Il Giorno della memoria corta

0
79
memoria
memoria

Oggi si celebra il “Giorno della Memoria” per ricordare come il 27 Gennaio 1945 l’esercito sovietico entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, la culla del genocidio.

In questo stesso giorno ricordiamo anche la vergogna delle leggi razziali volute da Mussolini in Italia. Ma, come giustamente viene sottolineato da più parti anche sul web, la Giornata della Memoria non può essere relegata ad una sola mattinata di sterile ricordo. Non può perché determinate pratiche repressive continuano ad essere esercitate da quei governi che si pavoneggiano da democratici. Non può perché continuano a consumarsi genocidi – basti pensare a quello palestinese. Non può perché  ieri  5 migranti sono morti nel mar Egeo e  in contemporanea il Parlamento danese ha approvato a larghissima maggioranza una legge che consente a polizia ed esercito di confiscare ai profughi in arrivo tutte le ricchezze superiori ai 1.300 euro. Prima di loro, anche il Parlamento Svizzero aveva adottato le stesse misure restrittive.

Non può, perché non è solo memoria, ma attualità.

Perché il filo spinato torna ad essere la linea di demarcazione di troppi confini.  Sono tanti i “muri” da cui siamo circondati: la barriera di separazione che divide Stati Uniti e Messico, con i suoi 555 kilometri fatti di acciaio, cemento e filo spinato, sempre più fortificata e militarizzata; c’è il muro che Israele sta costruendo dal 2002, che divide un popolo e sottrae illegalmente terre al territorio palestinese; c’è poi il muro che dal 1953 segna la demarcazione tra due mondi, più ancora che tra due paesi, la Corea del Nord dalla Corea del Sud; e ci sono i novantanove muri che dividono le comunità protestanti e cattoliche di Belfast in Irlanda del Nord. Altri muri recentemente eretti dividono e isolano vari quartieri della città di Homs nella Siria di oggi, devastata dalla guerra civile. Si estendono per oltre 4000 kilometri le barriere di filo spinato che l’India ha pianificato e sta costruendo per circondare e isolare da sé il confinante Bangladesh, mentre circa 2700 kilometri di sabbia, pietre, filo spinato e mine costituiscono la più antica barriera di separazione ancora in funzione, che corre nel deserto del Sahara in un territorio conteso tra Marocco Algeria e Mauritania. I muri si impossessano delle menti e si incastrano nei territori.

Oggi in Europa non solo si ricordano le atrocità del nazismo, ma c’è chi pensa bene di emularle.  Anche se il nuovo fascista è molto più sofisticato rispetto a quello degli anni ’30. Non indossa un’uniforme, non ha la postura ridicola di Mussolini e non alza il braccio per salutare, ma non significa che non esista. Il nuovo fascista si nasconde dietro ad un computer e indossa abiti eleganti. Il nuovo fascista ha lo scopo di creare una guerra tra poveri, tra disperati immigrati e precari autoctoni.

Il fatto che non ci sia un duce che si affacci ai balconi o mandi al confine i dissidenti, non significa che il fascismo non esista. Le manifestazioni di Casapound e Forza Nuova, l’ostentazione con cui i neofascisti si stanno conquistando alla luce del sole uno spazio politico è un fatto pericoloso, come è un’evidenza terribile e fetida che stiano lucrando questo consenso sulla pelle dei rom, degli immigrati e sulla cattiva informazione. Le ragioni di questa degenerazione hanno a che fare certo con la crisi economica, con la crisi della politica, ma sono anche lo specchio di un indebolimento culturale che pensa che l’antifascismo sia una reliquia del secolo scorso.

La memoria va praticata ogni giorno.

Maria Bianca Russo

NESSUN COMMENTO