Colonia fa riemergere l’odio in Germania

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Colonia non è una città medievale, anche se sembra che in questi giorni si stia tornando indietro di secoli: bande di lanzichenecchi terrorizzano la città e assalgono le donne, mentre l’arcivescovo-elettore dichiara la città «cosmopolita e tollerante» ed il potere imperiale non riesce a farsi sentire presente.

Il ministro degli interni del Land della Renania Settentrionale-Westfalia, Ralf Jäger (SPD), ha accusato la polizia di Colonia di non essere stata in grado di prevenire: nessun rinforzo sarebbe stato richiesto per la notte di Capodanno e non è stato corretto il modo con il quale la cittadinanza è stata messa al corrente delle immagini, per poi aggiungere che quasi tutti i sospetti sono immigrati. Ciò è costato, venerdì, il posto al capo della polizia di Colonia.

Secondo le ricostruzioni di Jäger, nella notte di San Silvestro più di un migliaio di uomini mediorientali e nordafricani riuniti nel piazzale della stazione, in maggioranza aggressivi ed ubriachi, in piccoli gruppi avrebbero aggredito sessualmente, minacciato e derubato le donne, «in preda a fantasie sessuali di onnipotenza».

La polizia ha un quadro variegato della situazione tra le 21 e la nottata, e ciò pesa nelle accuse della CDU contro il governo regionale: «I rapporti delle polizie cittadina e federale e le testimonianze indicano che i colpevoli sono quasi tutti immigrati nordafricani e mediorientali». Molti poliziotti sembrano soffrire il fatto di non essere stati in grado di proteggere così tante vittime. Jäger ha aggiunto che sarebbe irrealistico credere che «tutti i profughi e i richiedenti asilo siano agnelli innocenti», ma che anzi «non saranno tollerate zone di mancanza del diritto», per impedire che atti come quelli di Capodanno si ripetano nel celebre Carnevale o sui posti di lavoro, mentre la polizia ha ammesso la propria impotenza.
I 19 sospettati sono 10 richiedenti asilo e 9 immigrati clandestini: tra essi 14 provengono da Marocco e Algeria, e nessuno risiede a Colonia.

La notte di San Silvestro i fatti di Colonia hanno provocato almeno 516 denunce per molestie sessuali e furti, ma non sono gli unici in terra tedesca: a Bielefeld (Renania Settentrionale-Westfalia) circa 500 persone hanno forzato l’ingresso di una discoteca, molestando conseguentemente molte donne, e per gli stessi motivi si registrano anche 133 denunce nella città-Land di Amburgo, storicamente di sinistra e aperta ai traffici di merci e persone.

Il 13 marzo si vota in tre Länder su sedici: Renania-Palatinato, Baden-Württemberg e Sassonia-Anhalt, e i partiti della Große-Koalition temono di perdere terreno a vantaggio dei populisti di Alternative für Deutschland, nonché dei neonazisti del NPD e di PEGIDA. Dopo le aperture di Angela Merkel che le sono valse la candidatura al Nobel per la pace, infatti, la nuova chiusura è invocata dalla base della CDU ed è supportata anche dalla sua branca cattolica bavarese, la CSU, tanto che la Bundeskanzlerin ha dichiarato che «non possiamo accogliere altri profughi senza prima integrare quelli già presenti».
I fatti di Colonia sono in grado di accelerare un cammino di riforma più stringente del codice penale, al punto che molti casi di molestie sessuali attualmente non puniti, come la coercizione e le “palpate”, potranno essere sanzionati anche con l’allontanamento forzato. Anche in casa SPD sanno che, come nel recente passato, la mancanza di sicurezza interna – non una priorità per i socialdemocratici – è in grado di far pendere l’ago della bilancia elettorale verso destra, e stavolta il vecchio partito rosso non vuole ripetere gli errori pagati a caro prezzo in passato: il leader Sigmar Gabriel è infatti favorevole al rimpatrio dei richiedenti asilo criminali.

La società tedesca è divisa: se nel Münster è stato lasciato un ordigno incendiario davanti ad un campo profughi e in Svevia si sono registrate risse tra algerini e siriani, 700 persone sono scese in piazza ad Dreieich, in Assia, contro il razzismo. A fare da contraltare a ciò il bipolarismo di Colonia, dove sabato sono scesi in piazza sia gli antifascisti, sia le femministe, sia PEGIDA insieme agli HOGESA, gli hooligans contro i salafiti.

Lunedì 11 a Lipsia i raid durante il corteo di PEGIDA sono slegati dal movimento anti-islamico ma legati a neonazisti vicini al tifo organizzato locale: in migliaia gli ultras in piazza in serata. Gli hooligans si sono resi responsabili di raid, nella stessa serata, anche a Colonia. Il Presidente del Consiglio dei musulmani tedeschi denuncia una nuova dimensione di odio contro gli islamici, mentre la scandalistica Bild, nota per non essere esattamente attendibile, pubblica 13 pagine con le descrizioni di ogni violenza, minuto per minuto.

Mentre i musulmani temono per la propria incolumità e si promuovono appelli per tutelare gli innocenti e non permettere che questi fatti, pur gravi, modifichino le politiche sui profughi, sabato a Colonia nelle manifestazioni contemporanee si sono registrate tensioni con la polizia: ancora una volta gli hooligans sono entrati in contatto con le forze dell’ordine, che hanno indirizzato gli idranti verso PEGIDA, così come ci sono stati momenti di scontro tra polizia e autonomi.

Quello che emerge ancora una volta è come con i fatti di Colonia chiunque, tanto a destra quanto a sinistra, abbia strumentalizzato per i propri interessi ideologici o elettorali gli atti, certamente gravi, di un branco di ubriachi che ha perso il controllo e le carenze di un sistema di sicurezza che, ancor più dopo gli attentati di Parigi, mostra tutte le sue falle.

Dopo Ungheria e Polonia, dopo i Paesi dell’Est, dopo i ripensamenti dei Paesi baltici, il profilo che si va delineando nel Vecchio Continente è quello di una chiusura condivisa tanto da rumorose minoranze quanto dai Governi, e che trovano nelle maggioranze silensiose una preziosa sponda.

Simone Moricca

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