Trivelle: sì al referendum, esultano le Regioni

0
116

La Corte Costituzionale ha approvato il referendum sulle trivelle giudicando ammissibile solo uno dei sei quesiti referendari inizialmente proposti dai nove Consigli regionali coinvolti (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise), ossia quello riguardante la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate. Le altre richieste in materia di ricerca, prospezione e trivellazioni marine sono state ritenute, invece, improcedibili.

Immediata la reazione del Governo, che una volta appresa la notizia, ha fatto sapere: ”Chiunque vinca il referendum, non ci sarà alcuna nuova trivellazione.” L’esecutivo era già corso ai ripari dopo che le proposte di referendum avevano avuto l’imprimatur della Cassazione recependo molte delle richieste avanzate dai referendari tramite alcune modifiche alle norme sulle trivelle contenute allo Sblocca Italia. Dopo la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare ammissibile il referendum anti-trivelle sulla durata delle licenze si apre un’altro fronte per Governo e Parlamento ora obbligati a mettere mano anche su questa materia. La consultazione referendiaria sembrerebbe, quindi, avere la strada spianata.

Soddisfazione è stata espressa dai numerosi rappresentanti delle Regioni e dalle associazioni ambientaliste impegnate nella lotta No-Triv. Questa la prima reazione del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano:La campagna referendaria contro le trivelle comincia subito. Renzi dev’essere contento perché quando il popolo irrompe sulla scena della democrazia, chi è iscritto al Partito democratico dev’essere contento per definizione. Si tratta di un referendum eminentemente politico, che tende a spingere il Governo a elaborare una politica energetica e a dire se in questa politica energetica debbano o meno avere un ruolo le ricerche di idrocarburi e in particolare lo sfruttamento degli eventuali pozzi ritrovati. Cosa che il Governo ancora non ha fatto.”

Queste, invece, le parole il presidente della Regione Veneto Luca Zaia Il primo obiettivo, quello della possibilità di effettuare il referendum, è stato raggiunto, ma ora dobbiamo guardare al traguardo decisivo: quello di impedire le trivellazioni nei nostri territori e nel nostro mare e mettere la parola fine a questa spada di Damocle che pende sulle teste di milioni di cittadini e aziende del Veneto e delle altre regioni adriatiche. Il governo Renzi vuole calare sui nostri territori e a lottare con ogni mezzo contro lo sfruttamento petrolifero dell’Adriatico, che potrebbero provocare enormi danni al nostro ambiente e all’economia turistica costiera. Ora anche i cittadini potranno dire di no a questa sciagura”.

Il presidente del Consiglio regionale della Basilicata Piero Lacorazza ha dichiarato che il referendum sulle trivelle in mare èUn’altra vittoria delle Regioni, degli enti locali a difesa dei principi costituzionali e dei diritti dei cittadini, della leale collaborazione tra istituzioni delle Repubblica. Non c’è uno Stato centrale che ama l’Italia e un territorio che la odia. L’interesse strategico di un paese, con lealtà e trasparenza lo si costituisce insieme. Dopo il il dietrofront del Governo e del Parlamento che, per effetto dei tre quesiti referendari, hanno già modificato parte delle scelte contenute nella legge Sblocca Italia, la decisione di ammettere il sesto quesito è un altro passo avanti molto importante. Non è finita poiché riteniamo che vada messo un punto fermo: ripristinare il piano della aree per la ricerca e la estrazione ma soprattutto definire una nuova strategia energetica nazionale”.

I consiglieri regionali Francesco Emilio Borrelli e Antonella Ciaramella, rappresentanti della Campania anticipano: “Ora bisognerà vedere cosa farà il Governo perché, se vuole modificare la legge per impedire il referendum, noi non ci opporremo, anzi, siamo disposti a collaborare per trovare una soluzione perché a noi non interessa andare al voto, ma ottenere il risultato per cui ci stiamo battendo: restituire ai territori poteri decisionali sulle trivellazioni”.

Il presidente del Consiglio regionale della Sardegna Gianfranco Ganau ha così commentato la decisione della Consulta: Un grande risultato che conferma l’azione meritoria dell’iniziativa referendaria portata avanti dai dieci consigli regionali e dal coordinamento delle Assemblee legislative. Con la decisione presa oggi dalla Consulta viene sancito ancora una volta il principio guida che ha accompagnato le regioni in questi mesi: riaffermare le primarie competenze dei territori e delle popolazioni su scelte che andrebbero a condizionare l’ambiente e a vita delle comunità.”

L’unico non pienamente convinto è il governatore del Molise Paolo di Laura Frattura che ha spiegato ai microfoni: “Considerando l’evoluzione dei fatti, avrei preferito che si risolvesse il problema con il confronto, così come era partito, tra Governo, Parlamento e Regioni. Così non è stato. Significherà ora risolvere la questione con il referendum, ma sarebbe stata facilmente risolvibile con una condivisione e una costruzione di un percorso alternativo attraverso il confronto tra Stato e Regioni. Ora, si rischia ancora una volta di dover coinvolgere i cittadini che si erano già espressi contro le trivellazioni”.

La Corte Costituzionale oggi respinge di fatto i tentativi furbeschi messi in campo dal Governo per eludere il merito della questione delle trivelle entro le 12 miglia, e rimette al giudizio dei cittadini quei meccanismi legislativi truffaldini con cui si è aggirato sino ad oggi un divieto altrimenti chiaro, lasciando campo libero ai petrolieri fin sotto costa. La sentenza conferma l’inefficacia del tentativo del Governo di scongiurare il referendum sulle trivelle”. Così le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e Wwf in una nota congiunta. Un’importante battaglia è stata vinta. Si auspica che in un futuro non troppo anteriore venga posta fine a tutte le trivellazioni in atto.

Vincenzo Nicoletti

NESSUN COMMENTO