Velo integrale: Lombardia tacciata di intolleranza

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Il vice capogruppo della Lega Nord in Regione Lombardia, Fabio Rolfi, qualche settimana fa, ha visto, in un ospedale pubblico lombardo, una donna che indossava il velo integrale.

Così ha deciso di fotografarla e di mostrarla all’opinione pubblica, condividendo lo scatto sulla sua pagina Facebook. L’immagine ha suscitato l’ira della base leghista, che ha spinto a interrogare l’assessore regionale alla sicurezza, Simona Bordanali, la quale ha successivamente dichiarato:

“Rivedremo i regolamenti all’ingresso delle donne che indossano veli islamici che, come il niqab e il burqa, coprono il volto, nei palazzi della Regione e degli enti che fanno parte del sistema regionale inclusi gli ospedali”.

La Giunta regionale, nella riunione del 10 dicembre scorso, ha vietato, per motivi di sicurezza,  di entrare nelle strutture regionali con il burqa, il velo, il passamontagna, il casco integrale o con qualunque altra cosa che copra il volto e non permetta l’identificazione.

Dopo una conferenza con il ministro Poletti, il governatore della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha affermato:

“Noi abbiamo un regolamento che stabilisce le condizioni per entrare negli ospedali, il regolamento non prevede espressamente di vietare l’ingresso a chi è mascherato o porta il velo. Ma la legge nazionale c’è e lo adegueremo”.

Infatti, dopo la riunione della Giunta, Maroni stesso ha confermato che è stata approvata la modifica al regolamento per l’accesso alle strutture regionali, tanto voluta dalla lega, seguendo la corrente antislamica rafforzatasi dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre. Nel modificare il regolamento si è preso spunto dalla legge nazionale in vigore che prevede l’obbligo di essere riconosciuti. Il fatto che non si possa entrare negli edifici regionali a volto coperto implica che chi controlla gli ingressi degli ospedali, ad esempio, ha il potere di decidere di non far entrare una donna che indossa il burqa, anche se in difficoltà.

Sono state ovviamente  critiche le opposizioni, in particolare nella persona di Enrico Brambilla, capogruppo PD in Regione Lombardia, il quale ha dichiarato:

“la Lega sta solo fomentando una guerra di religione, oltretutto arrogandosi competenze che non ha su temi che sono, e devono essere, regolati a livello nazionale”.

Ha in seguito aggiunto che “questa politica della contrapposizione serve solo ad esacerbare gli animi ed è ciò che fa comodo agli islamisti radicali”.

Poi le dichiarazioni di Sara Valmaggi del PD:

“Non saremo mai tifosi del burqa o del niqab, ma da qui a dire che chi lo porta non può essere curato o non può fare visita al proprio figlio ricoverato ce ne passa. Non sarà certo un regolamento regionale a disciplinare una materia di competenza nazionale”.

Insomma, la confusione fa da padrona e, come spesso accade, esponenti di fazioni diverse sembrano avere opinioni differenti anche su argomenti legislativi che dovrebbero essere dati di fatto secondo un’affermata corrente giuridica.

Tuttavia il regolamento è stato modificato ed è stato messo un potere enorme nelle mani degli addetti alla sicurezza, che si spera agiscano utilizzando il buonsenso più che con l’intento di far rispettare la legge.

Infatti è vero il burqa o il niqab sembrano degli indumenti che ridimensionano la libertà femminile, che rendono la donna succube dell’uomo, tuttavia la civiltà non consiste nel fare necessariamente proprie le tradizioni delle altre culture quanto nel rispettarle. Quindi sarebbe un segnale di civiltà far scegliere a chiunque di vestirsi nel modo che vuole e non fargli pesare la sua scelta. Per quanto riguarda le sicurezza, invece, è ovvio che devono esistere delle misure forti volte a tutelare l’incolumità della collettività, ma queste non devono intaccare la libertà di nessuno.

Alessandro Fragola

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Alessandro è uno studente di lettere con la passione per la lettura e la scrittura. Lo affascinano la filosofia e la psicologia, ma anche lo sport, la politica e la musica. Non mangia carne e disprezza la violenza in ogni sua forma. Odia i luoghi comuni, da quelli che riguardano lo sport fino a quelli inerenti a tematiche più importanti. Si propone di esporre con chiarezza e correttezza gli argomenti trattati nei suoi articoli.

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