Addio caro Ziggy, caro Duca, caro David

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1976: David Bowie poses for an RCA publicity shot in 1976. (Photo by Michael Ochs Archives/Getty Images)

Stamattina quando ho aperto gli occhi non avrei mai immaginato di ritrovarmi in un mondo diverso, un mondo che non ha più il suo David Bowie lì dove deve stare.

Probabilmente nessuno 70 anni fa avrebbe mai potuto pensare che questo pallido e magro ragazzetto di Brixton, figlio di una cassiera del cinema e di un reduce di guerra, avrebbe sconvolto per sempre il mondo della musica. Nessuno avrebbe forse mai potuto prevedere che quel ragazzo pallido ed un po’ strano che suonava la chitarra folk, un giorno sarebbe stato Ziggy, poi Duca Bianco e poi ancora chissà che cosa. Forse all’inizio si intuì che aveva talento, ma nessuno sapeva che sarebbe diventato una vera e propria leggenda del rock capace di fare tendenza ed affascinare con la propria musica e con il proprio stile. Un androgino, un alieno, un duca, un arlecchino e poi ancora, si può dire che ci sia stato un Bowie per ogni stagione, perché Bowie non è mai stato fermo a godere del proprio successo o a cullarsi sul proprio genere. Bowie ha vissuto sempre con il gusto di ricominciare da zero, reinventarsi in continuazione, adattarsi ai tempi che cambiano ma sempre senza perdere se stesso. Ma poi, chi era Bowie?

Se dovessimo scrivere la sua biografia allora potremmo dire che David Bowie nasce l’8 gennaio 1947 come David Robert Jones a Londra da Margaret Mary Burns ed Heywood Stenton Jones, nel quartiere di Brixton. Potremmo a questo punto dire che fin da piccolo David coltivò la passione per la musica e che apparve per la prima volta nel mondo della musica con un album omonimo nel 1967 fatto per lo più di canzoni pop folk; potremmo aggiungere che portava i capelli a caschetto ed indossava una camicia ed aveva l’aspetto da bravo ragazzo tipico dei cantanti del periodo. Potremmo ancora dire che dopo quel primo approccio, forse un po’ timido e certamente di scarso successo, il nostro amato David non solo non si tirò indietro, ma capì perfettamente di cosa avevano bisogno i giovani inglesi verso la fine degli anni ’70: una fuga dalla realtà, una trasgressione sempre più intensa. Fu così che il bravo ragazzo con la chitarra si fece crescere i capelli, prese in mano i sintetizzatori e a poco a poco fu Space Oddity; le sue sembianze cambiarono sempre di più, si tinse i capelli di rosso, mise il rossetto e divenne quell’indimenticabile Ziggy, incubo dei genitori inglesi, sconvolti dall’ambiguità sessuale di questo personaggio sempre più androgino e promiscuo.

Poi arrivò il successo, quello vero che ti corrode dentro e che spinse il giovane David verso gli eccessi e verso l’eroina: potrebbe essere uno dei tanti e morire sul ciglio della strada assieme alla fine della psichedelia. Ma questo non è mai stato David Bowie, lui è furbo, incredibilmente dotato con la musica e capace di scrivere un successo dopo l’altro con una naturalezza che pochi hanno. Ed allora sapete che fa? Ammazza letterlamente il suo personaggio più riuscito, quello Ziggy che lo ha reso famoso, con The rise and the fall of Ziggy Stardust and spiders from Mars del 1972 e decide che è ora di rinascere ancora una volta.

Passano anni e nuovi esperimenti e David è sempre lì, sempre chiaccherato, sempre al centro dell’attenzione; ha fatto molti lavori dopo Ziggy, ma indubbiamente un altro periodo che lo ha consacrato nel mondo della musica rock è quello che ebbe inzio nel 1977 con Heroes, un successo di critica e di pubblico che è ancora oggi considerato una pietra miliare della musica. Per spiegare ciò che è stato David Bowie, quante trasformazioni ha affrontato, quanta fama lo ha accompagnato durante questi quasi 70 anni di vita, ci vorrebbero pagine e pagine, ore ed ore e già in questo momento chissà quanti stanno scrivendo come me un ricordo di questa leggenda che è pure un uomo come noi, ma la cui morte non riesce a lasciare nessuno indifferente.

Quindi, mi fermo e dico che David Bowie ha continuato fino all’ultimo momento a buttare giù spartiti e registrare musica, alla faccia del cancro, alla faccia della vecchiaia e delle mode ed ha pubblicato un album dal titolo Black Star perchè al nostro amato David non è mai piaciuto stare a guardare mentre gli altri lavoravano, ed il suo pubblico più affezionato non ha mai sopportato di vedere passare più di un paio d’anni senza nemmeno un nuovo singolo del Duca. Eppure da oggi è così e stavolta la vita gli ha fatto un brutto scherzo, se l’è voluto portare via dopo che aveva da poco annunciato il proprio definitivo ritiro dalle scene, perchè forse nemmeno la vita poteva sopportare un David Bowie a godersi la pensione con i nipotini a legger le favole.

Antonio Sciuto

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