Martin Luther King, 87 anni dalla nascita

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Martin Luther King

15 gennaio 2016. Ricorre quest’oggi l’ottantasettesimo anniversario della nascita di Martin Luther King, uno dei personaggi di maggiore spessore nella storia dell’umanità ed, in assoluto, l’uomo al quale si deve uno dei maggiori contributi al progresso verso la civiltà.

Martin Luther King nacque col nome di Michael King Jr. ad Atlanta, il 15 gennaio del 1929, nella Georgia, stato nel Sud degli Stati Uniti, dove il problema razziale risultava percepito con particolare intensità.

L’anno stesso, il 1929, gettò nella disperazione quello che appariva come l’incrollabile colosso economico degli Stati Uniti. La Grande Crisi, col collasso della Borsa di Wall Street, mise in ginocchio il Paese, trascinando con sé gran parte delle maggiori potenze economiche del tempo. Il mondo accolse colui che avrebbe costituito uno degli astri nel progresso dell’umanità, in un’epoca oscura, tetra come la povertà, l’ignoranza, l’imminente Guerra, ed apparentemente priva di speranze nel futuro più prossimo.

Pastore protestante, politico ed attivista, ma soprattutto uno dei maggiori leader dei diritti civili, il nome di Martin Luther King viene accostato spesso a quello del Mahatma Gandhi, della cui lotta non violenta King è stato un appassionato seguace. Entrambi pacifisti, l’opera di Martin Luther King e del suo predecessore, affondano le radici nella violenza e nella segregazione razziale che hanno a lungo caratterizzato il suolo afro – americano e quello indiano.

Una lotta che parte dal passato, da quando il popolo africano subiva l’inaudita violenza della cattura da parte dei negrieri, per essere poi trasportato in catene, in condizioni disumane, sul continente americano, dove mutava in mera merce da cedere al miglior offerente.

Per due secoli il sole si levò e calò sulle teste degli schiavi chini, ingoiati dal terreno nelle piantagioni di cotone, e sfruttati come bestie sino allo stremo delle forze. La terribile Guerra di Secessione fra gli Stati Uniti del Nord, abolizionisti verso lo schiavismo, e fra gli Stati del Sud, favorevoli per economia e cultura, ha comportato una linea di svolta nella questione della segregazione razziale, con quello che può essere considerato uno dei bilanci più sanguinosi della storia.

I risultati raggiunti apparvero ben presto nella loro inconsistenza, in quanto il popolo nero fu presto rigettato nella propria condizione servile. La continua discriminazione convinse M. L. King ad affrontare il problema secondo il sentiero battuto in precedenza dal Mahatma. Sulla scia della lotta non violenta, nacque il Movimento per i diritti civili.

Noto è l’episodio che ha fatto da ispirazione all’origine del Movimento. Era il 10 dicembre del 1955, quando a Montgomery, una donna nera, Rosa Parks, rifiutò di alzarsi e di cedere il proprio posto in autobus a dei viaggiatori bianchi, ai quali era riservato. Il suo arresto determinò un sentimento di profonda indignazione e King ritenne che fosse giunto il momento di agire.

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Rosa Parks

Lo sdegno della popolazione afro-americana aveva portato a maturazione la volontà di operare in vista del raggiungimento di una più concreta civilizzazione. L’ingente opera di boicottaggio, prolungatasi per quasi quattrocento giorni, ai danni dei mezzi pubblici locali, fu solo l’inizio di una prorompente, incontenibile protestaL’aspetto rivoluzionario stava proprio nel carattere pacifico del fenomeno, che aveva precedenti simili solo nell’opera del Mahatma. Era l’inizio di una battaglia che per King si sarebbe protratta per l’intera esistenza. Fu allora che il reverendo imboccò il sentiero che avrebbe percorso, marciando sino alla morte in nome dei diritti civili.

Ben presto, King ottenne l’appoggio di numerosi sostenitori in tutto il mondo.

Sul fragore determinato dalla crescente diffusione del proprio pensiero e dei propri ideali, nel 1957 egli fondò la Southern Christian Leadership Conference.

Dietro il coraggio dimostrato in ogni singola occasione, il popolo afro-americano prese coscienza della necessità della lotta per i propri diritti. Le parole di King impressero nella consapevolezza di tutti, l’importanza di tenere sempre bene a mente il valore di ogni singolo essere umano, rieducando l’intera popolazione americana al rispetto per l’altro.

King non si arrese, nonostante le intimidazioni e gli arresti, continuando imperterrito la sua battaglia

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Premio Nobel per la pace 1964.

Il 1963 fu l’anno che vide l’apice della propria lotta, con l’organizzazione della spettacolare manifestazione tenutasi a Washington. Più di duecentomila persone si riunirono al Lincoln Memorial per gridare al mondo il proposito di cambiare il Paese.

Parole impresse come fuoco nell’animo del popolo americano, attraverso il celeberrimo discorso, dall’incipit I have a Dream.  Il sogno che King portava nel cuore, pronunciato con il fervore di chi non teme la morte per l’affermazione dei propri ideali, il 28 agosto 1963. E quel sogno ancora oggi mantiene tutta la forza che gli consentì di imprimere una svolta fondamentale nella storia della lotta per i diritti civili americani. Un sogno contenente l’appello di King assassinato solo pochi anni dopo, il 4 aprile 1968 — per il superamento di quel fenomeno tanto mortificante per la razionalità dell’essere umano, quale figura il razzismo.

Più di cinquant’anni sono trascorsi da quando quelle parole furono pronunciate. Anni che hanno visto, e continuano a vedere tutt’oggi, incresciosi fenomeni di carattere razzista, in America, a partire dal terribile fenomeno del Ku Klux Klan (sorto sin dal 1965), alle forme più atroci praticate in Germania e non solo, con gli avvenimenti che hanno condotto sino alla II Guerra Mondiale, e ancora alla politica di limitazione dei diritti civili dell’Apartheid,  protrattasi, fra continue rivolte dei ghetti neri sudafricani, fino al 1993, con lo straordinario successo riportato da Nelson Mandela alle prime elezioni a suffragio universale che lo consacrarono Presidente della Repubblica Sudafricana.

Tuttavia, in un mondo sempre più orientato verso l’abbattimento di ogni barriera ideologica, ritorna ad aleggiare il livido fantasma del razzismo, l’antico male che consente continuamente la rinascita dell’intolleranza e dell’odio per “il diverso”, assumendo la forma di xenofobia. 

A prescindere dal fatto che risulti di importanza precipua una politica di trasparente cooperazione, di collaborazione economica e culturale svolta dai governi e dalle organizzazioni internazionali per lo sviluppo dei Paesi del Sud del mondo, tenere bene a mente il Sogno di cui parlava Martin Luther King può ancora costituire uno sprone fondamentale verso una civiltà più avanzata, focalizzata sulla forza della non-violenza, e tuttavia, continuamente obliata.  

Giovanna De Vita

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