Alfieri, padre della tragedia italiana

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Vittorio Alfieri

La tragedia è sempre stata sin dall’antichità tra i generi summa, come rilevano Aristotele ed Orazio, capace di toccare non solo una branca elitaria di pubblico, ma di essere anche espressione dell’ethos di una certa fetta della popolazione. Ciò è certamente evidente in coloro che hanno fatto di questo genere un canone trasmigrando le loro caratteristiche sulla scena. E tra i tanti tragediografi che si sono distinti nel corso della loro carriera, è doveroso ricordare, nel giorno dell’anniversario della sua nascita, colui che inaugurò lo stesso genere in Italia: Vittorio Alfieri.

Nella figura di Alfieri riscontriamo, data la ricerca di un espiare continuo, un pathos irridente che porta lo stesso poeta a circumnavigare l’Europa, cosa che contribuirà oltre che all’arricchimento del suo bagaglio culturale anche alla formazione della sua personalità: fondamentale sarà l’esperienza illuministica a cui bisogna allegare la lettura dei classici e un protoromantico sentire che strugge insieme alla perenne osservazione della storia come dialettica del conflitto, osservazione tra l’altro tipica della tragedia. E proprio la tragedia sarà il genere prediletto dall’Alfieri: tal forma letteraria in Italia, nonostante sia stata tra i massimi luoghi della riscoperta delle humanitas litterae, non aveva conseguito quella grandezza capace di rendere l’immagine del male umano, degno della linea tracciata e rintracciata da Seneca: solo l’Alfieri sarà in grado di riprendere il macabro senecano che anela in soggetti come Filippo, Saul e Mirra.

La tragedia italiana prima di Alfieri è evanescente, ricca di plastiche imitazioni canonizzate; con Alfieri la tragedia acquista il tratto di essere un vero e proprio genere in Italia anche se in maniera ancor ristretta, e lo sarà fino alla chermesse romantico-classico con il Carmagnola del Manzoni, rispettosa comunque di Aristotele, ma anche di quella complessità psicologica svestita dal carattere mitico della classicità per poter poi indagare la profondità umana e le sue innumerevoli scorciatoie.

La tragedia di Alfieri scava sulle ceneri del passato, rivolgendosi però a motivi moderni che appartengono a tutti gli uomini come la famiglia, luogo di conflitto del teatro a partire da Sofocle per giungere fino a Pirandello, o la recherce delle passioni e dei loro moti, investendo di complessità una cerchia di soggetti che progressivamente si restringe, toccando il sentimento dello spettatore il quale, isolato similmente al personaggio, osserva il suo delirio scivolare in morte. E proprio questo fa sì che Alfieri divenga emblema del titanismo dell’uomo intento a combattere con tutte le sue forze contro la spinta delle passioni.

Domenico Papaccio

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