Ratio e Obsessio: Mario Schifano

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Mario Schifano

Ratio e Obsessio: Mario Schifano. È questo il titolo della Mostra dell’Andy Warhol italiano, allestita nel convento di Santo Spirito di via Merliano a Nola.

“La mostra di un importante Artista come Mario Schifano rappresenta un iniziativa di prestigio che entra a pieno titolo nella nuova dimensione della nostra città. […] i grandi personaggi del passato e del presente sono i migliori ambasciatori per una città culturale come Nola.”

Così dice il Sindaco di Nola, Geremia Biancardi.

Il critico d’arte e curatore, Prof. Pasquale Lettieri, invece sa darci un giudizio più tecnico sul valore artistico del “maledetto” Schifano.

“Che Schifano sia uno dei protagonisti del 900 Italiano, una delle personalità più raffinate e graffianti, lo dicono in tanti, ma occorre che lo dicano tutti, attuando un paradosso umanistico che è la radice inventiva del suo lavoro pittorico che ha preso e prende, quello che noi tutti pensiamo, ma non sappiamo esprimere. Definirlo con precisione non è ancora possibile. La scelta delle opere è stata compiuta con interpretazioni aristocratiche e sottili. Sa scolpire il paesaggio e dare ali al passo di danza, descrivendo il movimento della sua scansione invisibile.”

Mario Schifano

Mario Schifano rappresenta un punto fermo della Pop Art europea, qualità che lo inserisce nel clima internazionale degli anni Settanta.

Osservare un dipinto dello Schifano è cosmico, spaziale. si fa una sorta di salto extratemporale in un buco nero che ti risucchia. Infatti il corpo resta ai margini dell’opera, ma la mente è stata presa da essa. Ti porta nel suo mondo. Un mondo fatto di una realtà che non avrebbe altro linguaggio, non potrebbe averlo, in quanto non esprimibile se non con le linee e i colori dell’artista Schifano. Il suo mondo è curvo, colorato, va dentro le cose. Un bonsai diventa espressione della sua aura e non del sue essere fisicamente bonsai. Un paesaggio come il lungomare, viene visto con una fusione tra cielo e mare, un unico blu. Schifano stordisce i canoni estetici comuni, li boicotta e gli ridona vita nuova. Una vita espressionisticamente Pop, ma non solo.

Mario Schifano

il Contributo dell’artista Schifano non si è fermato alle soli arti figurative, ma è sconfinato egregiamente nel cinema, nella letteratura e nella musica. Egli ha opposto al concettualismo la forza straripante del colore, al grigiore del “poverismo” il rosso sangue della lotta e della contestazione. Egli è sempre stato un prestigiatore del colore e per questo merita l’aurea leggendaria di cui è protagonista.

Mario Schifano nasce in Libia, nel 1934. Poi Arriva a Roma con la famiglia. Ha lavorato restaurando vasi al museo Etrusco di Valle Giulia, mestiere che apprese dal padre Archeologo. Con la Mostra del 1960, presentata da Pierre Restany: Cinque Pittori Romani, il nostro Schifano inaugurò la fervida stagione di un intero decennio. La sua pittura si indirizza verso una monocromia realizzata su carte incollate su tela. L’opera viene trattata come schermo sul quale compaiono, lettere, segni e le nuove immagini pubblicitarie.

Oggi di personaggi del genere, ce ne sono troppo pochi. Bisogna accontentarsi di imprenditori e ragionieri. Di numeri grigi e bigi che si spiaccicano volgarmente sul grigio metallizzato che è il colore del nostro secolo. La bellezza, la cultura, il possesso del sapere, sarebbero le uniche realtà rimaste per colmare l’infelicità posta dal sistema edonistico-consumistico. Pasolinianamente, la cultura è l’unica salvezza alla pulsione distruttiva che si sta palesando fortemente negli ultimi tempi. Sembra ridicolo agli occhi di un ragazzo con lo Smartphon iper-tecnologico, sentirsi dire che una mostra, un libro, la ricerca della bellezza, possano renderlo più felice: eppure è proprio così!

Antonio Setola

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