“L’isola di plastica” non è un libro

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L’isola di plastica“: no, non è il titolo di un libro di Barricco, Calvino o Pasolini. E’ una realtà, o meglio, una sconfitta per il nostro meraviglioso e vario pianeta, che ignoriamo completamente: forse perché i media sono troppo impegnati a parlare dell’ultima foto su Instagram di Belen, o forse perché noi siamo troppo immersi nel mondo del consumismo e dell’usa e getta.

Si sa però, che l’isola di plastica, conosciuta anche come il Settimo continente o Continente di plastica, è un immenso accumulo di rifiuti situato nel Pacifico settentrionale. La sua estensione non è ancora stata calcolata con precisione, forse perché è in continua espansione. L’ipotesi più positiva afferma che si tratti di un’area grande quanto la penisola iberica; quella più negativa, invece, dichiara che si tratti di un accumulo grande quanto il territorio statunitense. Si stima che in quest’area siano presenti circa 100 milioni di tonnellate di rifiuti. 100 milioni di tonnellate di rifiuti, vale a dire l’insieme dei rifiuti che Francia, Italia e Grecia producono nell’arco di un anno intero. I rifiuti si sono accumulati qui a partire dagli anni Cinquanta: la corrente oceanica crea un movimento a spirale, che finisce per risucchiare l’immondizia. La maggior parte di questi rifiuti sono di materiale plastico che non si biodegrada come gli altri di natura organica, ma che prima si “fotodegrada“, dividendosi in parti sempre più piccole. Questo fa sì che i rifiuti galleggino, formando un agglomerato che trattiene ogni tipo di materiale. Ma la cosa peggiore è che gli animali confondono i rifiuti con il cibo e, di conseguenza, molti animali marini finiscono per morire per aver ingerito plastica.

Non so quanto disti l’Oceano Pacifico dal territorio italiano, ma so che dista abbastanza da non suscitare alcun tipo di emozione o interesse nelle persone: rabbia, paura, tristezza… niente, zero. Eppure siamo tutti ospiti dello stesso pianeta, viviamo tutti sotto lo stesso cielo. Non ci attiviamo quando ad essere a rischio è lo stesso territorio dal quale ricaviamo frutta e verdura, o lo stesso sul quale i nostri figli giocano a pallone, figuriamoci se ci attiviamo per qualcosa che si trova ad una distanza di migliaia e migliaia di chilometri. Impensabile, tanto non cambierebbe comunque nulla, no?

Un esempio lampante è lo Sblocca Italia, la riforma renziana che prevede la costruzione di ben 12 inceneritori da nord a sud: prevede una spesa di 3,9 miliardi di euro. Questo significa che 3,9 miliardi di euro verranno spesi per favorire l’incremento di tumori, per peggiorare l’inquinamento ambientale e per andare a danneggiare ulteriormente territori come quello ligure, dove la raccolta differenziata viene praticata solamente al 30%, e quello campano, tristemente famoso per la terra dei fuochi. Ogni giorno moriremo un po’ di più, ogni giorno il cielo diventerà sempre meno azzurro.

L’isola di plastica non è un libro.

Ana Nitu

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