Da quando gli studenti del liceo De Filippis di Cava de’ Tirreni hanno deciso di dare inizio all’occupazione del loro plesso, si è avviato un vero e proprio processo di Riconversione nella provincia di Salerno: infatti, tre dei principali istituti del salernitano (Da Procida, Da Vinci e Tasso), hanno deciso di chiudere le porte dei plessi per ampliare la loro lotta. Nonostante la presa di posizione e di coscienza sia stata solida e compatta, le porte degli istituti non sono rimaste chiuse a lungo: ieri infatti, gli studenti sono stati fatti uscire dai plessi attraverso minacce di utilizzo di manganelli, denunce e reparto mobile da parte della Digos, che ha completato così lo sgombero dei licei in occupazione.

Le idee non si sgomberano“: la risposta degli studenti salernitani non si è fatta attendere. Se da una parte abbiamo una città-trappola che tra le decorazioni natalizie e il concerto di Capodanno che vedrà come ospiti i ragazzi de “Il Volo”, ha speso ben 3 milioni e 250 mila euro, dall’altra c’è la popolazione studentesca, formata da studenti medi ed universitari, che non può più accettare che la gestione dei beni e spazi comuni e del patrimonio culturale ed economico dei contribuenti continui a seguire un sistema oligarchico.

Vogliamo restare in questa terra, ma abbiamo bisogno di cambiarla in base ai desideri della nostra generazione attraverso un processo di vera e propria Riconversione“, affermano gli studenti medi ed universitari, che continuano a chiedere maggiore democrazia e maggiore apertura delle scuole; maggiore considerazione della cultura e dello studio, e dunque, maggiore considerazione della legge regionale n. 4 del 1 febbraio 2005, che promuove azioni volte a rendere effettivo il diritto allo studio, come la fornitura gratuita o semi gratuita dei libri di testo, servizi di mensa, servizi di trasporto e facilitazioni di viaggio, borse di studio, progetti formativi.

De Filippis, Filangieri, Da Procida, Da Vinci, Tasso: sono queste le realtà che descrivono accuratamente la situazione in cui versa la scuola pubblica campana. Seppur l’occupazione possa, a volte, risultare un atto immaturo e infantile finalizzata al solo scopo di saltare le ore di lezione, resta un gesto che dimostra quanto forte e determinata sia la presa di coscienza nei confronti dei problemi da parte della popolazione studentesca, che è il fulcro di una generazione screditata ed emarginata. È dunque una questione di presa di posizione, di scegliere se stare dalla parte di chi lancia un messaggio di malessere, portando a termine un atto di disobbedienza per dare voce a chi rimane in silenzio ogni giorno attraverso un vero e proprio processo di Riconversione, oppure se appoggiare chi sta dietro ad una scrivania a fare gli interessi di pochi e delle criminalità organizzando, assistendo e partecipando attivamente allo sgretolamento della scuola pubblica.

Ana Nitu

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