: TERREMOTO POLITICO, LA SPAGNA È CAMBIATA

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Terminiamo la maratona di aggiornamenti per questa tornata elettorale entusiasmante che ha visto un terremoto politico che ha segnato la fine del bipolarismo. In uno scenario complicato in cui la formazione del governo sarà delicata, starà ai partiti trovare i compromessi per poter arrivare all’investitura di un presidente. I cittadini hanno comunque deciso che è finita l’epoca delle maggioranze assolute e ne inizia una nuova all’insegna dei patti e dei confronti.


 

00.10 – Scrutinio quasi completato, avanzamento 99,8%: PP 28,7% (123 seggi), PSOE 22% (90 seggi), Podemos 20,6% (69 seggi), Ciudadanos 13,9% (40 seggi).

00.07 – “Yo soy español español” stessi cori nelle sedi di PP e Ciudadanos.

00.04 – Parla il presidente uscente Mariano Rajoy: “Siamo la prima forza politica della Spagna”, ringrazia gli elettori e ignora il crollo di quasi quattro milioni di voti.

23.57 – Autocelebrazione di Albert Rivera, discorso in conferenza stampa come se avesse vinto.

23.45 – Pedro Sánchez (PSOE) riconosce la sconfitta e apre a una legislatura di cambiamento e fa i complimenti al PP nonostante sottolinea che “gli spagnoli vogliono il cambiamento di sinistra”.

23.36 – “Per la prima volta gli spagnoli andranno a dormire senza sapere chi sarà il presidente del governo”, cosa a cui in Italia siamo abituati.

23.30 Alberto Garzón (Izquierda Unida): “Si apre una nuova pagina della politica parlamentare spagnola”. L’addio alle maggioranze assolute e l’inizio di nuovi dialoghi.

23.13 – In Catalogna flessione dell’indipendentismo di Mas, crescita per gli indipendentisti repubblicani di sinistra.

23.10 – Il PSOE riconquista un seggio a Granada ai danni del PP. PSOE+Podemos pareggio con PP+Ciudadanos, 161 seggi ognuno.

23.07 – Iglesias rivendica un mandato come forza del cambiamento in grado di garantire la convivenza in una realtà plurinazionale.

23.03 – Sorrisi in sede Podemos, qualche timida bandiera appare in Calle Genova alla sede dei popolari.

22.52 – Guadalajara e Granada due province in cui ci sono seggi in bilico: PSOE e Podemos a una manciata di voti da prendere il seggio rispettivamente di PP e Ciudadanos.

22.41 – Affluenza finale supera il 73% degli aventi diritto. Oltre quattro punti percentuali in più del 2011.

22.39 – Scrutinio all’89%: PP 122, PSOE 91, Podemos 69, Ciudadanos 40, IU 2.

22.31 – Il bipolarismo crolla di 22 punti percentuali, toccando il 50% dei voti totali.

22.25 – Scrutinio all’84%: PP 122, PSOE 93, Podemos 69, Ciudadanos 38, IU 2.

22.20 – Nuovo avanzamento negli scrutini: pareggio PP+Ciudadanos vs. PSOE+Podemos.

22.13 – Elezioni all’italiana, nessuno assume la sconfitta. Ma la situazione di governabilità è a rischio.

22.11 – 77% delle schede scrutinate: PP 123, PSOE 93, Podemos 68, Ciudadanos 37, IU 2.

22.08 – In caso di astensione di alcuni gruppi parlamentari, sarebbe possibile un governo senza maggioranza assoluta.

21.59 – Scrutinio al 65%: PP 124, PSOE 93, Podemos 68, Ciudadanos 36, IU 2. La sinistra a 163, PP+Ciudadanos 160.

21.43 – La legge elettorale continua a favorire il primo partito soprattutto nelle piccole province.

21.40 – Avanza lo scrutinio al 45%: PP 123, PSOE 97, Podemos 70, Ciudadanos 31, IU 2.

21.39 – Mancano sette seggi nella distribuzione del Ministero dell’interno.

21.33 – Rientra la minaccia del sorpasso di Podemos ai danni del PSOE che si afferma come secondo partito nel corso dell’avanzamento dello scrutinio.

21.27 – Scrutinio quasi al 30%: PP 124, PSOE 94, Podemos 66, Ciudadanos 31, IU 2.

21.12 – Inizia lo scrutinio. All’11,3%: PP 118, PSOE 97, Podemos 63, Ciudadanos 27, IU 2.

