Il Natale tra storia pagana e astronomia

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Natale
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Le trame che collegano e cercano di spiegare il significato del Natale sono più che fitte. Si fa da tempo un gran vociare sulla sua più che certa origine pagana, legata ai Saturnalia e quindi alle celebrazioni imperiali della tarda romanità. In realtà quel che vi è dietro è un misto di incontri tra culti oltre confine, scienza e cristianità.

Natale significa letteralmente “nascita”.

Tra le prime testimonianze che ufficialmente lo pongono il 25 dicembre d’ogni anno, vi è il Cronografo del 354. Si tratta di un vero e proprio calendario che, secondo gli studiosi, dovrebbe contenere informazioni specifiche almeno fin dall’anno 336 d.C. Opera del calligrafo Furio Dioniso Filocalo, il Cronografo fa da spartiacque tra l’identificazione primitiva e tarda del Natale. Il dì di festa, infatti, fu introdotto ufficialmente da Aureliano solo nel 274, cioè dopo che l’imperatore stesso dichiarò di aver avuto in visione il Dio Sole di Emesa. In quegli anni, che nel computo della storia romana vengono vagliati tra i più letali per il futuro di Roma, le guerre e gli avvicendamenti al trono dell’Urbe si moltiplicavano anno dopo anno. Un periodo di anarchia militare, infatti, succedette al declino della dinastia dei Severi e aprì le porte a nuovi culti, usi e tradizioni.

Non c’è da pensarci su tanto quando si dice che uno dei motivi per cui il più forte impero mai esistito al mondo sia giunto al termine sia stata la sua immensa grandezza. I contatti con l’Oriente e, al contempo, i rigurgiti interni dei primi movimenti cristiani (nonché le guerre e le ribellioni ai confini) ne decentrarono il potere e ben presto vi misero fine.

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È dal culto del Sole Invitto (Sol Invictus) che sostanzialmente derivano i festeggiamenti del Natale. In questa immagine si cominciano a cogliere già i primi, ovvi, motivi per ricondurre la figura del Sole a quella del Signore, simbolo di luce e prosperità.

Torniamo però sui nostri passi. Come abbiamo visto il Natale è indiscutibilmente legato al culto del Dio Sole (Sol Invictus), che a sua volta lo è alla città di Emesa, in Siria (la stessa da cui parte l’albero genealogico dei Severi). Il credo ebbe inizio fin già dai tempi dell’imperatore Marco Aurelio Antonino, siriano d’origine e alto sacerdote del dio sole di Emesa per diritto ereditario. Non è un caso che il nome con cui fu conosciuto (e lo è tutt’ora), Eliogabalo, sia l’incontro tra le parole El (dio) e Gabal (concetto associabile a “montagna“).

Colui che si manifesta in una montagna, un dio grande. Un dio che ben presto l’iconografia cristiana ha iniziato a trasmutare nel suo dio, abbagliante portatore di luce. Essa si contrappone all’oscurità come il giorno alla notte, e per questo motivo diventa simbolo di verità, di conoscenza e consapevolezza che si contrappone all’oscurità dell’ignoranza e della menzogna.

A questo punto, le conseguenze non potrebbero essere più logiche. Fin dai primi scritti dopo Cristo, in particolare dal Vangelo secondo Giovanni (cfr. Gv 1, 4-9 e Gv 8, 12), la figura del salvatore fu paragonata, se non quasi identificata, con la luce. Un vero e proprio simbolismo che i cristiani non sprecarono; anzi, che usarono affinché il Dies Natalis Solis Invicti si trasformasse nel natale del Signore.

Sono tante, forse troppe, le storie che dovremmo conoscere, i libri da leggere e i misteri da scoprire. A partire dal primo e più grande di tutti, quello della fede.

Fa scalpore, infatti, il grido controcorrente di chi guarda al Natale con disprezzo, e lo considera un innaturale stop alla quotidianità del lavoro. Sono urla senza eco, tuttavia, se vengono lasciate all’aria e non sbattono contro alcun muro. Storia alla mano, possiamo toglierci finalmente la soddisfazione dei negazionisti: non è vero che il Natale è una festa pagana.

Quel che è sicuramente più interessante (almeno lo è per tutti), invece, è il profondo connubio che v’è tra il Natale e l’astronomia. Il Giorno di nascita del Sole Invitto (Dies Natalis Solis Invicti), infatti, trae origine anche da un’osservazione di certo più arguta, ovverosia il momento dell’anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare dopo il solstizio d’inverno.

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È da qui che discende l’immagine della rinascita del sole: in termini puramente astronomici, infatti, tra il 22 e il 24 dicembre (specialmente nell’emisfero Nord) il sole inverte il suo moto apparente tra i due tropici sulla Terra e lo fa nel senso della “declinazione”, cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Lo stesso termine solstizio, infatti, è somma (se vogliamo) dei latini sol (sole) e sistere (stare fermo), e nonostante cada generalmente il 21-22 dicembre, diventa visibile solo dopo il terzo o quarto giorno. Quando, cioè, le giornate iniziano a riallungarsi e il sole ha un nuovo “Natale”.

Viste le premesse, dunque, il nesso stellare ha un ascendente particolare sul Natale. E lo sarà soprattutto quest’anno, con una serie di coincidenze astronomiche che renderanno più luminosa la notte santa.

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La doppia coda della cometa “di Natale” Catalina ripresa il 10 dicembre.

Sono 38 anni, infatti, che il plenilunio non cadeva precisamente il 25 dicembre. Non si tratta di un evento, bensì di una semplice coincidenza tra l’anno solare e il mese lunare che, fra le altre cose, si ripeterà uguale già nel 2034. E sarà sempre la Luna ad occultare una delle stelle più luminose del cielo notturno, la cosiddetta Alfa Tauri, e ad aspettare l’arrivo della cometa Catalina. La stella cadente ha due code e sarà possibile osservarla fino a fine gennaio puntando il binocolo in direzione est, in piena notte o poco prima dell’alba. Il 24 dicembre entrerà nella costellazione del Bifolco (Bootes), passando vicino alla luminosa stella Arturo il 1 gennaio 2016. Trattandosi, poi, di una cometa non periodica, questa è l’unica occasione che abbiamo per osservarla.

Buon Natale!

Nicola Puca

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