ANPI: consapevoli verso il referendum

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ANPI verso il referendum
ANPI verso il referendum

Il contributo del presidio ANPI di Afragola/Casoria, a cura di Nando De Rosa, a seguito dell’incontro della scorsa settimana:

Il quadro necessariamente divulgativo tracciato dal Professor Villone mi sembra assolutamente chiaro, condivisibile pienamente e soprattutto utile per pur brevi considerazione di carattere generale, propedeutiche anche ad un lavoro sul campo. Innanzitutto è evidente la stretta correlazione tra i tre pilastri su cui si basa la de-costruzione in atto; correlazione che autorizza a individuare una “strutturalità” del progetto di modifica dei principi di convivenza civile. Il Professor Villone ne sviscera propriamente anche se brevemente le meccaniche e le possibili conseguenze sia relative al singolo tema che in termini di interconnessione tra i temi stessi. È innegabile la stretta interdipendenza tra la riforma istituzionale in atto, l’impianto della nuova legge elettorale e l’attacco ai corpi intermedi. Giova quindi sottolineare l’evidente obiettivo autoritario perseguito da questi passaggi, orientati chiaramente a ridurre spazi e tempi di democrazia, motivando il tutto con esigenze di efficacia ed efficienza dei processi decisionali. Non indugerò oltre su questo, tanto è stata costruttiva ed efficace la disamina del Professore. Brevemente invece vorrei trarre spunto da alcuni elementi per una veloce riflessione.

Mi sono chiesto prima di tutto quanto sia corretto addebitare la scarsa qualità della classe politica italiana principalmente ad un elemento del processo di selezione, quello rappresentato dalla legge elettorale in vigore. Ebbene non sono convinto che sia solo, e nemmeno principalmente, un problema “tecnico”. Innanzitutto perché la legge elettorale succitata  è stata prodotta da una classe politica che è stata legittimata con altri procedimenti. Una classe politica che comunque si dovrebbe ritenere fosse più preparata e perciò stesso avesse più chiara l’idea di dove una legge come quella attuale potesse portare il livello dell’esercizio politico in questo paese. Parafrasando proprio il Professor Villone forse si trattava di personale politico più bravo, ma non per questo più bello; ad esso infatti non penso potesse sfuggire l’esito finale del processo avviato e cioè un decadimento ineluttabile della qualità dei nostri legislatori. E ciò nonostante si è proceduto. Quindi è difficile per me ritenere che questo basso livello derivi solo dalla legge.

Aggiungo un’altra considerazione. In Italia si verifica ormai da diverse tornate elettorali un altro fenomeno particolare. Mi riferisco alla qualità del personale politico che si seleziona per il parlamento europeo. In quel caso parliamo di elezioni fatte nel più rigoroso sistema proporzionale. Ebbene non possiamo certo dire che il livello del personale politico inviato dall’Italia negli ultimi venti anni sia qualitativamente rimarchevole. Tra subrettine di scarso talento, vecchi arnesi della politica politicante in cerca di ricollocazione e personaggi di altri “mondi” cooptati per evidenti scopi propagandistici, sicuramente si è proposto al parlamento europeo personale politico non all’altezza per cultura e preparazione tecnico-politica. Prova ne è la difficoltà di interazione tra la legislazione europea e quella nazionale e le numerose prove di penalizzazioni subite dal nostro paese a causa di varie normative europee che incidono ormai sulla nostra vita quotidiana in maniera evidente, data appunto la scarsa competenza specifica dei nostri rappresentanti, i quali dovrebbero anche far valere le nostre peculiarità nelle scelte politiche.

Il tutto per dire che, sì, sicuramente la legge elettorale ha prodotto guasti evidenti, e sicuramente la nuova legge elettorale ne produrrà di ulteriori, ma in realtà la profonda difficoltà di selezionare classe dirigente ha in definitiva ragioni più profonde; di carattere più ampiamente politico, sociale e culturale e perciò stesso deriva da un decadimento del sistema paese ben precedente all’attuazione di questa o quella legge elettorale.

Un altro tema su cui soffermarsi riguarda l’attacco ai corpi intermedi, sindacati e partiti in primis. Esso è evidente e pericolosissimo soprattutto nelle forme in cui sta avvenendo in questa fase; ma la domanda che bisogna farsi è come mai si ha gioco così facile nel farlo; come mai anche chi si oppone in maniera più forte ai progetti di questa classe dirigente al governo, il M5S, in realtà ne sposa pienamente l’impianto su questi temi, semmai ha addirittura anticipato le forze governative su questi argomenti. Sicuramente si ha gioco facile nel far rilevare l’inaffidabilità delle forme partito, dati i continui episodi di mala-politica e le connivenze e collusioni col malaffare di ogni genere in molti casi accertate. Sicuramente il sindacato è affetto da mali simili, e soprattutto, a chi come me è frequentatore dei luoghi di lavoro, appare evidente l’incapacità (e forse a pensar male il disinteresse) del sindacato stesso di difendere i lavoratori, ripiegato com’è sulla difesa degli interessi dei singoli, in quanto tali, attraverso la quale spesso divide e non unisce i lavoratori. Queste letture sono utili a descrivere un humus culturale nel quale facilmente può passare il messaggio delegittimante.

Non è qui il caso di affrontare altri temi, la scuola, la sanità, il lavoro; valgono su essi considerazioni analoghe. Ciò che desidero invece sottolineare è la necessità di svolgere una profonda riflessione sui nessi causali che hanno prodotto un ambiente non ostile a questo disegno ampiamente antidemocratico. Il nostro primario impegno è produrre una riflessione serena ed articolata sull’involuzione del sentimento democratico che stiamo vivendo da ormai alcuni decenni e sulle origini dello stesso, consapevoli che si tratta di un divenire direi lineare e non episodico che coinvolge anche settori di società storicamente portatori di un forte sentimento democratico.  Senza la comprensione profonda dei nessi causali, appunto, diventa  inevitabile ciò a cui faceva riferimento Vincenzo quando parlava della condizione ormai conclamata della sinistra destinata a “rincorrere” le fughe in avanti, o meglio “indietro”, prestando il fianco ad una interpretazione della sinistra come conservazione, e soprattutto appare difficile contrastare le letture oggi imperanti che, rigettando le complessità attuale, impongono politiche populiste ed erroneamente semplificatorie, avallate dal sistema dei media, volte alla subordinazione di tutto a logiche economiche pseudo-pragmatiche.  

Sarà difficile chiamare all’impegno democratico quanti hanno sempre a cuore le forme di convivenza civile e semmai allargare il campo, senza poter proporre un percorso di critica e di avanzamento sui temi democratici della indagine culturale, della rappresentanza politica, della visione economica. Parliamo di questo? Parliamo anche del perché a tutti i livelli le leggi prodotte dal nostro sistema politico sono pessime, farraginose inefficaci ed inefficienti e spesso incoerenti tra loro; del perché l’unica vera utile alternativa democratica al modello di sviluppo capitalistico-finanziario, rappresentata in Italia dal movimento cooperativo è degenerata acquisendo  proprio di quel modello da cui avrebbe dovuto distinguersi i peggiori difetti strutturali; del perché oggettivamente la scuola così com’è non funziona più?

Parliamone perché tanti tra i cittadini comuni che chiameremo all’impegno ci chiederanno di ciò; non si accontenteranno di sentire i nostri “no”.

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