F1 2016, Renault: a volte ritornano

0
381

Renault è la seconda casa costruttrice di automobili francese e dal 1999 è alleata con il produttore giapponese Nissan, di cui detiene circa il 43 per cento delle azioni. Storia lunga e possente quella della Losanga, che tanti di noi ricordano specialmente per i traguardi raggiunti nelle competizioni sportive. Un settore, questo, nel quale la divisione sportiva del marchio francese ha saputo sempre distinguersi, e che ha vissuto spesso e volentieri a tratti.

Ricostruire il puzzle burocratico che ha contornato il marchio Renault in Formula Uno durante l’ultimo cinquantennio, be’, non è assolutamente cosa facile. Farlo in poche righe, e soprattutto con (poca) competenza e memoria, lo è ancora di più.

(S)fortuna vuole che una bella fetta di noi sappia anche troppo bene cosa voglia dire Renault. Insomma, prendi un ferrarista, fallo nascere negli anni novanta e lo vedrai a mano a mano crescere con due, forse tre, chiodi fissi in testa: forza Schumi, madonna quanto è forte il Kaiser e in ultimo (epiteto)…Alonso lo Stronso.

Troppo giovani per capire che lo spagnolo sconosciuto che Renault aveva lanciato solo come collaudatore sarebbe diventato il più giovane bi-campione del mondo nel 2005 e nel 2006, portando altrettanti successi nel mondiale costruttori. Tornata alle corse solo nel 2002, con l’acquisto dell’ormai ex team Benetton (quello con cui, per intenderci, Michael Schumacher vinse il primo titolo nel ’95), Renault interrompeva un digiuno di gare che durava dall’86 (anno in cui Alain Prost vinceva il secondo mondiale consecutivo).

Renault
Digione, 1 luglio 1979. La Renault scrive la storia e manda a vincere la prima gara della sua storia in casa propria, con Jean Pierre Jabouille che finisce davanti, mentre alle sue spalle l’inquadrato Arnoux e Gilles Villeneuve se le davano di santa ragione. Una delle battaglie più belle della F1.

Oh, mi sa che urge un salto indietro nel tempo. Il primo ingresso della scuderia in Formula uno risale al 1977, campionato al quale Renault partecipa con una sola vettura a cinque gare (è l’unica del Circus a presentare un motore con turbocompressore). Al volante figura Jean-Pierre Jabouille, da poco laureatosi campione europeo di Formula 2, ma che a stento riesce a ottenere un decimo posto in Olanda. Passa un anno e arrivano i primi (tre) punti, che il pilota francese conquista col quarto posto negli USA. Contemporaneamente Renault vince anche la 24 ore di Le Mans e mette in cassa gli stimoli che le permettono di dedicarsi più a fondo alla F1 (in ordine arriveranno, infatti, una nuova vettura, l’ingaggio di Renè Arnoux e la prima vittoria davanti al pubblico di casa a Dijon).

Gli anni ’80 e il salto di qualità

È solo a partire dal 1983, però, mentre Alain Prost conquistava il secondo posto mondiale, che per la prima volta Lotus e Renault compaiono nella stessa frase (capiremo meglio perché sono così legate). Renault infatti estende il suo impegno diventando (solo) fornitrice di motori per altri team. Lotus, Ligier e Tyrrell montano propulsori francesi e nell’85 Ayrton Senna vince il suo primo GP con una Lotus motorizzata Renault. Che sono solo spiccioli da scambiare, se si pensa che il periodo d’oro arriverà tra il ’92 e il ’97, quando Williams-Renault fa incetta e conquista cinque titoli costruttori consecutivi.

Gli anni ’00 sono la ciliegina sulla torta, con i record di Alonso e la gestione di Flavio Briatore, che ben presto però svaniscono nel nulla. Con lo spagnolo alla McLaren e i pronti successi di Kimi Raikkonen prima (2007) e Lewis Hamilton (2008) poi, in casa Renault arrivano solo due primi posti con tanto di aggravante causata dall’allontanamento di Briatore in seguito al caso dell’incidente di Nelson Piquet Jr. al Gran Premio di Singapore 2008. La relativa indagine della FIA porterà prima alla sua radiazione e poi all’assoluzione con risarcimento danni.

Renault
Fernando Alonso, vincitore del mondiale di F1 2005 sulla Renault R25. Altri tempi, altre emozioni. Quell’anno è sfida a due tra lo spagnolo e Kimi Raikkonen, che chiuderà il campionato a 112 punti (distaccato di 21 piazze dal primo posto). Solo una vittoria, un secondo e un terzo posto per Michael Schumacher, che si avvia verso i suoi ultimi anni sulla rossa di Maranello.

