Oxfam: l’economia mondiale a servizio dell’1%

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Se prima c’era almeno il dubbio, ora è ufficiale: secondo il nuovo rapporto dell’Oxfam sulle diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza, non solo l’1% della popolazione mondiale possiede una ricchezza superiore a quella del restante 99%, ma secondo un altro dato le appena 62 persone più ricche detengono in totale la stessa ricchezza della metà più povera del Pianeta (3,6 miliardi di persone!) e il divario sta aumentando.

Non è una bella notizia, di certo, ma i dati forniti ieri dalla Rete di associazioni non fanno che fotografare una tendenza dell’economia globale già nota da tempo: nel 2010 la ricchezza della metà più povera della Terra veniva equiparata da 388 miliardari, scesi a 80 nel 2014, fino ai 62 paperoni del 2015. Se la tendenza sarà confermata anche nei prossimi anni nel 2020 saranno solo 11 persone a detenere più della ricchezza di 3,6 miliardi di persone.
In più si è calcolato che la ricchezza delle 62 persone è aumentata del 44% dal 2010 ad oggi (542 miliardi di dollari), mentre quella della metà più povera si è ridotta del 41% (circa 1.000 miliardi). Livelli di disparità tanto elevati non si registravano dagli anni ’20 del secolo scorso.

La domanda allora nasce spontanea: com’è possibile che proprio in questi anni di crisi economica e finanziaria chi era già ricco si sia arricchito ancora di più? Perché il divario è aumentato, anziché diminuire?

Un’economia che avvantaggia l’1%.

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Bill Gates, con i suoi $ 79,2 miliardi è ancora in cima alla lista delle persone più ricche al mondo. Nelle altre posizioni rispettivamente Carlos Slim Helu ($77, 1 miliardi) e Warren Buffet ($72,7 miliardi). Unico italiano in lista è Leonardo Del Vecchio, presidente di Luxottica, al n.40 con “appena” $20,4 miliardi.

Non tace, ma anzi sembra volerlo urlare a tutti, quasi a ricordare le parole di Papa Francesco quando disse che “quest’economia uccide”: Oxfam fornisce dati, statistiche, analisi, tutte a formare un quadro complessivo agghiacciante di un’economia che, quanto meno, genera disuguaglianze mostruose, spesso con la complicità o il silenzio di chi dovrebbe controllare, sanzionare, governare. 

«Invece di diffondersi gradualmente verso il basso, reddito e ricchezza sono risucchiati verso il vertice della piramide ad una velocità allarmante», continua il rapporto. «Un complesso sistema di paradisi fiscali e un’industria di gestione patrimoniale in ascesa permettono a queste risorse di rimanere intrappolate in alto, fuori della portata della gente comune e senza ricaduta alcuna per le casse pubbliche degli Stati. Secondo una recente stima 37.600 miliardi di dollari di ricchezza individuale (più dei PIL di Regno Unito e Germania messi insieme) sono attualmente custoditi offshore».

Disuguaglianza che cresce e viene alimentata anche nelle differenze di genere: basta notare che delle 62 persone più ricche al mondo solo 9 sono donne per avere il sentore che l’emancipazione femminile è spesso mera enunciazione teorica fin’anche nei civilissimi paesi occidentali, dove in media la retribuzione femminile a parità di lavoro è sempre minore rispetto ai colleghi uomini.

E i problemi per la metà del mondo povera non mancano nemmeno dal punto di vista ambientale, visto che «vivono nelle aree del mondo maggiormente esposte agli effetti del cambiamento climatico», essendo però  «responsabile di appena il 10% delle emissioni globali».

L’1% italiano.

Ebbene si, per evitare qualsiasi benaltrismo, Oxfam ci ricorda che «anche se ci sentiamo assolti siamo lo stesso coinvolti», e, anzi, chi meglio del Bel Paese quando si parla di evasione e di paradisi fiscali?

In un rapporto specifico sul caso italiano i risultati confermano i trend globali: nel 2015 la distribuzione della ricchezza nazionale netta vede il 20% più ricco degli italiani detenere il 67,7% della ricchezza nazionale, il successivo 20% controllare il 18,3% della ricchezza, lasciando al 60% più povero dei nostri concittadini il 14% di ricchezza nazionale.

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Le cause e soluzioni.

Tra i principali fattori a causare questo disastro economico ci sarebbero, secondo Oxfam, la divergenza crescente tra compensi e salari, e in particolare tra lavoratori medi e dirigenti: «Mentre la retribuzione di molti lavoratori è in stagnazione, quella dei top manager è aumentata enormemente. […] L’amministratore delegato della più importante ditta indiana nel settore informatico guadagna 416 volte di più del suo impiegato medio».

Ancor di più, si mette in evidenza come le multinazionali riescono spesso ad aggirare le imposizioni fiscali più alte, ricorrendo ai paradisi fiscali o a paesi con fiscalità agevolata: l’UNCTAD – la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo – stima in circa 100 miliardi di dollari su base annua le entrate erariali mancanti per i Paesi più poveri, mentre «per l’Italia la perdita erariale stimata per il 2012 ammonterebbe a 4.2 miliardi di dollari (soltanto da parte di sussidiarie italiane di multinazionali statunitensi)».99to1jpg-6f284e550d3dfad3

Viene così subito in mente il caso Apple, accusata di aver eluso l’IRES in Italia per una cifra pari a 880 milioni di euro nel periodo 2008-2013 e che poche settimane fa ha siglato un accordo con le autorità fiscali staccando un assegno di 318 milioni di euro.

La soluzione appare chiara, ancor più alla vigilia del World Economic Forum che si aprirà domani a Davos alla presenza di quelle stesse multinazionali, di quegli stessi 62 multi-miliardari, a porte rigorosamente sbarrate per il restante 99%: «dobbiamo esigere sistemi fiscali più equi e far chiudere le tante scappatoie fiscali […], possiamo chiedere ai governi di utilizzare i proventi fiscali per assicurare a tutti un’istruzione e servizi sanitari gratuiti e di qualità».
Il guanto di sfida di Oxfam contro la povertà è lanciato, con tanto di petizione rivolta a Matteo Renzi. Chapeau!

Antonio Acernese

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