Da Syriza a Podemos: la nuova Sinistra Europea

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In un articolo sul quotidiano greco Efimerìda ton Syndaktòn ripreso da Il Manifesto, Alexis Tsipras anticipa in parte il messaggio di fine anno al popolo greco, con parole di determinazione e di speranza, ma spiegando i presupposti sui quali si basa il suo secondo governo.

Ripercorrendo tutte le fasi del suo primo mandato, il premier ellenico individua un filo rosso con questa nuova fase alla guida del Paese,  caratterizzata dall’applicazione del Terzo Memorandum.

È una mutazione genetica, quella di Syriza, che ha provocato forti malumori nelle sinistre che hanno un legame più saldo con la “tradizione” del ‘900, il cui carattere nostalgico ha loro impedito di essere protagonista della politica.

Nonostante tutto, la stampa tedesca riconosce al primo ministro la sua salda popolarità nella politica greca e il suo partito è il più votato in Grecia, nonostante le proteste sempre più roventi con la prosecuzione del piano di salvataggio.

È uno Tsipras che, come di fronte alle opposizioni nei question time, rivendica la bontà del suo operato, ma rifiutando qualsiasi tono trionfalistico:

«le condizioni, ovviamente, sono difficili. La legge finanziaria votata dal parlamento greco, a condizioni e limitazioni date, ha costituito un complesso esercizio di redistribuzione. Tuttavia, all’interno di un quadro di austerità molto stretto, imposto dall’accordo firmato, abbiamo fatto in modo di potenziare le risorse per la politica sociale per 820 milioni di euro, i finanziamenti per gli ospedali per 300 milioni di euro, il programma di investimenti pubblici per 350 milioni, e anche di sostenere le necessarie assunzioni nella scuola, come anche la creazione di 200 mila nuovi posti di lavoro.
Ovviamente, è più semplice e comodo denunciare, rimanendo al sicuro, la politica del governo, insieme alla dirigenza dei sindacati che ha preso subito posizione a favore del sì al referendum di luglio, ma questa pratica non può riuscire a creare un progetto e neanche, ovviamente, una politica di sinistra. La politica di sinistra è data dalla lotta per proteggere le pensioni, per la difesa dei più deboli, per il diritto al lavoro, per ristabilire la giustizia e la democrazia.»

Queste dichiarazioni rispecchiano i principi che hanno ispirato il programma parallelo per tutelare i meno abbienti, e una riforma delle pensioni che, contro ogni aspettativa, allunga l’età pensionabile a 67 anni senza tagli, come dichiarato in campagna elettorale.

Questa manovra dimostra la capacità di Syriza di mediare piuttosto che rischiare di appiattirsi, nel dibattito europeo, tra la ripresentazione degli errori del passato e l’accettazione passiva della globalizzazione e della cancellazione di ogni forma d’intervento contro la povertà; anzi, come afferma il suo capo di governo:

«la sinistra deve saper affrontare sfide complesse, costruire soluzioni alternative, giorno per giorno, passo dopo passo, cercando alleanze politiche e sociali. Senza farsi tentare dal comodo e facile richiamo del ritorno o dell’eterna permanenza all’opposizione.»

È proprio l’idea di politica comunitaria di Tsipras e del suo partito ad aver raggiunto i migliori risultati.

L’inaspettata disponibilità dei socialisti ad un’alleanza antiausterità con Podemos in Spagna, come in Portogallo, è dovuta a quella vocazione alla ricerca di alleanze con le forze progressiste, con coscienza dei rapporti di forza e facendo valere la propria credibilità e i propri programmi.

La sinistra di Tsipras e Iglesias ha saputo anticipare Landini sul concetto di Coalizione Sociale, lasciando i propri partiti di provenienza.

Entrambi decidono di rifondare la propria parte politica unendosi con movimenti sociali e piattaforme civiche progressiste, ispirandosi tanto al Venezuela di Chavez quanto a Pietro Ingrao e a Enrico Berlinguer.

Contrariamente ad una sinistra italiana (non solo l’omonimo gruppo parlamentare) incapace di rendersi autonomo dal PD, alleato di Angela Merkel in Europa e a Roma protagonista di Mafia Capitale.

Eduardo Danzet

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