Da bambini di strada a giornalisti: Balaknama si batte per chi non ce l’ha fatta

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Siamo sicuri che anche in questo momento, a Nuova Delhi, la realizzazione del trimestrale Balaknama stia procedendo avvolta da un clima di genuino entusiasmo: Chandni, la diciottenne direttrice della rivista, starà impartendo ordini e raccomandazioni ai propri inviati, mentre Shanna, 19 anni, sarà già sul campo a raccogliere testimonianze o a reclutare futuri colleghi.

Balaknama, ovvero “La voce dei bambini, è il giornale completamente realizzato da ex ragazzi di strada indiani, salvati da un presente di sfruttamento e lavoro minorile grazie all’intervento di Chetna, una Ong che agisce soprattutto a Nuova Delhi.

Non inganni il nome della testata: Balaknama è un giornale di denuncia e riscatto sociale. È il giornale “dei bambini”, ma i suoi articoli non sono scritti da infanti, innanzitutto perché l’età dei redattori oscilla tra i 16 e i 19 anni e poi perché chi ha la sfortuna di aver vissuto esperienze degradanti e sfiancanti come quelle di questi ragazzi si ritrova al loro termine più che mai adulto.
Il giornale si occupa dunque di chi vive oggi in quella che era anche la loro condizione, vengono raccontate le molestie, le violenze della polizia locale, i matrimoni precoci e ogni altra sorta di angheria che un bambino povero di Nuova Delhi è costretto a subire.

Dopo aver lavorato al fianco del padre come artista di strada, alla morte di questo, Chandni per poter vivere cominciò a raccogliere e rivendere stracci all’età di 10 anni. Shanna, invece, dovette abbandonare gli studi all’età di 9 anni per prendersi cura del padre alcolizzato. La redazione di Balaknama è composta solo da ragazzi con storie come queste, ma dalle quali, grazie al supporto di Chetna, oggi è nata una realtà che si batte perché non si ripetano.

Nonostante la rivista sia la voce dei bambini, fino a questo momento non vi è mai stato un reale tentativo da parte delle istituzioni indiane di prenderne in considerazione le richieste. Balaknama va avanti grazie al finanziamento di Chetna, e lo Stato non ha mai contribuito alle spese. Rigorosamente su carta stampata (l’on-line richiederebbe il possesso di computer e connessione), il giornale è composto da 8 fogli e ha fatto registrare un incremento della distribuzione da 4.000 a 5.500 copie nell’ultimo anno. Costa 2 rupie, ovvero 3 centesimi di euro.

Tutta la redazione di Libero Pensiero si augura che la rivista possa raggiungere i propri obiettivi e avere sempre più seguito. Un augurio che arriva da ragazzi che, come loro, credono nella forza delle parole.

Valerio Santori
(Twitter: @santo_santori)

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