La storia si ripete, sempre

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Primo Levi, la storia si ripete
Primo Levi, la storia si ripete

La storia si ripete, sempre:

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre!” Primo Levi, tratto da I Sommersi e i Salvati.

Primo Levi è il testimone più eminente e noto dell’olocausto. L’Olocausto ha lacerato la storia umana connotandola  di un sapore di morte derivante dai sentimenti che meglio caratterizzano l’animo umano: Omertà ed Ipocrisia.

Ma bisogna entrare nella questione più approfonditamente, non serve fermarsi alla retorica della memoria come un giorno ove ricordare per pulirsi le coscienze sporche del resto del tempo perso a disfare.

Il passato diventa storia nel momento in cui acquista una valenza didascalica e importantissima per la contemporaneità. Avere la storia come maestra potrebbe aiutarci a comprendere i fatti nella loro concreta forma, la loro genesi e le loro cause. Questo, e solo questo, può dare dignità a chi è stato travolto dall’avanzare degli eventi; dare dignità a chi non ha avuto il privilegio di poter guardarsi alle spalle e trovare tali esempi. Ma, ricordare per il solo gusto di sentirsi migliori di un passato, percepito come remoto, lontano; ricordare come “ritualità burocratica” è pericoloso. Pericolosissimo.

Ecco perché ricordare non deve essere un impegno superficiale, fermo all’apparenza; né un evento cristallizzato ad un solo giorno.

Prendere Primo Levi dal proprio scaffale, o dalle librerie, ma anche Il Partigiano Johnny di Fenoglio, sono il primo grande passo da fare per Capire. Perché Ricordare non serve, se non si capisce fino in fondo il ricordo.

Ecco come Primo Levi ha analizzato in maniere lucida ( nonostante abbia vissuto in prima persona l’Olocausto, egli è restato “tristemente” lucido) gli eventi. Una sua citazione sulla questione dei lager visti come Laboratorio sociale:

“Si richiudano tra fili spinati migliaia di individui diversi per età, condizione, origine, lingua, cultura. E siano quivi sottoposti a un regime di vita costante, controllabile, identico per tutti e inferiore a tutti i bisogni: è quanto di più rigoroso uno sperimentatore avrebbe fatto per stabilire cosa sia essenziale e che cosa acquisito nel comportamento dell’animale-uomo di fronte alla lotta per la vita.”

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Cosa possono significare nei Lager le parole “bene” e “male”, “giusto” e “ingiusto”? Primo Levi in sintesi considera il campo di concentramento come un esperimento di società primitiva. Un terribile Laboratorio sociale.

Ecco un modo col quale si può collegare quel passato alla nostra attualità, e migliorarla. Il Laboratorio sociale espresso nei campi di concentramento, in realtà, senza metterci alcuna retorica, si evidenzia in molte forme nel nostro quotidiano vivere. Esso si presenta nell’impossibilità di ottenere i propri bisogni e dunque i propri diritti. Alla corruzione interna alle istituzioni con i privati, come mezzo di sopravvivenza, simile ai legami instaurati tra gli internati e le guardie, legami che hanno permesso a molti di sopravvivere. Si ripresenta, il Laboratorio dei Lager, nella ghettizzazione di alcune etnie, razze, culture, con l’assunto che esistano delle razze superiori ad altre.

La tolleranza, secondo Pasolini, è una raffinata forma d’intolleranza. Nel momento in cui si pensa di tollerare un’altra persone, stiamo affermando inconsciamente che quella persona è diversa, in quanto ha bisogno di essere tollerata. Il modo migliore per eliminare le disuguaglianze di ogni genere sta nell’educare la nostra sensibilità di uomini alla diversità.

Uno dei modi che più di ogni altro può aiutarci è capire, conoscendo. Rendendoci conto che la storia ritorna, con un inchino o con una sberla.

Antonio Setola

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