Platini rinuncia a correre per la presidenza FIFA

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Platini
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Michel Platini ha deciso di ritirare la sua candidatura alla presidenza della Fifa. L’annuncio arriva dallo stesso Le Roi, il quale, in un’intervista a L’Equipe, spiega come la sua decisione di non correre più come sostituto di Joseph Blatter alla guida della Fifa sia stata dettata dall’imminenza delle elezioni del prossimo 26 febbraio, troppo vicine per ribaltare il verdetto del comitato etico dello scorso 21 dicembre e fare quindi un’adeguata campagna elettorale.

Non mi presenterò per la presidenza Fifa. Ritiro la mia candidatura. Non posso più farlo, non ho il tempo né i mezzi per vedere gli elettori, incontrare le persone e battermi con gli altri candidati. Mi ritiro e scelgo di dedicarmi alla mia difesa contro un rapporto in cui si parla di corruzione, falsificazione e altro”. È il dribbling più prevedibile della carriera di Platini, che ha capito di aver perso questa partita e ha così deciso di concentrare le sue forze sui ricorsi per il suo reintegro nel mondo del calcio.

Roi Michel, insieme al numero uno della Fifa ‘Sepp’ Blatter, è stato di fatto defenestrato poco prima di Natale dal giudice Hans-Joachim Eckert, che presiedeva il comitato etico della Federazione internazionale del pallone, dopo che era stata aperta un’inchiesta da parte del procuratore generale elvetico per gestione fraudolenta e appropriazione indebita proprio sull’ex numero uno della Fifa.

Ciò per cui Platini è stato tirato in ballo è stato un pagamento di 2 milioni di franchi svizzeri in suo favore per una consulenza svolta per la Fifa tra il 1998 e il 2002, ed autorizzata da Blatter, senza che vi fosse una base legale nell’accordo sottoscritto tra le parti, e senza nessuna traccia nei bilanci Fifa. Semplice gentlemen’s agreement per Blatter, in pratica un accordo verbale tra gentiluomini. Non valido, però, per i giudici, i quali, pur non ravvisando corruzione (sarebbe significata radiazione) hanno deciso di sospendere l’uomo più potente del mondo del pallone e colui che era ad un passo dal diventarlo per 8 anni da qualsiasi incarico nella governance del mondo del calcio (il che significa dire addio alle stanze dei bottoni di Nyon), più una multa rispettivamente di 50 mila e di 80 mila franchi svizzeri.

Se però per Blatter, alla soglia degli 80 anni e comunque già dimissionario dalla presidenza Fifa, significa solo una brutta uscita di scena dal mondo del calcio dopo 5 mandati da presidente durati 17 anni all’incirca, per l’ormai ex numero uno della Uefa la sentenza è diventata un macigno, che ha spento ogni ambizione di potere proprio nel momento in cui niente avrebbe potuto impedirgli di prendere il posto del ‘grande vecchio’ del calcio. Anzi, in proporzione è stata una sentenza molto più pesante di quella inflitta a Blatter.

E Platini proprio non l’ha digerita, a cominciare dalla sua linea difensiva (ritenuta però poco convincente dal comitato etico). L’ex fuoriclasse della Juventus aveva provato a spiegare l’esistenza di una tracciabilità del pagamento a quell’incarico in alcuni vecchi verbali delle riunioni della Fifa, e perfino il pagamento delle tasse versato al fisco francese. In più, Platini ha rifiutato di presentarsi all’audizione davanti ai giudici poiché convinto che quello imbastito contro di lui fosse un processo politico, una messinscena pilotata per eliminarlo dalla corsa alla presidenza della Fifa. E soprattutto il tentativo di Sepp Blatter, a volerla leggere tra le righe, di tirarlo a fondo con sé dopo che, da figlioccio, Platini si è trasformato nel suo peggior nemico pronto a soffiargli la presidenza alla prima difficoltà.

Per questo, sin dall’emanazione della sentenza, Platini ha dichiarato di voler ricorrere alla commissione, al Tas di Losanna e se necessario anche alla giustizia civile, quantomeno, a detta sua, per avere un giusto processo. “Scelgo di dedicarmi alla mia difesa” ha continuato Platini “e devo occuparmi dei ricorsi, seguire i procedimenti: aspettiamo ancora le motivazioni, poi ci sarà la commissione presieduta da Domenico Scala, a detta del quale ho falsificato i miei conti e la cosa non promette affatto bene. Quindi ci sarà il Tas: combatterò come ho sempre fatto nella vita”.

Il passo indietro di Platini a questo punto lascia spazio ad un’altra candidatura forte, proveniente sempre dal mondo Uefa: Gianni Infantino, italo-svizzero, segretario generale dell’Uefa e braccio destro dello stesso Platini. Il quale, il prossimo 26 febbraio, nell’assemblea straordinaria convocata per eleggere il nuovo presidente della Fifa, sfiderà il principe Ali Bin Al Hussein di Giordania, già candidato contro Blatter lo scorso anno; Tokyo Sexwale, politico sudafricano, uomo d’affari ed ex prigioniero politico; Jerome Champagne, ex vice segretario generale della Uefa, e lo sceicco Salman bin Ebrahim Al Khalifa, presidente della Confederazione calcistica asiatica. La votazione, che per la prima volta non ha un favorito in partenza, si svolgerà a scrutinio segreto, con tutte le 209 federazioni appartenenti alla Fifa al voto. La speranza è sempre quella : che il calcio torni ad essere lo sport più bello del mondo.

Michele Mannarella

Fonte virgolettati : iltempo.it, gazzetta.it
Fonte immagine in evidenza : lastampa.it

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