Le 10 cose da fare per fermare davvero lo smog

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Per la serie “Un’emergenza al mese”, signori e signori: l’emergenza smog!

L’Italia è fatta così: in genere non è che ami molto seguire la regola, proprio come concetto, forse stanca e appesantita com’è dalla peggior burocrazia dai tempi dell’Impero Austro-Ungarico.
Se c’è un problema, se qualcuno se ne accorge e se non ci sono interessi di sorta, quasi sicuramente non si adotterà una soluzione convenzionale e pianificata: si tergiverserà, si inventeranno rimedi palliativi col solo scopo di arrivare alle prossime elezioni con la rielezione in tasca e ci si sveglierà sornioni a fine dicembre creando l’emergenza smog. Dopo l’emergenza profughi, l’emergenza alluvione, l’emergenza rifiuti e l’emergenza maltempo, non in quest’ordine e a più ritorni.

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Sit-in di Legambiente per chiedere misure severe per fermare lo smog.

Il Bel Paese, complice l’alta pressione e l’assenza di pioggia, da più di dieci giorni registra livelli di polveri sottili (PM10 e PM2.5) continuamente sopra la norma in molte città, con rischi evidenti per la salute dei cittadini. Si tratta, di sicuro, di una situazione oggettivamente grave dal punto di vista ambientale, ma è altrettanto evidente che un fenomeno come lo smog non può essere un’emergenza: unione dei termini inglesi “smoke” (fumo) e “fog” (nebbia), il fenomeno è certamente cumulativo dell’inquinamento atmosferico derivante (almeno nel caso delle polveri sottili PM10 e PM2,5 nelle città) prevalentemente dai gas di scarico delle automobili, ma anche dai riscaldamenti domestici e dall’alimentazione delle industrie. Vale la pena citare la classifica che Legambiente annualmente dedica al monitoraggio delle polveri PM10: già nel 2011, Torino, Milano, Frosinone, Alessandria, Monza e molte altre città risultavano avere sforato il limite giornaliero dei 50 microgrammi per metro cubo oltre 120 volte in un anno. La situazione quest’anno ci appare più grave solo per il perdurare di questo dicembre primaverile che fa ristagnare lo smog sopra le nostre teste.

Il decalogo di Legambiente.

Come evidenziato da più parti, quindi, oltre ai provvedimenti immediati per intervenire sull’emergenza, supposta o reale che sia, serve un progetto per risolvere il problema alla radice, agendo sulle cause dello smog e non solo sugli effetti. Dopo lo stop del traffico, dopo le targhe alterne, quando finalmente la pioggia spazzerà via l’inquinamento, gli sforamenti periodici dei livelli di allerta continuerà, come è sempre stato, anche se nessuno parlerà di emergenza. Serve ora più che mai quel piano Marshall per l’ambiente, sbandierato a più riprese ma mai attuato.

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Milano, il 28 dicembre 2015, il primo di 3 giorni di blocco totale del traffico per limitare lo smog.

Condividiamo, perciò, l’appello di Legambiente al Governo ad intervenire sulla base di 10 proposte che è necessario attuare se si vuole fermare davvero lo smog:


-1000 treni per i pendolari:
annunciati nel 2006 dal Governo Prodi, che fece sperare in una nuova politica dei trasporti, ma mai arrivati. Intanto i disservizi, l’affollamento dei convogli e il forte disagio per chi viaggia, porta sempre più persone a scegliere l’auto per entrare e uscire dalle città negli spostamenti quotidiani casa-lavoro.

-Fuori i diesel dalle città: limitazione della circolazione in ambito urbano dei veicoli più inquinanti (auto e camion) sul modello adottato dalla città di Parigi: entro il 2016 divieto di circolazione di tutti i veicoli degli euro0 ed euro1, e dei diesel (auto e camion) euro2. Entro il 2017 divieto esteso a diesel euro3 e poi a crescere sino a vietare nel 2020 la circolazione dei veicoli diesel euro5 (quelli venduti sino ad oggi).

-Nuovi controlli sulle emissioni reali delle auto: applicazione immediata dei nuovi criteri di prova di omologazione per i veicoli immessi sul mercato, con verifica su strada e dichiarazione obbligatoria dei risultati reali di consumo e di inquinamento risultanti. (Il caso Volkswagen insegna, ndr)

-Ridurre la velocità:
imporre a livello nazionale il limite di 30 km/h all’interno dei centri abitati, con l’eccezione delle principali arterie di scorrimento. Con effetti sulla riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico derivante dall’uso dell’auto e grandi benefici in termini di sicurezza stradale, riducendo notevolmente il numero di incidenti.

-Chi inquina paga: Prevedere, con una disposizione nazionale, l’estensione del modello dell’Area C milanese a tutte le grandi città e con una differente politica tariffaria sulla sosta, i cui ricavi siano interamente vincolati all’efficientamento del trasporto pubblico locale.

-Muoversi in città… senza l’auto:
 approvare un piano nazionale che imponga target di mobilità a livello urbano (sul modello della raccolta differenziata) per arrivare entro due anni ad una quota di spostamenti individuali motorizzati al di sotto del 50% del totale. A partire da questo obiettivo fissare target ambiziosi per arrivare nel giro di 6-8 anni sotto il 30%. […] Serve un serio Piano nazionale antismog in cui il governo assuma un ruolo guida importante, dotato di risorse economiche, obiettivi misurabili e  declinabili.

-Riscaldarsi senza inquinare: 
divieto di uso di combustibili fossili, con esclusione del metano, nel riscaldamento degli edifici a partire dalla prossima stagione di riscaldamento. Obbligo di applicazione della contabilizzazione di calore nei condomini in tutta Italia a partire dalla prossima stagione di riscaldamento. Obiettivo del 3% all’anno sulla riqualificazione degli edifici pubblici e privati per attuare il piano europeo per ammodernare o ricostruire l’intero patrimonio edilizio entro 30 anni.

-Ridurre l’inquinamento industriale:
 Occorre applicare autorizzazioni integrate ambientali (AIA) stringenti, come prevedono le norme europee e nazionali e rendere il sistema del controllo pubblico efficace. Per fare ciò occorre però sbloccare l’iter di approvazione della legge sul sistema delle Agenzie e dei controlli ambientali ferma al Senato da oltre un anno.

Antonio Acernese

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