Quell’Iran culla della gentilezza

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Iran, il muro della gentilezza
Iran, il muro della gentilezza

“A Natale siamo tutti più buoni”: questa volta, la frase non è avvolta da quella nube di ipocrisia e falsità di sempre. Certo, in una parte di mondo dove le priorità delle persone durante le vacanze natalizie sono per lo più materiali, il significato di questa frase si disperde tra le vetrine dei negozi e le luci accecanti delle decorazioni natalizie.

Basta però volgere lo sguardo verso est, dove sorge il sole, ed abbassarlo un po’, per scoprire una realtà completamente diversa, fatta di gentilezza e d’altruismo.

Ci troviamo in Iran, patria di una delle più antiche civiltà del mondo, culla dell’agricoltura e della scrittura, casa di paesaggi meravigliosi, grandi foreste, montagne maestose e tessuti pregiati. In questa parte di mondo, l’85% delle donne frequenta l’università, e i passanti ti offrono té verde, pistacchi e datteri appena raccolti dagli alberi.

Un pezzo di paradiso, non fosse che il 27% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, in una condizione di precarietà che è destinata a peggiorare. Oggi, solo a Teheran, capitale dell’Iran, si contano almeno 15 mila senzatetto, di cui un terzo sono donne. È proprio qui però, precisamente nella città di Mashad, nel nord-est dell’Iran, che è stato realizzato il primo muro che non separa e che non divide: il muro della gentilezza.

Non si sa chi l’abbia inventato, ma grazie ai social e alla rete, è diventato un fenomeno virale, che ha sprigionato la creatività e la bontà delle persone, moltiplicandosi in tutto l’Iran. “Se non ne hai bisogno lascialo, se ne hai bisogno prendilo!”: è questa la scritta persiana che appare sul muro di un semplice edifico di Mashad, riverniciato di un verde che richiama la speranza, sul quale sono stati inseriti una serie di ganci con giubbotti, felpe, magliette, scarpe. Vestiti inutilizzati, accantonati, che possono però, migliorare di poco la vita di molte persone.

Ancora una volta, sono le realtà e le iniziative delle persone che non hanno niente, ma che danno comunque tutto, a farci riscoprire, in un mondo senza senso, il vero senso di queste feste: lontano dal mondo del consumismo, da quella realtà ipocrita, egoista e menefreghista basata sul materialismo di una popolazione intera che giorno dopo giorno perde i valori umani. Si tratta di rendere omaggio alla vita, esaltandola e promuovendola, affinché tutti possano godere di amore e solidarietà. Tutti i giorni.

Ana Nitu

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