Politica e donne: binomio perdente, ma solo in Italia!

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Da qualche giorno circolano sui social network, Facebook su tutti, alcune foto ritraenti lo stesso soggetto: una bella donna sui quarantacinque anni sulla spiaggia in bikini.
A primo impatto si può pensare che si tratti dell’ennesima donna avvenente che i social propongono quotidianamente, ma non è così. È infatti sufficiente una veloce ricerca per capire che Kolinda Grabar-Kitarović, questo è il suo nome, non è una cantante, né una showgirl, bensì la prima presidente donna della Croazia, nonché la più giovane ormai da quasi un anno.

La quarantesettenne fiumana non è salita alla ribalta delle cronache per qualche suo intervento in politica degno di nota come dovrebbe accadere , ma per una serie di scatti privati, diventati ormai virali sulla rete.

A creare un altro polverone mediatico riguardante le donne che ricoprono cariche politiche sono stati i media di casa nostra, facendo apparire l’Italia come il paese dove ogni donna impegnata in politica debba essere attenzionata dalla stampa soprattutto per guardaroba e portamento, e non per la qualità dei contenuti espressi. I media italiani riservano alle nostre onorevoli le pagine e le cronache che fino a poco tempo addietro erano di attrici e soubrette.

È possibile che tale situazione dipenda dagli eventi passati, che non sempre hanno qualificato al meglio l’immagine femminile nella politica italiana. Un esempio sono Ilona Staller, che è stata deputata al Parlamento, oppure Mara Carfagna, che prima di entrare in politica ha avuto una carriera da valletta, giungendo perfino sesta a Miss Italia.
Forse, è stata fatta di tutta l’erba un fascio, e a tal riguardo sintetizza al meglio la deputata PD Alessandra Moretti, che sostiene: «in Italia c’è un’attenzione particolare per la bellezza delle donne in politica. Quasi una deformazione morbosa, che a volte prende il sapore dello stalking mediatico. Un vizio, un tic che andrebbe analizzato con strumenti psicanalitici ancor prima che culturali». In effetti è difficile ricordare, almeno nei tempi recenti, una parlamentare per una sua proposta o per un suo intervento: i media hanno posto la loro attenzione precipuamente sui tailleur della Fornero o sul bel volto da “Madonna fiorentina” della Boschi, citando gli eventi più recenti.

Non è dunque clamoroso che si senta parlare delle donne italiane impegnate in politica molto di più sulle riviste, che sui gazzettini ufficiali.

I giornalisti, forse per mancanza di argomenti, hanno messo il naso fuori dalla porta, andando a trovare in Croazia la nuova figura su cui ricamare, di modo che, agli occhi dell’italiano medio, la presidente croata apparisse solo come l’ennesima bella presenza da buttare in politica. Difatti, oltre ai soliti spregevoli commenti di circostanza, i “più raffinati” si sono espressi con un “E noi abbiamo Renzi”.
È sempre la deputata Moretti a dare uno spunto molto interessante sul problema: «Le donne che fanno politica sono state fin qui rappresentate spesso e volentieri a partire dai vari ritrattini sulle loro mise quando non esplicitamente da gossip che hanno rasentato la diffamazione. Mai o quasi mai venivano prima le parole, tranne qualche rara eccezione».

Con la presidente Grabar-Kitarović si è perpetrato l’ennesimo atto di ridimensionamento mediatico, frutto di un paese bigotto e maschilista, che resta imperniato su posizioni vetuste e ormai superate da tantissimi Stati, da ultimo la Croazia, che ha dato una grande lezione di civiltà al nostro paese.
Fin quando in Italia le donne in politica non verranno ascoltate ed apprezzate per le loro qualità morali ed intellettuali, anziché per la loro bellezza, non si potrà avere un reale sviluppo, che al giorno d’oggi è solo formalmente enunciato, come del resto la parità tra uomo e donna.

Galileo Frustaci

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