Emanuele Cerullo e il Ventre di Scampia

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Emanuele Cerullo

Emanuele Cerullo è un nome che risuona in modo sempre maggiore e con enfasi crescente nel contesto culturale napoletano. Il pubblico di lettori campani e non, negli ultimi anni, sta imparando a conoscerlo, e soprattutto, ad apprezzarne a buon merito le capacità artistiche.

Giovane, talentuoso poeta, scrittore e blogger, è noto anche col carismatico appellativo de il poeta di Scampia. Espressione assolutamente conforme alla portata e alla tipologia del proprio talento.

Nato a Napoli nell’aprile del 1993, il paese di Scampia, nel cuore della periferia a Nord di Napoli, costituisce da sempre la sua casa e l’alveolo che, con i cruenti avvenimenti che ne hanno caratterizzato le vicissitudini degli ultimi decenni,  probabilmente più ha determinato ed ispirato la scrittura del giovane, costituendone la vera e propria vena pulsante.

Non è riscontrabile in molti la capacità di cominciare a realizzare poesie rimate sin dalla tenera età. Tale  carattere ha invece distinto il giovanissimo Emanuele, che ha dimostrato precocemente la capacità di esprimere l’amore per la poesia e per la musica rap, comprovando, forse ingenuamente, la passione ed il tormento che possono celarsi dietro ritmi musicati e sentiti sin nel midollo.

Versi nel cui aroma è possibile riscontrare note che rimandano a modelli di straordinaria esemplarità, quali Ungaretti, Quasimodo e forse, accenni dei più distanti ma rasenti nel pathos e nella capacità di sentire, di Baudelaire ed Yeats. Chiose che conservano nella propria natura cenni di drammaticità, conferita soprattutto dall’innegabile intensità espressiva, la quale deriva probabilmente dalla tragicità legata alla realtà, oggetto di ispirazione dei testi.

Risultano note a tutti coloro che prendono parte alla vita del cuore pulsante della periferia Nord, le cruente faide camorristiche che definiscono il carattere dell’infame carcinoma che corrompe costantemente la vita di chi si trova a trascorrervi la propria esistenza con rettitudine.

Se tale malessere sociale ha determinato un’ influenza decisiva sulla produzione letteraria di Emanuele, al di là di questo aspetto in apparenza più evidente alla maggior parte dei lettori, è necessario considerare, in aggiunta, un altro fondamentale carattere, forse semplicemente corollario della prima problematica rilevata. Un carattere posto in evidenza lampante sin dalle prime poesie che il giovanissimo Cerullo ha raccolto all’età di soli tredici anni. Sin da allora, Emanuele ha dimostrato di avere la forza e la volontà di alzare la voce, per dichiarare fermamente di credere ancora nella possibilità di un futuro per il quartiere di Scampia. Paese che grida disperatamente, tra le pagine degli scritti di Cerullo, di non essere soltanto camorra, benché le sue grida siano insistentemente soffocate dalla eco di incresciosi episodi di malavita. È proprio in tale ottica che diventa possibile percepire in tutta la sua forza la rabbia, lo strazio, il senso di alienazione,  di assoluta impotenza di fronte al degrado assoluto del contesto considerato.

Con i suoi versi, Emanuele dimostra lo sforzo di rimanere umani in una realtà di fatti di disumano decadimento e di abbandono assoluto, nonostante le assurde promesse delle istituzioni. Maschere indossate di volta in volta da autorità dietro le quali non di rado si è celato il livido fantasma della camorra, con le metastasi della corruzione.

Sorprendente è la sensibilità percepita, il cuore che emerge e che si rivela attraverso innumerevoli sfaccettature.  Una partecipazione emotiva dalla quale traspare il modo in cui la cui realtà oggetto di scrittura sia vissuta direttamente sulla pelle di chi compone. La realtà di Scampia e del suo mondo risultano filtrati attraverso i sentimenti e lo sguardo demistificatore, ma non disperato ed anzi speranzoso, di uno dei suoi figli più appassionati.

In tale speranza risulta evidente il desiderio di spingersi oltre la rabbia ed i sentimenti negativi, verso una volontà di costruzione e di recupero, verso un processo di catarsi. Ripulirsi di tutto ciò che ha il sapore di sporco e di corrotto, ripulirsi dal pregiudizio che nasce inevitabilmente nei confronti di un mondo e di gente sui quali non si fa altro che sputare, ritenendo a prescindere, che nella matassa non vi sia nulla da salvare. Combattere, in modo innaturale, contro l’ effettività di appartenervi, pur non essendo parte della corruzione e del degrado dominanti. Gridare contro coloro che si fermano in superficie e che non di rado, giudicano senza conoscere.

Il grido di Emanuele è giunto in passato, all’allora Sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, che non ha potuto fare a meno di offrirgli un meritato riconoscimento attraverso parole di grande approvazione, continuando fra premi, ulteriori riconoscimenti sino ad apparizioni televisive.

Emanuele Cerullo persevera senza sosta nella sua ascensione che lo conduce dal cuore di Scampia, dal suo Ventre, nucleo vivo, ricco di passione, violenza, ma anche di sentimento, voglia di vivere e dignità, sino al cielo, oltre i profili degli enormi edifici identificati con le Vele.

Guardare al di là della siepe del degrado, venire fuori dalla selva infestata dalle belve della corruzione e della violenza, avere la forza di affermare la vita là dove la morte cerca di imporsi con tutta la propria violenza; di tale tipologia risultano il vigore, la potenza racchiusi già solo nel titolo del nuovo scritto presentato il 21 gennaio all’auditorium di Scampia.

“Il Ventre di Scampia” è l’espressione con la quale l’autore identifica metaforicamente il nucleo palpitante, fremente del quartiere in cui si ammassano nel bene e nel male, aspetti negativi, fatti di corruzione e degrado, ma anche positivi in quanto si riconosce la vigoria, il dinamismo, dell’esistenza più verace.

Nell’indistinto marasma del Ventre, si confondono vita e morte, onesti e disonesti, senso di sconfitta ed abbandono e voglia di emergere.

Risalire dal Ventre, Oltre le Vele  pur rimanendo volontariamente ancorato ad esse, con una scalata fatta di scrittura, poesia, approfondimento, ricerca ed un concreto impegno sociale.

Emanuele, dalla sua Scampia, guarda al superamento del degrado e del senso di alienazione culturale e sociale con i suoi occhi scuri e profondi abbastanza da contenere ciò e molto altro.

Giovanna De Vita

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