Fra non molto andremo in pensione a 100 anni (e non è uno scherzo)

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Il brainch della domenica: Presto andremo in pensione a 100 anni (e non è uno scherzo)
Il brainch della domenica: Presto andremo in pensione a 100 anni (e non è uno scherzo)

In pensione alla veneranda età di 100 anni? Al momento sembra un’assurdità, ma in futuro questo scenario potrebbe diventare realtà, per il bene dei conti pubblici.

Cari lettori, se non avete ancora digerito il cenone di Natale, questa notizia potrebbe bloccarvi la digestione per sempre; ma non preoccupatevi: dal momento che nessuno di noi prenderà mai una pensione, è inutile darsi pena per qualcosa che neppure capiterà.

Sono ironico, naturalmente: tuttavia, se analizziamo le statistiche attuali, e le proiettiamo verso un futuro in cui la speranza di vita cresce dagli attuali 83 anni circa a 110 / 120 anni, è ragionevole presumere che una riforma del sistema previdenziale, fondata sulle attuali logiche di contenimento della spesa e razionalizzazione dei costi, possa portarci ad andare in pensione proprio a 100 anni. Per chi ci arriva, direte voi.

Un aiuto in questo senso potrebbe arrivare dalla ricerca scientifica: appena un paio di giorni fa, infatti, abbiamo parlato della metformina, farmaco oggi utilizzato nella cura del diabete. I primi test hanno condotto a risultati davvero strabilianti nel prevenire l’invecchiamento, tanto che si inizia già a parlare di “molecola dell’immortalità”.

Più realisticamente, invece, la metformina potrebbe contribuire a ritardare l’invecchiamento e prevenire, così, tutte quelle malattie tipiche dell’età avanzata, migliorando la qualità della vita e rendendo possibile giungere senza problemi a 120 anni.

E se funzionasse?Brainch

Si tratterebbe certo di una scoperta importante e rivoluzionaria, in grado di sconvolgere completamente il panorama demografico mondiale (o almeno quello dei Paesi abbastanza ricchi da potersi permettere i farmaci).

Ma proviamo ad immaginarne le ripercussioni: l’Italia, che è già ben conosciuta per non essere “un paese per giovani”, ha una piramide dell’età con forma cosiddetta “a trottola”. Ciò vuol dire che la popolazione adulta supera di gran lunga quella giovane, e questo è dovuto in gran parte al boom demografico degli anni ’60. Da quel momento in poi, la natalità è andata via via diminuendo, e la crisi economica ha contribuito senz’altro ad accentuare il fenomeno.

Il risultato è il grafico attuale: una popolazione che tende ad invecchiare progressivamente, la cui base viene rimpinguata soltanto con l’immigrazione (esatto, quegli immigrati che tutti odiano e che, come rivelavo già mesi fa in un articolo che fece molto scalpore, ci pagano la pensione).

Proviamo a fare uno sforzo prospettico e ad immaginare l’Italia del futuro, curata dalla metformina, in cui le persone vivono fino a 120 anni e gli immigrati sono stati tutti rispediti a casa da Salvini a bordo delle ruspe. Quel grafico che oggi ha la forma di una trottola inizierebbe ad assumere la forma di una “piramide sottosopra”, accentuata dalle stime dell’ISTAT e dell’ONU che prevedono, entro la fine del secolo, una diminuzione in valore assoluto della popolazione dagli attuali 62 milioni a 55 circa.

Il risultato? Neppure le lacrime di Elsa Fornero potranno salvarci dall’inevitabile. In un Paese del genere, saremo costretti ad andare in pensione a 100 anni, a meno di un radicale ripensamento del sistema previdenziale, che viaggi in parallelo con una riforma sostenibile del mondo del lavoro e a diritti civili come lo ius soli.

Per il momento, purtroppo, c’è da dire che più che a risolvere il problema, con la precarizzazione del lavoro si procede solo e soltanto verso la scomparsa totale della pensione. Una soluzione definitiva, potremmo pensare. E così devono aver pensato i nostri governanti. Ma del resto, anche morire prima lo sarebbe.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli

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