21.00 – Chiudono anche i seggi elettorali delle isole Canarie. A breve i primi risultati ufficiali.

20.55 – “Siamo un partito di centro” dice la portavoce di Madrid di Ciudadanos e “per questo è un risultato importante”

20.34 – Casado, responsabile comunicazione del PP, rivendica la vittoria dei popolari in quanto prima forza.

20.30 – Si iniziano ad aprire le schede, inizia il conteggio dei voti. Tra mezz’ora chiudono anche i seggi alle Canarie.

20.21 – Tornata elettorale ignorata fino a pochi minuti fa, raggiunge adesso l’interesse dei media italiani.

20.17 Inversione di tendenza in Catalogna, Podemos sarebbe il primo partito dopo essere stato sconfitto nelle regionali di settembre.

20.12 – Il primo sondaggio non darebbe la maggioranza al PP+Ciudadanos né a PSOE+Podemos. In attesa dei primi risultati ufficiali, negli studi televisivi si parla di situazione di difficile governabilità.

**** PRIMO EXIT POLL di Demoscopia: 114-118 PP, 81-85 PSOE, 76-80 Podemos e quarta forza Ciudadanos con 47-50 seggi ****

20.00 – Chiusi i seggi elettorali. Primo exit-poll di RTVE che darebbe un soprasso di Podemos ai danni del Partito socialista.

19.55 – Izquierda Unida spera nei cinque seggi per poter formare un gruppo parlamentare proprio. Nella sede di UPyD tutto tace.

19.51 – Ultimi dieci minuti di seggi elettorali aperti. Inizieranno a breve i primi exit poll.

19.49 – Da tenere d’occhio la distribuzione dei seggi nelle piccole province dove fino ad oggi i seggi erano sembre ripartiti tra i principali due partiti a causa di una discussa legge elettorale e sui collegi a base provinciale.

19.40 – Nel corso della giornata l’hashtag #Garzoners, dei sostenitori di Izquierda Unida, è stato più volte nei trend topic mondiali.

19.39 – Huffington Post, Ciudadanos ha sbagliato nel parlare di intervento militare in Siria e sul femminicidio.

19.32 – Podemos seguirà i risultati delle elezioni con i militanti nella piazza del museo del Reina Sofia di Madrid. Mezz’ora alla chiusura dei seggi.

19.30 – Formato innovativo negli studi di Al Rojo vivo e del Objetivo. Politici e giovani a dialogo per discutere e commentare in diretta i risultati delle elezioni.

19.26 – Negli studi televisivi de La Sexta si parla di distribuzione eterogenea dell’affluenza. Da tenere d’occhio i picchi di partecipazione nella Comunidad Valenciana e a Madrid. Consistente calo dell’elettorato in Andalusia, roccaforte socialista.

19.14 – Dal Circolo di Belle arti di Madrid i principali candidati alla presidenza del Governo commentano la giornata elettorale che sta per concludersi. Ottimismo nei volti. Assente il PP. Si parla di alleanze e di patti, Garzón (Unidad Popular-IU): “Dobbiamo imparare a dialogare, fino a oggi le opposizioni venivano ignorate e silenziate”.

19.11 – Dalla redazione del País si commenta un dato di affluenza minore rispetto alle aspettative. Zone di affluenza più alte dove Podemos si è affermato nelle ultime elezioni locali. È presto per parlare di chi potrebbe beneficiare di questa partecipazione.

AGGIORNAMENTO ORE 18.21: AGGIORNAMENTO SULL’AFFLUENZA, alle 18.00 hanno votato circa il 58,3% degli elettori. Più di mezzo punto percentuale in più rispetto alle scorse elezioni. A breve il dato ufficiale del Ministero.

AGGIORNAMENTO ORE 14.36: PRIMO DATO SULL’AFFLUENZA, alle 14.00 hanno votato il 36,94% degli aventi diritto. Quasi un punto meno delle elezioni del 2011. Prossimo dato alle 18.30.


Occhi puntati sulle elezioni politiche in Spagna, si vota dalle nove alle venti. La data di oggi, che ha dato il nome in sigla a questi comizi elettorali, 20D, segnerà un netto cambio di rotta della democrazia spagnola. L’addio al bipolarismo, lo scenario di alleanze obbligate. Repubblica pochi giorni fa titolava “elezioni all’italiana” alludendo a quella tendenza alla non-vittoria di tutte le forze in campo. Uno scenario incerto dinnanzi ad una tornata elettorale molto sentita dai cittadini spagnoli, circa trentasei milioni quelli chiamati alle urne quest’oggi.

