È sottile, davvero sottile, la linea che divide l’esultanza fra la semplice esternazione della felicità per un gol appena fatto e la provocazione diretta a calciatori o tifosi avversari.

Quella linea che Andrés Tello, giovane centrocampista colombiano del Cagliari, ha superato pochi giorni fa involontariamente, andando a festeggiare il raddoppio da lui firmato contro la Salernitana con un balletto, classica esultanza sudamericana, nei pressi della bandierina. Nulla di strano se non fosse stato che il posto e il momento erano totalmente sbagliati. L’angolo scelto dal cagliaritano era situato sotto la Curva Sud, parte calda del tifo granata. Di rabbia e contestazione era il clima che avvolgeva lo stadio Arechi.

Risultato? Spintoni, rissa e cartellini rossi sventolati a destra e a manca. Le scuse di Tello, avvenute tramite social, sono la dimostrazione dell’innocenza di un gesto, l’esultanza, che è essenza dello sport.

Esultanza
La rissa in seguito all’esultanza di Tello

Ma la storia recente del calcio ci insegna che non sempre la provocazione è stata del tutto involontaria, anzi. Il 12 Settembre 2009 Adebayor, passato proprio quell’estate dall’Arsenal al Manchester City, si fece ben 80 metri (!) di corsa dopo un gol per andare ad esultare sotto lo spicchio di stadio riservato ai tifosi ospiti. Chi erano gli ospiti? Naturalmente i Gunners, rei di aver insultato per tutta la gara l’ex di lusso. Solo il senso di civiltà dei tifosi inglesi ha fatto sì che in un impianto senza recinzioni la cosa non degenerasse. Squalifica e scuse di rito le normali conseguenze.

Sempre in Premier forte e provocatorio fu il gesto di Robbie Fowler, attaccante del Liverpool, in un derby contro l’Everton. Accusato di essere un cocainomane proprio dai cugini, l’attaccante dei Reds esultò mimando il gesto di sniffare cocaina utilizzando la linea di fondocampo.

L'esultanza di Robbie Fowler
L’esultanza di Robbie Fowler

I derby, si sa, sono da sempre fonte inesauribile di schermaglie e gesti provocatori. L’esultanza con le corna del Toro di un giovane Enzo Maresca dopo il gol del pareggio in un Torino-Juventus di qualche anno fa è solo uno dei tanti episodi che compongono il valzer tra il semplice sfottò e l’irritante provocazione. Il condottiero, il re (l’ottavo per Roma) di questa speciale categoria è sicuramente Francesco Totti che qualche marcatura nel derby capitolino l’ha firmata con tanto di provocazione nei confronti della tifoseria biancoceleste: dal selfie al pollice verso, fino al ‘Vi ho purgato ancora’ citando solo alcuni dei gesti del Capitano.

Ancora: 10 Aprile 1997, semifinale di andata della vecchia (e ancor amata) Coppa delle Coppe. Luogo il Camp Nou di Barcellona, protagonisti i blaugrana di Ronaldo (il fenomeno) e la Fiorentina di Rui Costa e Batistuta. Proprio il bomber argentino si inventò un goal straordinario e zittì letteralmente i novantamila catalani. Un gesto, provocatorio o no, entrato nella Leggenda.
Mitragliette, mani alle orecchie, lo ‘shut up’ o ancora i passi a ritmo di Samba sono solo alcune delle esultanze che hanno condito gli occhi dei tifosi di calcio, pur sempre che siano effettuate con quel senso di innocenza e pura gioia per il goal appena siglato. Quel senso che purtroppo si percepisce sempre meno negli stadi di oggi dove spesso si tende ad eliminare quella linea sottile, davvero sottile, che separa la semplice esultanza dalla più volgare provocazione.

L'esultanza di Mazzone nella partita Brescia-Atalanta
L’esultanza di Mazzone nella partita Brescia-Atalanta

Derby, corsa, provocazione, esultanza e squalifica, c’è solo un momento che amalgama tutti questi ingredienti. Brescia-Atalanta 2-3: l’allora tecnico delle Rondinelle, Carlo Mazzone, stufo degli insulti dei sostenitori bergamaschi, promise di andare sotto la curva nel caso in cui i suoi ragazzi avessero pareggiato. Roberto Baggio firmò il 3-3 allo scadere, il resto è storia.

 

Ivan D’Ercole

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