La Musica uccisa dal consumismo

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La musica uccisa dal consumismo
La musica uccisa dal consumismo

L’aumento della velocità non ha sempre connotazioni positive. Basti pensare alla vita. Chi è che vorrebbe che il filo della propria esistenza fosse cucito in fretta? È questo uno dei casi in cui – rari- non se ne vuol venire a capo. Nessuno vorrebbe nascere e morire velocemente. Dunque, ben venga una “vita lenta”. Perché lento diventa sinonimo di lungo. Come fare all’amore. Come la felicità.

Allora cosa spinge la società odierna alla ricerca ossessiva della velocità? Quale beneficio si nasconde dietro questa forzatura della natura delle cose?

Beh, la società dei consumi, la quale in un paranoico e dantesco vortice ci fa girare tutti alla ricerca del nulla, ha tutto da guadagnare dalla velocità. Ma quando poi a farne le spese è la ricerca della bellezza, l’arte, che per antonomasia ha bisogno di tempo, cosa succede? Succede che in Italia uno dei settori per cui abbiamo sempre eccelso, la musica,  perde spessore, lentamente muore.

Negli ultimi anni vi è stata un esplosione dei così detti talent show (che letteralmente significa mostra di talenti), i quali irrompono nelle case dei telespettatori in maniera dogmatica imponendosi ed educandoci ad un certo tipo di gusto musicale. In altre parole i talent sono dei veri e propri laboratori sociali nei quali si prende un giovane (rigorosamente giovane per piacere alla folta parte di fan-girl: potenzialmente grande fetta di mercato) che debba essere più o meno carino, più o meno capace e lo si rende la Star del momento. Badate bene: solo del momento. Perché il tempo corre veloce e un artista senza spessore, con solo un bel faccino tende a far saturare il mercato.

Quindi? Quindi change, si cambia! Così si è arrivati a toccare picchi di assurdità tali che un cantante come Valerio Scanu (ve lo ricordate?) si è dovuto sentir dire a 22 anni, “non vai più forte come prima”. Ma ci si chiede: prima quando? A soli 22 anni, in quest’epoca spietata del consumismo, puoi vedere la tua carriera finita, mentre quella dei grandi artisti continua anche dopo la morte. Il motivo è evidente. Il talento potenziale che possono avere questi giovani ragazzi, selezionati in provini-farsa, scema, in quanto non  coltivato con l’indispensabile ricerca poetica che deve esserci dietro ogni Artista.

I talent show impongono generi musicali, personaggi nuovi. Preparano il mercato della musica. Il come è evidente. Attraverso la televisione. Studiano il gusto del pubblico – anche mediante i decibel degli starnazzi delle adolescenti – studiano le possibili vendite di un cantante piuttosto che di un altro, senza badare alla prospettiva, o alla maturazione dell’artista stesso. La giovane cavia viene, dopo essere apparsa in TV più volte e dopo che le proprie canzoni sono già tormentoni, spedita nella giungla del mercato: e le vendite sono assicurate. Ovviamente si raggiungono picchi di incassi elevatissimi, ma solo per brevissimi periodi. La moda passa insieme ai tormentoni e uno più bello/a e telegenico/a arriva. Il mercato musicale quindi tende ad inflazionarsi: tutti dicono tutto e nessuno dice più nulla. I veri capolavori hanno bisogno di tempo, studio, ricerca. Senza il duro lavoro è impossibile pensare di raggiungere traguardi importanti; anche il talento da solo non basta! Molti talent dal loro canto si presentano come “Scuole”. Ma in realtà cosa insegnano? Il tempo così velocizzato ha portato enormi guadagni nelle casse delle varie case discografiche che pensano più gli incassi che alla qualità; ma ha portato anche alla morte della vera musica.

Parafrasando un verso di Montale, da quando tutti parlano il mondo è diventato muto.

Antonio Setola

 

1 COMMENTO

  1. Ciao! Mi è molto piaciuto il tuo articolo e mi ha dato occasione di riflettere su qualcosa, che pur toccandomi molto, a cui non avevo dato peso e che in un certo modo avevo accolto come “verità data”. Però credo che comunque non si debba fare di tutto un erba in fascio: in alcuni casi i talent sono davvero dei buoni trampolini di lancio e qualcosa si imparerà. Pensa a Mangoni o Giusi Ferreri, che se non fosse stato per X factor farebbe ancora la commessa in un supermercato (magari per qualcuno dovrebbe tornare a farlo! ) credo che per quanto riguardi la musica, oltre al rapido susseguirsi di star, quindi un problema di tempo, ci sia anche un problema di spazio: fino a 30 anni fa il resto del mondo esisteva, ma adesso ci bombarda con qualcosa di nuovo e ci plasma con la convinzione che se non seguiamo il nuovo siamo “falliti”. Trovare della vera buona musica , delle vere belle canzoni, è proprio difficile e faticoso

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