Memoriae, la Fondazione Valenzi per la Shoah

0
106
memoriae

Gennaio è il mese della memoria, della reminiscenza di un dolore inferto da cicatrici storiche ancora dolenti sulla pelle di chi le ha vissute. Macchie incancellabili sulla dignità dell’essere umano da non poter essere smorzate dal tempo. Memoriae è probabilmente l’espressione più consona per indicare la volontà di mantenere vivo il cordoglio tributato a quello che, a buon merito, può essere considerato come il delitto più atroce di cui l’essere umano si sia macchiato.

In nome del più grande crimine della storia dell’umanità, il 27 gennaio il mondo commemora Il Giorno della Memoria e la Shoah, lo sterminio del popolo ebreo avvenuto in nome del fanatismo di carattere nazi-fascista. Tale momento deve impedire all’uomo di dimenticare, affinché non siano ricommessi gli stessi errori del passato, ricordandogli la brutalità di cui è stato in grado di macchiarsi.

Con animo supportato da tali principi, nel Napoletano, il giorno della Memoria viene celebrato attraverso un progetto istituzionale che porta l’emblematico nome di Memoriae. Il programma è stato promosso da una delle associazioni onlus no-profit più impegnate in ambito della cultura e delle problematiche sociali, la nota FondazioneValenzi.

L’iniziativa giunge ormai alla settima edizione e mantiene fermo il proposito di conferire vitalità al ricordo dello sterminio operato nei confronti del popolo ebreo. L’intento è quello di lottare contro ogni forma di discriminazione razziale, culturale, sociale, promuovendo la lotta all’intolleranza.

La Fondazione Valenzi è uno dei maggiori esempi dell’assistenza nei confronti del mondo degli esclusi. Lotta infatti, contro qualsiasi forma di discriminazione, in vista della valorizzazione della dignità dell’uomo, con iniziative di straordinaria importanza sociale e al contempo si batte anche per lo sviluppo e la conservazione di elementi di carattere culturale.

memoriae

Memoriae, dall’antisemitismo alla lotta alla discriminazione in ogni categoria.

Ad illustrare l’energia e la forza radicata nelle iniziative della Fondazione vi sono le parole della Presidente Lucia Valenzi, che assieme a suo fratello, Marco, onora la memoria di un grande uomo, quale fu Maurizio Valenzi, impegnato per il bene comune di Napoli e della Campania.

“La Fondazione nasce nel 2009, anno nel quale mio padre Maurizio Valenzi (sindaco di Napoli negli anni Settanta, senatore ed europarlamentare) avrebbe dovuto compiere 100 anni. Così con mio fratello Marco Valenzi e con un giovane professionista della comunicazione, Roberto Race, abbiamo creato questa realtà con l’obiettivo di tutelare il patrimonio culturale e politico di mio padre, promuovendo la cultura del dialogo e delle libertà nel Mediterraneo.

L’Associazione realizza dunque, iniziative culturali contro ogni forma di emarginazione e razzismo ed ha visto il patrocinio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

“Siamo un’istituzione culturale aperta anche ai rapporti internazionali. Non abbiamo finanziamenti pubblici, se non per progetti specifici. A differenza di altre fondazioni culturali, abbiamo anche un progetto sociale, chiamato Bell’ e buon’, che nasce dall’unione tra arte e lotta all’emarginazione. Tramite laboratori settimanali dedicati all’arte, si fa in modo che i bambini con situazioni di svantaggio sociale apprendano l’amore per la bellezza e l’autenticità per sviluppare una libera e originale espressività, grazie all’aiuto di specialisti in psicomotricità e di giovani operatori.” Continua Lucia Valenzi.

Fra le iniziative, assume importanza fondamentale l’annuale appuntamento col Giorno della Memoria con un particolare programma fatto di proiezioni ed approfondimenti.

Come si svolgerà il percorso nello specifico?

Dal gennaio 2010 la Fondazione ha organizzato la prima edizione del Giorno della memoria con il progetto Memoriae, con il dittongo latino che indica la pluralità delle memorie e la necessità di attualizzare il ricordo della Shoah, per farne uno strumento di lotta contro le discriminazioni, coinvolgendo soprattutto i giovani attraverso le scuole. Da quest’anno, Memoriae oltrepassa i confini campani promuovendo iniziative in altre regioni italiane, come le manifestazioni di Lucca dove furono deportati i componenti delle famiglie fuggite da Napoli, Procaccia e Pacifici. Abbiamo infatti ottenuto l’intitolazione di una strada di Napoli a Luciana Pacifici, bimba di otto mesi, morta di stenti durante la deportazione verso Auschwitz.”

Il clou di Memoriae è il 27 mattina alle 10 al Teatro Politeama di Napoli con la Settima Edizione della Cerimonia di Consegna delle “Stelle di David”. I premiati di quest’anno saranno Alberto Bivash, che fu alunno della classe speciale per bambini ebrei, istituita presso la scuola “Vanvitelli”; la Marina Militare Italiana, per l’impegno nelle operazioni si salvataggio dei migranti nel Mediterraneo, e Anatolij Korol, il giovane ucraino, ucciso da un commando di criminali mentre cercava di sventare una rapina nel supermercato di Castello di Cisterna. La sera del 27 e 28 gennaio al Teatro La Perla di Bagnoli, vi sarà lo spettacolo teatrale di una giovane compagnia, “Nasza Klasa” di Massimiliano Rossi, tratto da un testo polacco che narra delle menzogne che coprirono l’eccidio degli ebrei di un villaggio da parte dei polacchi.

Fra le problematiche di carattere sociale, la xenofobia ed il razzismo sono fenomeni ancora fortemente avvertiti, soprattutto fra i giovanissimi. Ritiene che gli attuali mezzi di comunicazione possano influire sulla percezione di tali problematiche? Nell’educazione all’apertura alla diversità quale potrebbe essere il ruolo più consono delle istituzioni e delle famiglie? 

“Certamente la conoscenza dell’altro è appunto ciò che ci può far ottenere rispetto del diverso al posto della sua segregazione. Soprattutto bisogna combattere gli stereotipi e luoghi comuni che purtroppo sono diffusissimi proprio nella stampa, nella televisione, e ora moltissimo nei social network. La combinazione dell’opera degli insegnanti delle scuole con il mondo della comunicazione è sicuramente fondamentale. Qualche piccolo contributo lo abbiamo già dato come Fondazione, nell’assenza purtroppo delle istituzioni locali, organizzando nel maggio scorso un incontro con le scuole, con il rabbino capo, il segretario della moschea di Roma e un importante funzionario del Ministero dell’interno sul tema del ruolo che può avere la nostra città per il dialogo tra le culture. Come Fondazione intendiamo impegnarci ancora di più in questo campo.”

Impegno, altruismo ed umanità che costituiscono caratteristiche imprescindibili per opporsi alla brutale mentalità utilitaristica che conduce alla distruzione dei valori positivi, nell’indifferenza generale.

Giovanna De Vita

NESSUN COMMENTO