L’avvincente e intensa giornata elettorale del 20D verrà accuratamente raccontata da Libero Pensiero con uno speciale approfondimento che a partire dalle otto di sera riporterà continui aggiornamenti e contenuti speciali direttamente dai media spagnoli. Analisi, commenti e risultati in tempo reale, anche con l’appoggio agile e immediato del nostro profilo Twitter.

La campagna elettorale e i sondaggi verso il 20D.

La campagna elettorale che ha preceduto le elezioni di oggi è stata molto vivace. Alimentata da numerosi dibattiti su varie reti televisive, pubbliche e private, e da una frequente presenza dei candidati in programmi d’intrattenimento oltre che di tribuna politica, le cosiddette tertulias. Checché ne dicano le altre testate giornalistiche italiane, la campagna elettorale spagnola è passata anche dalle strade, riempiendo piazze e teatri, riportando i giovani all’impegno e all’interesse nei confronti della politica.

È stata una campagna elettorale dove si è preannunciata sin dall’inizio la fine del bipolarismo senza margini di salvezza. Il primo dibattito è stato negli studi televisivi del giornale El País, a proposito del quale ha fatto molto discutere l’assenza di Mariano Rajoy, presidente uscente e ricandidato per il Partito Popolare. Un altro importante confronto politico è stato nel dibattito di Atresmedia, gruppo cui fanno parte i due canali LaSexta e Antena3, dove il PP ha portato come portavoce la vicepresidente e non Rajoy che, anche in questa seconda occasione, ha declinato l’invito a partecipare. Entrate a gamba tesa, frecciatine e riprese: di tutto si vuol parlare fuorché di alleanze post-elettorali. Tra i temi più scottanti senza dubbio la corruzione, la questione catalana e la lotta al terrorismo.

Altro esperimento interessante è stato quello del dibattito formato Twitter, rinominato Debate en 140, dove esponenti dei principali sei partiti hanno confrontato proposte e posizioni con micro-interventi a mo’ di tweet in centoquaranta caratteri. Lo scorso lunedì infine, si è consumato l’ultimo dibattito del “bipolarismo classico” quello tra PP e PSOE, al quale ha finalmente preso parte Rajoy. Un evento molto criticato dalle nuove forze in campo e da molti analisti per i duri toni utilizzati, per le incertezze e l’inconsistenza del moderatore e per alcuni insulti di troppo. È stata anche la campagna dell’enorme gigantografia di Albert Rivera all’uscita della stazione di Atocha, collocata su due facciate di un enorme palazzo.

I sondaggi di questo ultimo mese hanno scatenato le critiche di non pochi politici che hanno accusato le agenzie di favorire il centrodestra “gonfiando” le previsioni per Ciudadanos, così come era accaduto alle ultime elezioni locali, municipali e regionali. Secondo un sondaggio clandestino diffuso da un giornale dello stato indipendente di Andorra in vista della tornata elettorale del 20D, Podemos sarebbe cresciuto molto negli ultimi giorni.

Meno di un anno fa nessuno avrebbe scommesso un euro su una possibile rielezione di Mariano Rajoy alla presidenza del governo spagnolo. Nessuno avrebbe potuto immaginare che di lì a poco l’anima di centrodestra del Paese si sarebbe risvegliata con forza e vigore. E questa è opera di Albert Rivera, giovane politico catalano anti-indipendentista in politica già dal 2006 nel parlamento catalano con il partito Ciudadanos. Grandi abilità oratorie e buona presenza, viso pulito e immagine nuova: una miscela perfetta per intercettare voti bipartisan senza schierarsi mai con decisione a destra o a sinistra ma proponendosi come alternativa rigenerativa.

Fino a pochi mesi fa però, a detenere il protagonismo dell’anti-bipolarismo era Podemos che, dopo le Europee del 2014 aveva raggiunto picchi del ventuno percento nei sondaggi lo scorso inverno. Pablo Iglesias, che ha senza dubbio moderato le forme e i modi di fare politica dell’ultimo anno si presenta alle elezioni con un progetto di discontinuità, con una base civica importante e con il sostegno di molti esponenti di spicco della società civile. È però risaputa una certa intolleranza da parte dell’elettorato estraneo a Podemos nei confronti di Iglesias.

