Bracconaggio: l’allarme del WWF

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Nel corso degli ultimi 40 anni il pianeta ha perso il 52% delle popolazioni di numerose specie di vertebrati a causa del bracconaggio. Ogni giorno muoiono più di 70 elefanti e 200 000 squali. Ogni settimana quasi 3 tigri e 20 rinoceronti. A lanciare l’allarme è il WWF, che denuncia un giro di affari di oltre 23 miliardi di dollari legato al traffico di zanne, corni e pelli di fauna selvatica.

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Un elefante ucciso dai bracconieri.

L’emergenza riguarda numerose specie in vari continenti. Dal 1970 ad oggi le tigri sono crollate da 38.000 a 3.200 esemplari. In Tanzania negli ultimi 5 anni è stato sterminato il 60% degli elefanti (100 000 tra il 2011 e il 2013) e in Africa ne sono rimasti soltanto 470 000 contro una popolazione stimata fra i 3 e i 5 milioni nel 1900. In Amazzonia restano soltanto 3000 pappagalli ara giacinto poichè decimati a causa del collezionismo.

Per tentare di porre un freno al fenomeno dall’11 al 15 gennaio si è riunito a Ginevra il Cites (Comitato permanente della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione), parte della programma Onu per l’ambiente a cui aderiscono 181 Stati. Con oltre 30.000 elefanti africani uccisi dai bracconieri ogni anno, gli sforzi per affrontare il commercio illegale di avorio sarà ancora una volta al centro delle discussioni.

‘I piani d’azione nazionali sull’avorio sono prioritari per il WWF in quanto la loro effettiva attuazione avrebbe un enorme impatto sul bracconaggio e il traffico di avorio. Alcuni paesi, tra cui la Thailandia, hanno fatto progressi significativi, ma sono troppi i Paesi che hanno fatto poco o non abbastanza” – ha detto a riguardo la guida della delegazione del WWF Carlos Drews -‘‘Il WWF ha presentato un elenco di raccomandazioni per il Comitato permanente della CITES, comprese le richieste a Tanzania e Mozambico di indicare step e calendari precisi per la piena attuazione dei loro piani e per Nigeria, Angola e Laos di affrontare sanzioni per la loro mancanza di conformità.”

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Logo della CITES

Il Comitato ha discusso anche la situazione dei rinoceronti, dopo che la Namibia ha annunciato di averne persi 80 a causa dei bracconieri nel 2015 contro i 25 dell’anno prima.E’ tempo per la CITES di adottare lo stesso approccio per i rinoceronti che si ha con gli elefanti, applicando una pressione supplementare sui paesi più pesantemente coinvolti nel commercio illegale. Vietnam e Mozambico dovrebbero accettare le linee guida per l’azione di contrasto al traffico di corno di rinoceronte e, nel caso del Vietnam, per ridurre anche la domanda” ha sottolineato Colman O’Criodain, esperto WWF di commercio illegale di natura.

Gli altri argomenti affrontati dal Comitato sono stati il ruolo della corruzione nel traffico di fauna selvatica, la regolamentazione del commercio di esemplari allevati in cattività, il rafforzamento della legislazione nazionale in materia di specie protette, il commercio di determinate specie meno conosciute come pangolini e ghepardi e quello illegale di legname dal Madagascar. Il Madagascar deve prendere misure per fermare il commercio illegale di ebano e palissandro paragonabile in termini di valore a quello di avorio dall’Africa continentale. ”  ha detto O’Criodain.

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Isabella Pratesi, Direttore alla Conservazione di WWF Italia

Per far luce sul dramma del traffico illegale di flora e fauna selvatica il WWF ha lanciato in Italia la campagna contro il bracconaggio #DIAMOVOCE. “Gli elefanti, i rinoceronti, le tigri e tutti gli animali uccisi ogni giorno purtroppo non hanno voce e il loro massacro passa sotto silenzio. Con la nostra campagna vogliamo ‘dare voce’ alle specie più a rischio e far emergere questi massacri” ha dichiarato Isabella Pratesi, direttore Conservazione del Wwf Italia

Per maggiori informazioni a riguardo e per sostenere l’azione WWF e i progetti a riguardo visitare il sito: www.wwf.it/diamovoce

Vincenzo Nicoletti

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