Israele: 55mila unità abitative ai danni dello Stato di Palestina

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Diversi motivi di tensione hanno interessato Israele e lo Stato di Palestina in questi ultimi giorni: dalle accuse rivolte a Netanyahu da Erekat alla denuncia di Peace Now, la soluzione dei due Stati appare sempre più complessa.

Erekat, segretario generale dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, ha accusato il premier Netanyahu di aver affermato che «l’assassinio di qualsiasi essere umano da parte di un ebreo non sia paragonabile a quello di un ebreo da parte di un non ebreo», alludendo così a una sorta di piramide della barbarie. Per Netanyahu a differenziare il terrorismo palestinese da quello israeliano sarebbero l’acclamazione rivolta al primo ad opera dei palestinesi e la condanna riservata al secondo dagli israeliani.
La dinamica sottesa alle reciproche accuse è potenzialmente acuibile dalla problematica posta all’attenzione internazionale da Peace Now, che in un rapporto ha reso noto il progetto di Israele, condotto dal ministro dell’edilizia Galant, di costruire 55.548 alloggi al fine di favorire lo sviluppo delle colonie ebraiche in Cisgiordania.

Il rischio che venga impedita «la continuità territoriale di un futuro Stato palestinese» è l’aspetto che più preoccupa l’Ong israeliana.

Il rapporto, stilato sulla base di documenti pervenuti dal governo, denuncia la volontà di costruire le suddette abitazioni in zone reputate sensibili, quali l’area E1 – si stimano oltre ottomila unità abitative destinate a tale zona –, il cui coinvolgimento sarebbe favorevole per Israele, che in tal modo potrebbe creare un collegamento tra Gerusalemme est e l’insediamento di Ma’ale Adumim, inficiando al contempo quella «continuità territoriale» sopracitata. Per Peace Now è assolutamente necessario impedire che il piano preliminare venga attuato, sia pure nel lungo periodo, poiché, dividendo in due la Cisgiordania presso Gerusalemme, «minaccia concretamente la possibilità di arrivare alla soluzione dei due Stati».
L’Ong, nel tentativo di far desistere Galant dalla messa in atto del piano, ha invitato il Ministro a costruire abitazioni entro i confini internazionali di Israele – Galant, nonostante le forti dichiarazioni del ministro dell’economia Bennett riguardo alla Cisgiordania, definita «sotto il nostro controllo» e dunque passibile di iniziative che rivendichino «la sovranità israeliana», ha però smentito la veridicità del rapporto, dichiarando l’inesistenza del discusso piano per nuove costruzioni nella zona indicata.

Il progetto denunciato e criticato dall’Ong è, invero, una sorta di “vecchia conoscenza” per il governo di Netanyahu, che nel dicembre 2012 comunicava, malgrado il disaccordo internazionale, la volontà di costruire tremila alloggi nella zona E1 – mettendo in discussione, in tal modo, la decisione delle Nazioni Unite di riconoscere a livello legale lo Stato di Palestina con la Risoluzione 67/19 dell’Assemblea generale, risalente proprio al novembre 2012.
L’insediamento di colonie israeliane sembra dunque essere uno strumento utilizzato da Israele per rivendicare una sovranità che non intende cedere, né dividere con uno Stato, quello di Palestina, che continua a non riconoscere; ciò malgrado la comunità internazionale riconosca quali illegali le colonie e abbia invitato a più riprese il Paese a prenderne atto.

Nel bel mezzo del braccio di ferro tra i due Stati, intenzionati a difendere tradizioni e confini, vi sono tuttavia i rispettivi cittadini, coinvolti tramite dichiarazioni e provvedimenti in una contesa che fatica a tutelarli.
Il piano preliminare reso noto da Peace Now ha tutte le sembianze di una fabbrica di crisi umana: il rafforzare insediamenti, o stabilirne di nuovi, oltre a spezzare una continuità territoriale, potrebbe essere responsabile dell’inasprirsi di tensioni in atto e sempre reattive; ipotetiche conseguenze che hanno spinto l’Ong a fare pressioni sul Governo al fine di ottenere informazioni da divulgare e su cui ragionare, nell’auspicio che il fantasma di una crisi umana possa indurre lo Stato a desistere dall’attuare il progetto – un fantasma che, stando alla negazione del ministro Galant, non esisterebbe affatto.

Rosa Ciglio

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