Banca Etruria, proseguono le indagini… e le proteste

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Luigino D’Angelo, il pensionato che si è tolto la vita

Luigino D’Angelo, pensionato 68enne, ex operaio dell’Enel, lo scorso 28 novembre si è tolto la vita impiccandosi nella sua abitazione a Civitavecchia. Il 9 dicembre, 11 giorni dalla data del suicidio, i familiari dell’uomo hanno trovato una sua lettera scritta al computer nella quale racconta di aver perso 100 000 euro suddivisi tra obbligazioni, un lingotto d’oro e contanti che aveva affidato alla filiale della sua città della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio.

Il 10 dicembre, il giorno dopo del ritrovamento della lettera, la Procura di Civitavecchia ha aperto un’indagine per istigazione al suicidio. La banca alla quale D’Angelo aveva affidato i suoi risparmi è uno dei quattro istituti in crisi che ha azzerato il valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate come previsto dal ”Decreto Salva-Banche”. Per ora nessun indagato.

Nei giorni scorsi il pm Alessandra D’Amore, titolare dell’inchiesta, ha richiesto la documentazione bancaria di Luigino in modo da accertare se il pensionato fosse a conoscenza dei rischi della sottoscrizione di un’obbligazione subordinata, ovvero esposta in caso di insolvenza della banca. La procura ha chiesto, poi, la perquisizione della filiale in quanto è ipotizzabile anche il reato di truffa: D’Angelo potrebbe essere stato raggirato ed indotto ad acquistare i titoli di Banca Etruria.

Oltre alla vicenda giudiziaria sulla la tragica morte del pensionato procede l’inchiesta riguardante gli ex vertici di Banca Etruria, che con il loro operato avrebbero ”spolpato” l’istituto. La politica prepara la sua commissione d’inchiesta per fare chiarezza sul caso e sui vari episodi che hanno danneggiato i risparmiatori.

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Le ”Vittime del Salva-Banche” in protesta

Scossi dal caso gli investitori che si sono visti azzerare azioni e obbligazioni si sono riuniti in protesta nel gruppo ”Vittime del salva banche” e chiedono entro il 31 dicembre una soluzione da parte del Governo per far fronte al loro problema minacciando di chiudere i c/c presso le attuali banche di appartenenza se ciò non venisse fatto. Ecco quanto si può leggere in una loro nota: Chiediamo per l’ultima volta una soluzione soddisfacente e definitiva per tutti i risparmiatori coinvolti, nessuno escluso. Il tutto entro il 31 dicembre. In caso contrario, la minaccia è di chiudere immediatamente i c/c presso le “nuove” banche, risanate dal decreto del Governo, e cessare ogni investimento, dirottandolo verso il credito cooperativo.” L’esecutivo ha i giorni contati.

Vincenzo Nicoletti

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