Teheran, assalto all’ambasciata dell’Arabia Saudita

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Alta tensione, nella notte, tra Arabia Saudita e Iran. La sede dell’ambasciata saudita a Teheran è stata presa d’assalto e in parte incendiata dalla folla, inferocita per l’esecuzione in Arabia, nella giornata di sabato, di Nimr Al Nimr, imam saudita di confessione sciita.

L’esecuzione di Al Nimr è stata accompagnata da quella di altre 46 persone, ma è stata la sua a fare più rumore: la pena capitale inflitta a un musulmano della stessa confessione dominante in Iran, fiero avversario geopolitico dell’Arabia a maggioranza sunnita, non poteva passare inosservata a Teheran. In un mondo islamico dove politica e religione spesso sono tutt’uno, infatti, l’Iran da qualche tempo si è attribuito il ruolo di guida spirituale degli sciiti, ma l’auspicio è in realtà quello di diventare presto il riferimento politico del Medio Oriente, spodestando proprio i Sauditi.

Non sfugge, perciò, che le tensioni scaturite dall’esecuzione di Al Nimr e dall’assalto di stanotte all’ambasciata saudita siano solo l’ultimo tassello di un mosaico più complesso.

I terreni di scontro tra i due Paesi sono ormai tanti e vanno dalla guerra in Siria e dalla lotta contro l’ISIS, al conflitto in Yemen e al prezzo del petrolio che Riyad tiene basso anche per penalizzare le esportazioni di Teheran.

In questo quadro difficile, si colloca dunque la figura di Al Nimr, predicatore molto influente soprattutto tra i giovani Sauditi di fede sciita: distintosi per le sue critiche politiche alla famiglia reale, è stato imprigionato più volte in quanto sovversivo e recentemente condannato a morte. La pena capitale, come detto, è stata eseguita insieme ad altre 46, quasi tutte a carico di sunniti affiliati ad Al Qaeda: ciò ha accresciuto il valore simbolico dell’esecuzione dello sciita Al Nimr, proposto all’opinione pubblica come un terrorista da giustiziare insieme ai terroristi.

La reazione delle autorità iraniane all’esecuzione è stata subito forte e sollecitata dalle proteste della minoranza sciita già in corso in Arabia: nella giornata di sabato, il portavoce del Ministro degli Esteri di Teheran aveva avvertito che l’Arabia, accusata di supportare sottobanco il terrorismo e, insieme, di uccidere i suoi cittadini che protestano pacificamente contro il Governo, avrebbe pagato presto le conseguenze delle sue “politiche irresponsabili”. Dopo gli scontri di stanotte, poi, nonostante un generale invito alla calma rivolto alla popolazione, seguito dall’intervento della polizia per respingere l’assalto all’ambasciata saudita, lo stesso Ayatollah Khamenei ha parlato apertamente di un’imminente “vendetta divinache ricadrà sui Sauditi, richiamando le coscienze dell’intero mondo musulmano affinché aprano gli occhi sulla vicenda di Al Nimr, esaltato come “martire”. Inoltre, ha rimproverato a “coloro che si professano sostenitori della democrazia” di supportare ancora Riyad, nonostante le continue e gravi violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti di cittadini la cui unica colpa, secondo Khamenei, è stata quella di fare opposizione politica. Neanche troppo velato il riferimento polemico agli Stati Uniti, tradizionali alleati dell’Arabia Saudita, che hanno deciso per ora di tenere una posizione prudente, limitandosi ad esprimere preoccupazione per la decisione di condannare a morte Al Nimr; più ferma è stata la reazione dell’Unione Europea, che, nelle parole di Federica Mogherini, aveva già ieri manifestato la convinzione che sarebbero state gravi le ripercussioni della condanna, anche in tema di lotta al terrorismo.

Anche le Nazioni musulmane più vicine all’Iran (tra cui l’Iraq e il Libano) hanno condannato sdegnate l’esecuzione dell’imam sciita, inquadrandola come un grave errore politico.

Da registrare, infine, la reazione ovviamente irritata dei Sauditi per l’intrusione iraniana in quelli che sono considerati comunque affari interni: l’ambasciatore di Teheran è stato convocato per ricevere le proteste formali “contro le posizioni adottate dal governo iraniano in risposta all’applicazione della legge islamica contro dei terroristi all’interno del Regno”.

Ludovico Maremonti

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Nato a Napoli 27 anni fa, ho conseguito la maturità classica nello storico Liceo "Sannazaro", quindi la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II". I miei interessi principali sono la geopolitica e il diritto internazionale, ma non dimentico di guardare anche ai problemi (e ai pregi) della mia terra.

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