I due giovani, innovatori e rinnovatori della politica, sebbene di ideologie distinte, si affiancano a due partiti politici storici che fino ad oggi si contendevano le maggioranze e i governi della Spagna: PP e PSOE. Da una parte un riciclato Mariano Rajoy non demorde e si ricandida dopo quattro anni di governo, per la quarta volta candidato dei popolari. Ma qualcosa dietro le quinte si sta muovendo, prende sempre più protagonismo la vicepresidente del suo governo, Soraya Saenz de Santamaria.

E poi c’è Pedro Sánchez, il segretario del PSOE, che ha fatto di tutto per dare un’aria nuova, fresca e giovane ai socialisti. Il ‘bello’ secondo molti, il ‘debole’ secondo altri. Anche nel caso del PSOE c’è una donna potente della politica nazionale ad attendere il passo falso del segretario, è la leader indiscussa del PSOE andaluso, Susana Díaz. In molti scommettono che in caso di debacle dei socialisti il primo a essere fatto fuori sarebbe lo stesso Sánchez. Nelle ultime settimane sia Ciudadanos che Podemos hanno attaccato direttamente il PSOE cercando di intercettarne i voti, mirando a quell’elettorato scontento di centrosinistra.

Sebbene il bipolarismo sia ai titoli di coda e i media abbiano dato spazio ai principali quattro partiti politici dello scenario nazionale, ci sono tuttavia soggetti rimasti nell’ombra in questa campagna elettorale nonostante l’abbiano condotta con la stessa tenacia e negli stessi luoghi. È il caso di Alberto Garzón, leader di Unidad Popular, lista civica composta da Izquierda Unida e altre associazioni, già scartati da Pablo Iglesias per una convergenza, e di Andrés Herzog, leader del partito UPyD, che pareva essere la minaccia al bipartitismo fin quando non ha irrotto in politica Ciudadanos svuotando il bacino di voti che UPyD si era creato nell’elettorato moderato.

È curioso riportare il dato dell’età media dei sei candidati citati: 41. Rispettivamente Alberto Garzón il più giovane, trentenne, e Mariano Rajoy il più anziano, sessant’anni. È eclatante il fatto che il candidato più anziano delle elezioni in Spagna abbia quasi l’età del più giovane tra i principali leader che si erano candidati alle elezioni del 2013 in Italia (dove la media era intorno ai 65 anni), ed era il caso di Ingroia, allora cinquantaquattrenne.

I possibili scenari all’indomani del 20D.

Questa volta più che mai è da tenere d’occhio quello che Sky ama chiamare “Magic number”, il numero di seggi necessario per governare. Non essendo un sistema politico a bicameralismo perfetto, per entrare in carica il Governo ha bisogno della sola maggioranza del Congreso de los diputados che nel caso della Spagna è di 176 voti.

Le coalizioni più accreditate tra gli elettori sono tre: PP-Ciudadanos, PSOE-Podemos, PSOE-Ciudadanos. Il Partito popolare ha ribadito che governerà solo se è la lista più votata, mentre Ciudadanos ha avvertito che potrebbe astenersi in caso di vittoria di PP e PSOE, ma non appoggerà a nessun costo un investitura con Pablo Iglesias di mezzo.

  • PP-Ciudadanos: un possibile patto d’investitura per rinnovare il mandato per altri quattro anni al presidente uscente Mariano Rajoy, per ribadire il liberismo e rinnovare quella che è un’alleanza già testata sul territorio in numerose regioni della penisola.
  • PSOE-Podemos: l’unico scenario possibile per un governo di centrosinistra che raggiunga un accordo per un governo di scopo con alcuni punti fermi da portare a termine. Molte le misure del programma in comune, ma risaputa l’antipatia tra i due partiti e tra i due candidati.
  • PSOE-Ciudadanos: laddove PSOE e Podemos non riuscissero in numero di seggi a comporre una maggioranza di Governo non è da escludere un tentativo da parte di Pedro Sánchez di cercare appoggi nelle fila di Ciudadanos. Si tratterebbe però, senz’ombra di dubbio, di una legislatura e di un esecutivo fragili, senza basi programmatiche e ideali realmente condivise e con una traballante maggioranza.

Ad ora rimane inverosimile parlare di qualsiasi possibile governo giacché fino all’ultimo il risultato non è apparso prevedibile. Insomma, elezioni del 20D al fotofinish tutt’altro che scontate, le più incerte da quando c’è la democrazia in Spagna. Seguile con noi su Libero Pensiero!

Giacomo Rosso

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