Se io potessi scegliere un momento nella storia e un mestiere, sceglierei questo tempo e il mestiere del pittore.

E mantenne la promessa Renato Guttuso, grande protagonista della pittura italiana del Novecento e personalità attiva anche nell’ambiente della politica. Era nato il giorno di Santo Stefano nel 1911 a Bagheria, comune in provincia di Palermo, dal padre pittore per hobby da cui eredita la vena artistica: il primo quadro risale ai 14 anni.

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I suoi modelli erano Picasso, Courbet e Van Gogh ma furono reinterpretati in modo eccellente nei suoi dipinti, che hanno come tema ricorrente la sua terra: «Anche se dipingo una mela, c’è la Sicilia» diceva. Per quanto riguarda la politica, nel 1940 si iscrisse al Partito Comunista vincendo, molti anni dopo, il premio Lenin per la pace. Il quadro che gli diede la fama fu Crocifissione del 1941, un’opera dalla forte carica espressiva:

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La nudità dei personaggi non voleva avere intenzione di scandalo. Era così perché non riuscivo a vederli, a fissarli in un tempo: né antichi né moderni, un conflitto di tutta una storia che arrivava fino a noi. Non volevo soldati vestiti da romani: doveva essere un quadro non un melodramma. Li dipinsi nudi per sottrarli a una collocazione temporale: questa, mi veniva da dire, è una tragedia di oggi, il giusto perseguitato è cosa che soprattutto oggi ci riguarda. Nel fondo del quadro c’è il paesaggio di una città bombardata.

 

In quegli anni si legò e sposò Mimise, ma la musa che ispirò la maggior parte dei suoi ritratti femminili fu Marta Marzotto, sua amante per vent’anni: si erano conosciuti nel 1960 ma la passione scoppiò almeno sette anni più tardi. Lei aveva 35 anni, lui 55 e Marta (all’anagrafe Vacondio) aveva già 5 figli con il marito, il conte Umberto Marzotto.

A me parve un uomo bellissimo, un mito, però era un po’ trombone, viveva da vecchio signore arrivato. Io gli ho dato una sferzata, non soltanto nella pittura. Era sempre accaldato, fumava moltissimo, beveva moltissimo, lavorava moltissimo. […] All’inizio quando lo conobbi era plumbeo, cupo. Io l’ho fatto diventare spiritoso, l’ho cambiato. Quanti pranzi al Quirinale! Pertini sedeva a capotavola e voleva me alla sua destra insieme a Renato, sempre Pertini la mattina mi telefonava spessissimo e mi diceva sempre la stessa cosa, ormai la sapevo a memoria: Marta lei è amata da un grande pittore e adorata da un piccolo presidente. Nessuno mi ha mai amata come lui.

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Marta Marzotto e Renato Guttuso

Del 1967 è I funerali di Togliatti che diventa il manifesto della pittura di sinistra del secondo dopoguerra, in essa ci sono alcuni personaggi della scena comunista come Marx, Engels, Vittorini, Stalin, Sartre, Pasolini e altri.

Nell’ottobre del 1986 morì la moglie Mimise mentre il pittore si spense tre mesi più tardi, il 18 gennaio del 1987 per un cancro ai polmoni. Dopo la morte di Guttuso, molte opere furono regalate al comune di nascita, altre sono raccolte in vari musei italiani.

Ho conosciuto benissimo Renato Guttuso: e posso dirlo per i frequenti incontri, la lunga confidenza, la simpatia e l’affetto che avevo per lui, ma anche – e soprattutto – per il nostro essere d’accordo nel giudicare persone, fatti e libri nella loro immediata verità. […] Nessuna crisi può segnare il punto del cedimento per un uomo, per un artista, il cui elemento di vita è appunto la crisi. Guttuso è sempre in crisi: sicchè nessuna crisi può coglierlo con insidia o alla sprovvista. Il suo essere pittore è una passione, una febbre – cioè, propriamente, una crisi. Leonardo Sciascia

Maria Pisani

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