Sanità, la Campania cola a picco

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Sanità Campania a picco
Sanità Campania a picco

Tagli al personale, depotenziamento di reparti specializzati d’eccellenza, mancanza di ambulanze, pronto soccorso che vengono soppressi: questa la situazione attuale della sanità campana.

Nelle stanze dello spazio occupato Zero81 (nei pressi del monastero di Santa Chiara), si è tenuta un’assemblea per discutere dell’emergenza sanitaria nella nostra Regione, a cui hanno partecipato operatori del settore (medici e infermieri), utenti e persone comuni che hanno preso coscienza della vergognosa ed inaccettabile situazione in cui versano le Asl e gli ospedali.

Quello che è saltato subito all’occhio è la paradossale mancanza, nel centro storico, di un ospedale in grado di accogliere i degenti in reparti specializzati e che sia, contemporaneamente, munito di un pronto soccorso efficiente. Il San Gennaro è praticamente quasi chiuso, l’Ascalesi e il Pellegrini non riescono assolutamente a sopperire ai bisogni e alle emergenze dei tanti abitanti del centro storico partenopeo. A questo si aggiunge l’emergenza dei quartieri periferici, di cui l’esempio più lampante è l’ospedale San Paolo: la struttura dovrebbe, in teoria, coprire un bacino d’utenza di trecentomila persone (i quartieri di Fuorigrotta e Bagnoli) e invece ha visto depotenziare la proipria capacità d’accoglienza (da 300 a 120 posti letto), nonché la soppressione di alcuni reparti, un tempo d’eccellenza (ginecologia).

Si sta manifestando una situazione assurda”, afferma un operatore della sanità pubblica, “Ospedali da prima linea come il San Paolo vedono depotenziare tutte le loro funzioni e poi, ospedali inutili come il Policlinico (il centro di potere della casta dei medici in Campania), vedono destinarsi fondi totalmente inutili, data la funzionalità che ha questo ospedale. Al Policlinico ci sono alcuni reparti che hanno 3-4 posti letto e due primari. Tra poco diventeranno più i primari che i posti letto. È assurdo che in un ospedale così non si lavori ed, invece, in un ospedale come il Cardarelli (da anni il massimo ospedale campano) ci si ritrovi nei corridoi con tre file di barelle, a causa della mancanza di posti nelle stanze.”

La cosa che appare chiaramente è l’intenzione di lasciar morire il settore pubblico a favore della sanità privata.

Ad essere paradossale, non è solo il fatto che alcuni medici, operatori del settore pubblico, indirizzino gli utenti verso i loro studi privati”, dice un medico, “Ad essere paradossale è il fatto che la sanità pubblica è diventata procacciatrice d’affari per i privati. Nei prossimi anni gli ospedali non serviranno ad altro che a fare il lavoro sporco: accoglieranno le persone nei pronto soccorso e poi, a causa dell’impossibilità di accoglierli negli ospedali, saranno costretti ad indirizzarli verso specialisti che offrono prestazioni private.”

Chi non ha i soldi non potrà curarsi. Anche la salute passerà in secondo piano a causa della povertà. Già adesso, in effetti, rivolgersi al settore pubblico è diventata cosa non per tutti: la Campania è inspiegabilmente la Regione che paga i ticket sanitari più alti in Italia, ben 57 euro.

La cosa più importante da fare per il futuro sarà la prevenzione”, afferma il dottor Manlio Converti, psichiatra, “Dobbiamo fare in modo che la gente non debba neanche avere l’esigenza di rivolgersi alla sanità pubblica. Faremo delle massicce campagne nei vari settori, così che i cittadini non diventino utenti”.

Purtroppo la realtà è quella che padre Alex Zanotelli ha più volte illustrato: “Esistono due Napoli: la prima, quella ricca, non avrà problemi a curarsi e a condurre la propria, dignitosa vita. La Napoli povera invece, è quella destinata a non potersi prendere cura della propria vita, a soccombere alle ingiustizie dei potenti”.

Domenico Vitale

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