Lettera contro la guerra

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Lettera contro la guerra

A molti (…) può accadere di ritenere che ogni straniero è nemico. (…) quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza.

Sono lontani i tempi dell’asse Roma-Berlino. Ma le parole di Primo Levi scritte nel suo capolavoro, Se Questo è un Uomo, sono attualissime.

È bene ricordare – la storia insegna – che pure gli italiani hanno conosciuto l’emigrazione, la Grande Emigrazione italiana, per la povertà diffusa in gran parte del paese. Ma è una Patria la terra dove non si riesce a vivere del proprio lavoro? La risposta è no. Anche oggi l’idea che esista un altrove con maggiori possibilità di vita dove emigrare è forte. Eppure, consideriamo un affronto alla nostra morale, la quale fonda su discutibili basi, la massiccia immigrazione subita dal nostro paese. Dovremmo essere lusingati dal fatto che il posto dove viviamo sia meta prescelta.

Ma la verità è che un luogo vale l’altro per chi scappa o fugge da condizioni di vita che con la vita hanno poco da spartire: invivibili.

“Non fate come la rana che in fondo a
images (2)l pozzo, guarda in su, e crede che il cielo che vede sia tutto il cielo possibile”.
Così scrive Tiziano Terzani alla fine di un suo articolo raccolto nel libro Lettere contro La Guerra. L’articolo in questione fu scritto in risposta al cieco odio della Fallaci sputato su carta. Cosa vuole dirci Terzani? Semplice: Che è inutile guardare il mondo con la nostra sola prospettiva; credere che il diritto all’emigrazione sia solo nostro. Credere che chi sia straniero, sia per conseguenza ineluttabile nemico. Non potrebbe essere fonte di arricchimento?

Come mai in quest’ultimo periodo, in virtù nei recenti avvenimenti, si sia scelto di ristampare la Fallaci, e non siano state riesumate le perle di Terziani non è un mistero. Il sentimento umano più diffuso è propriamente il razzismo.

La Guerra: il razzismo è  connesso strettamente alla guerra. Infatti basta studiare un po’ di storia per rendersi subito conto che alla base di ogni guerra c’è l’odio verso il nemico, il quale è rigorosamente straniero. Anche nel ventunesimo secolo, dopo ecatombe su ecatombe, non si è arrivati ad intuire la stupidità di tutto questo. L’intuizione è una capacità dell’intelletto: intelligente, deriva dal latino intelligere che significa capire, intuire.

La Guerra ha chiaramente cambiato struttura e aspetto. Ci appare lontana, non sembra appartenerci. Quella stessa guerra creata da noi: dall’imperialismo occidentale, anche definito “americanizzazione“. Si stenta a credere che la guerra ora in atto sia una conseguenza delle politiche occidentali. È più facile pensare che loro, i nostri nemici, siano animati da uno spirito religioso guasto, perché guasto è il testo sacro che li anima. Ma l’uomo occidentale in giacca e cravatta che ha scelto di arricchirsi sulle spalle dei nordafricani e degli arabi è agli occhi dei nostri vicini, terrorista tanto quanto il kamikaze di turno. Inoltre sono entrambi assassini. Eppure consideriamo normale il primo e scandaloso il secondo.

La guerra cambia aspetto proprio perché non viene più percepita come guerra, e questo permette di veicolare il pensiero della dormiente opinione pubblica e di educarlo al punto di vista che fa più comodo. 

Il modo per non permettere alla stupidità umana di fare altri danni risiede nel cessare di credere in maniera manichea che esista una popolazione buona e un’altra cattiva. Bisognerebbe combattere le loro ragioni con la ragione. Isolarli e far cadere i motivi del loro odio. In primis, smettere di credere che la nostra civiltà sia migliore della loro.

Antonio Setola

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