Ettore Scola, ti avevamo tanto amato

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Ettore Scola

“No, è sicuro. La vita, qualunque sia, vale la pena di essere vissuta, si dice così. E poi arriva sempre un pappagalletto a ricordarcelo. Solo che oggi per me è una giornata particolare, lo sai? È come in un sogno quando… quando vuoi gridare e non ci riesci perché ti manca il respiro! Però ho voglia di parlare! Parlare! Parlare! Te ne accorgi vero? Oppure che ti devo dire? Scendere nella strada, fermare il primo sconosciuto e raccontargli tutti i fatti miei, ma fino a spaventarlo! A scandalizzarlo! A menargli, sì! A fargli del male! Qualunque cosa, piuttosto che stare solo in questa casa che odio.”

È proprio una “giornata particolare” quella in cui un grande maestro del cinema italiano scompare: Ettore Scola. Cantore di storie consuete, intrise della semplicità genuina tipica della “povera gente”, il regista all’interno dei suoi film tratteggiava ogni singolo tipo sociale di personaggio: dal palazzinaro menefreghista nostalgico del fascismo, come il ruolo ricoperto da Aldo Fabrizi in “C’eravamo tanto amati” all’alienato ed emarginato dalla società a causa della sua omosessualità come Marcello Mastroianni nei panni di Gabriele in “Una giornata particolare”. La storia italiana si sbroglia e si snoda attraverso le vicende di gente comune, costituenti il fulcro di ogni pellicola, sullo sfondo amaro, satirico e sardonico degli avvenimenti che cambiarono il corso degli eventi: dalla storica visita di Adolph Hitler a Roma (scenario di “Una giornata particolare”) alla fine della seconda guerra mondiale (punto di partenza in “C’eravamo tanto amati”). Riecheggia il passato, quel passato che ha cambiato il popolo italiano e lo ha reso quello che è; le tradizioni del passato si inerpicano al presente che le rigetta senza pudore.

Ettore Scola
Nino Manfredi e Stefania Sandrelli in “C’eravamo tanto amati”

“Il futuro è passato e non ce ne siamo nemmeno accorti.”

Nei film di Ettore Scola emerge impudente il confronto tra il mondo vecchio, ancorato a valori solidi, e mondo nuovo, sempre più alla deriva, come si denota in “La famiglia” o in “La terrazza”. La dimensione familiare, ma anche quella dell’amicizia, è quella in cui si districa la vera e autentica indole umana in balia di legami precari e sentimenti senza tempo, vittima delle passioni e cultrice dei tempi andati, soggiogata da grandi ideali e miseramente delusa dalla realtà cruda.

Ettore Scola
Marcello Mastroianni e Sophia Loren in “Una giornata particolare”

“Nel piccolo italiano medio c’è una zona nobile, un soprassalto di dignità che non arriva all’eroismo ma che lo spinge ad agire, anche solo con una dimostrazione di affetto e di appoggio all’amico.”

Con quattro nomination al premio Oscar per miglior film straniero e sei David di Donatello vinti, la filmografia di Ettore Scola vanta pellicole del calibro di “I nuovi mostri”, “Dramma della gelosia”, “Brutti, sporchi e cattivi” con la partecipazione di attori illustri come Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Sophia Loren, Nino Manfredi e Stefania Sandrelli. Noto il sodalizio artistico con Federico Fellini a cui dedica per il ventennale della sua morte il documentario “Che strano chiamarsi Federico” e che le trame fittizie del destino hanno voluto nascesse proprio il 20 gennaio, il giorno seguente alla morte del regista.

Un regista che con la sua semplicità, ma la sua magistrale capacità di disvelare gli arcani dell’animo umano attraverso l’analisi secondaria, ma dettagliata della storia italiana, lascia un vuoto incolmabile.

“Credevamo di cambiare il mondo, e invece il mondo ha cambiato noi.”

Arrivederci, maestro.

Clara Letizia Riccio

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