Renault e Lotus, da cosa nasce cosa

Nello stesso anno 2009 un’ulteriore svolta muoverà le carte nel Circus, quando verrà annunciato che Renault ha venduto tre quarti del controllo del suo team di proprietà – la Benetton – al fondo lussemburghese Genii Capital (lo stesso da cui alcune voci volevano che Lotus Cars avesse poi acquistato ulteriori azioni). Voci evidentemente non fondate, con Lotus che dal canto suo dichiarò di aver fatto solo da sponsor alla squadra francese, e quest’ultima che due anni dopo decide di tagliare tale legame, abbandonare ogni rapporto con la Losanga e tenersi il nome Lotus.

Renault
Il (nuovo) team nasce nel 2012 sulle ceneri della vecchia scuderia Renault. Abrogati tutti i riferimenti alla Losanga e accantonata la sponsorizzazione da parte di Lotus Cars, al team di Enstone viene concesso comunque il nome Lotus. Viene recuperato il colore scuro della livrea antica, inserito il rosso (per necessità dello sponsor più grande, Total) e mantenuto un tocco di giallo che ricordi Renault. Al volante ci sono Romain Grosjean, fresco campione GP2, e Kimi Raikkonen, di ritorno dalla sua esperienza nei rally.

La fine di questa storia è molto recente. Ancora una volta la Renault rinasce dalle sue ceneri e dopo quattro anni di assenza approfitta delle difficoltà economico finanziarie della concorrenza per rilevarla semi-gratuitamente e tornare (anche) in pista. Ed è qui che la simbolica cifra di una sterlina attraverso cui è avvenuta la transazione resta tale e nasconde le decine di milioni di dollari che la nuova dirigenza dovrà caricarsi sulle spalle. Quel che tranquillizza Enstone, in realtà, è che negli ultimi tempi nessuno è rimasto a guardare, piuttosto impegnati come si era a donare a Sebastian Vettel e alla Red Bull un motore che è valso quattro titoli mondiale (un bel contentino che convinto Red Bull a prolungare anche per quest’anno il contratto pur di non affidarsi al vecchio setup Ferrari).

Verso il 2016

Un team storico, insomma, sta per rifare il suo ingresso in F1 (noi, tempo addietro, ne parlammo qui), insieme ad altri – come Haas – che invece vi entreranno la prima volta e a chi forse guarderà le piste da lontano ancora per poco (si fa un gran parlare di Aston Martin e Force India, come di Alfa Romeo e Ferrari). Sul sedile delle due vetture che verranno presentante il prossimo 5 febbraio sederanno Pastor Maldonado e l’ex terzo pilota 2015 Lotus Jolyon Palmer. Spazio invee alla Haas (di cui parleremo prossimamente) per Romain Grosjean, che malgrado il trasferimento (quasi necessario viste le condizioni in cui gravava il tema) ha chiosato così con la speranza di un ritorno:“È stato difficile andare via ma chi lo sa? Forse tra tre o quattro anni realizzeranno una macchina veloce da poter vincere il mondiale e magari mi chiameranno per vincere insieme. Sarebbe l’ ideale”.

Renault
Un primo (dubbissimo) ritratto della probabile livrea Renault per il 2016. Si capovolge il fronte e torna a primeggiare il colore primario della casa. Quello che negli anni ’70 era valso alla vetture di Jabouille il soprannome de ‘la teiera gialla’.

Arrivati al 2016, dunque, a poco meno di due mesi dall’inizio del campionato, non resta che rimboccarsi le maniche e prepararsi a un anno che tutto promette tranne un futuro certo. A partire dal crollo in borsa che il colosso ha fatto registrare alla notizia di alcune perquisizioni della polizia francese in diversi uffici della società a Parigi, che riguarderebbero – secondo quanto raccolto – un’indagine per frode molto simile a quella che ha portato in crisi Volkswagen nei mesi scorsi. 

Intanto, Renault ha i precedenti decisamente dalla sua. L’ultima volta, infatti, che un team fu rilevato per poco più di una sterlina fu nel 2008, quando Ross Brawn acquistò Honda (e ancora quattro anni prima, quando la Jaguar fece posto alla Red Bull). Sappiamo bene come sia andata a finire in entrambi i casi, con la Brawn Gp che subito fece far festa a Jenson Button nel mondiale 2009, e con dall’altro lato un mostro che ha dovuto aspettare l’incombere del genio di Newey, del talento di Vettel e proprio i motori Renault per iniziare a mettere trofei in bacheca.

Nicola Puca 

Link consigliati: Red Bull – Renault non s’ha (più) da fare

Fonte immagine in evidenza: gettyimages.it

Fonti immagini: wtf1.co.uk

Fonti: Wikipedia, Motorsport, FormulaPassion, Il Post, Autosprint

NESSUN COMMENTO