Foja, due chiacchiere con Dario Sansone: la musica è una ricerca

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Dimane torna 'o sole

I Foja (per chi non lo sapesse) sono un gruppo folk-rock formato a Napoli nel 2006 dall’incontro di quattro musicisti: Dario Sansone (voce e chitarra), Giovanni Schiattarella (batteria), Mario Noviello (basso elettrico) – sostituito nel 2007 da Giuliano Falcone – e Gennaro Russo (chitarra elettrica) – sostituito da Diego Abbate nel 2008. Nel 2010 entra Ennio Fringillo (chitarrista ufficiale). Dal 2013, il gruppo viene poi accompagnato da Luigi Scialdone (turnista).

Di seguito l’intervista a Dario Sansone:I Foja

Come nascono i Foja?

È una storia vecchia, dei membri originali siamo rimasti solo io e Giovanni Schiattarella, che è il nostro batterista. All’inizio c’erano altri musicisti che man mano sono stati sostituiti nel tempo. Tutto nasce dalla voglia di ristabilire un contatto con le radici, noi all’inizio producevamo un Grunge molto tosto, suonavamo con le chitarre elettriche, ma il nostro scopo era, in un momento in cui la città era abbastanza anglofila tra le band emergenti, di recuperare nelle canzoni la scrittura napoletana, che era anche un’esigenza mia di espressione nella scrittura, recuperare determinati suoni e parole che in qualche maniera risultavano familiari ed in esse contenevano già una melodia. La nostra lingua ha una poetica ed una sonorità che può essere un punto forte da recuperare dalla nostra tradizione.

Il 9 Gennaio si è concluso il vostro tour: raccontacelo.

Favoloso, ovviamente. La nostra storia è stata molto fortunata, ci ha visto allargare sempre di più la nostra famiglia con le persone che ci seguono e che ci vogliono bene. Questi due anni sono stati ricchi di esperienze, abbiamo girato tantissimo per l’Italia e questo è stato fondamentale per capire che cantare in dialetto non è un limite, bensì una forza. Siamo dell’idea che la musica è musica e non ha bisogno di un codice specifico, se fatta col cuore arriva al cuore, in ogni modo. Non si spiegherebbe, altrimenti, il perché ascoltiamo musica degli altri paesi riuscendo ad emozionarci allo stesso modo.

Avete compiuto un decennale, nel quale siete riusciti e continuate a portare la vostra musica sempre oltre. Vi aspettavate questo calore da parte di chi vi segue?

In realtà no, penso sia anche normale, uno fa le le sue cose senza aspettarsi che le persone poi le facciano proprie, anche se uno fa le cose per gli altri. Io scrivo canzoni non solo per me stesso, un po’ per terapia, o meglio psicoterapia personale, ma anche per riuscire a condividere qualcosa con qualcun altro, la magia della musica è proprio la condivisione, sia con altri artisti, sia con un pubblico sempre più vasto condividere le proprie cose è la cosa più grande e soprattutto più incoraggiante che ci sia per un artista.

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In tema di condivisione, ti troviamo anche nei dischi di alcuni rapper come “Dopera” di Dope One o il singolo “Parallel Mood” con i Sangue Mostro, Oyoshe ed Elaquent: cosa ti lega al mondo dell’Hip Hop?

Più che il mondo dell’Hip Hop è il mondo della comunicazione, non è tanto il genere, a me piace tutta la musica quando è musica vera. Le persone che hai citato “so guaglioni ‘e core”, ci conosciamo e non c’è mai stata questa barriera di generi tra noi, è un modo di comunicare. Io sono un fan di Speaker Cenzou che secondo me è uno dei più grandi poeti, ha una libertà di espressione da cui imparare ed è da ammirare. È stato divertente miscelarmi con L’Hip Hop per me che vengo da altre cose, fare sempre le stesse cose è noioso. È bello potersi sperimentare.

Come ti sei approcciato alla musica? Cosa consigli a chi comincia ad approcciarsi ad essa?

La musica è sempre stata a casa mia. Mio nonno cantava, mio padre suonava la chitarra, mio zio suonava il pianoforte, musicalmente parlando sono il più scarso (ride, nda) non ho mai studiato e nessuno di loro mi ha insegnato direttamente qualcosa. Quando avevo dieci anni mio padre mi portò da un maestro di chitarra e a me non andava nemmeno a genio fare tutti quegli esercizi. Verso i tredici anni trovai una chitarra classica di mio padre in casa e subito scrissi la mia prima canzone, era proprio brutta (ride di nuovo), erano i primi esperimenti. Da lì coltivai questa passione, facendo una ricerca sulla scrittura delle canzoni, ma soprattutto su me stesso. Alla fine più ti avvicini al tuo modo di raccontare, alla tua sincerità, più le cose funzionano ed hai meno vergogna quando sali sul palco se dici qualcosa che ti rappresenta a pieno, quindi è stata una ricerca dentro e fuori. Questo si collegava ad un altra mia passione che era quella di disegnare, che è anche un altro mio lavoro. Quello che posso consigliare è di essere sinceri, sempre, cercare quello che più rappresenta la propria espressione senza lasciarsi prendere dalle mode del mode del momento, perché l’importante non è trovare un etichetta o scrivere un disco, l’importante è fare cose che possano essere utili per la collettività.

Ringraziamo Dario Sansone per la piacevole chiacchierata e gli auguriamo di continuare alla grande con il successo dei Foja.

Daniele Deps

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