Cina: macachi Ogm per studiare l’autismo

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La notizia è di quelle che lasciano il segno per vari motivi, soprattutto etici. Lo sviluppo utile di questo tipo di ricerca sull’autismo è invece ancora tutto da verificare ma di certo apre una prospettiva differente su una questione estremamente importante nello studio del disagio psichico.

Utilizzare un animale il più possibile vicino, geneticamente, all’uomo per studiare a fondo una delle patologie psichiche più conosciute come l’autismo è l’obiettivo che gli scienziati cinesi dell’Università di Shangai si sono prefissati.

L’idea di base è riprodurre un modello comportamentale più simile possibile a quello dell’uomo inserendo nel genoma del soggetto, in questo caso macachi, alcuni di quei geni che oggi sono riconosciuti come responsabili della sindrome dell’autismo.

Il team, utilizzando complessi procedimenti di ingegneria genetica, ha inserito nel DNA dei ‘nuovi’ soggetti il gene MECP2 la cui duplicazione o mutazione produce nell’uomo alcuni dei sintomi correlati all’autismo. Con l’inseminazione artificiale è stato quindi possibile far nascere esemplari di macaco che in fase di crescita e maturazione sessuale hanno iniziato a mostrare sintomatologie simili a quelle umane, come ad esempio i comportamenti ripetitivi e compulsivi.

Gibraltar_Barbary_Macaque

E’ palese che la vera utilità di uno studio complesso come questo non si manifesterà dall’oggi al domani, ma saranno necessarie diverse generazioni di macachi modificate e l’attenta osservazione delle sintomatologie mostrate (relative all’autismo), perché, come affermano gli autori stessi, non è detto che l’espressione del gene in questione segua la stessa linea del modello umano e con la crescita ad esempio i sintomi mostrati potrebbero scomparire o mostrarsi in maniera totalmente differente.

Quello che è certo, che piaccia o meno anche qui, è che un ‘primate non umano’ rappresenta un modello di studio notevolmente superiore rispetto al topo di laboratorio, per ovvi motivi. Studiando un disagio psichico in due animali, uomo e macaco, vicini sia geneticamente che dal punto di vista comportamentale e della socialità sarebbe, semmai i risultati fossero in futuro positivi e definitivi, un’opportunità senza pari per sviluppare cure e trattamenti innovativi riguardo l’autismo.

Ma la questione, come accennato, non è complessa solo dal punto di vista prettamente scientifico ma lo, a dirla tutta non poco, anche da quello etico e morale.

Innanzitutto questo tipo di modello relativo all’autismo verrà sviluppato presumibilmente in paesi dove la disponibilità di macachi è elevata e la questione morale meno sentita. Cina e Giappone principalmente.

Secondo poi l’utilizzo di primati in laboratorio ci ha purtroppo lasciato immagini orrende provenienti dal passato che rendono indelebili pratiche che in molti casi non avevano nulla a che vedere con la scienza. Pensiamo ai test sull’elettroshock piuttosto che a quelli in alcuni laboratori di cosmetica. Pratiche mostruose che poi, volente o nolente (e aggiungerei giustamente) hanno aperto un capitolo infinito sulla dignità degli esseri viventi utilizzati in laboratorio.

Le scimmie, i cui comportamenti spesso ci lasciano a bocca aperta per quanto analoghi ai nostri, ci ricordano ancora questo purtroppo, che si studi l’autismo o qualunque altra cosa.

Ma è possibile in qualche modo far collimare l’etica e il rispetto della vita con la sperimentazione? Io credo di si, così come credo che valga comunque la pena far progredire la ricerca utilizzando quello che oggi abbiamo a disposizione, in termini di tecnologia e conoscenza.

Studiamo l’autismo ed altri disagi psichici per cercare di rendere migliore la vita di chi ne soffre. Parallelamente abbiamo la possibilità di ‘produrre’ modelli viventi sempre più vicini al nostro.

Abbiamo un solo schema da seguire per rimanere umani e progredire al contempo, quello di concentrarci su ciò che è veramente utile e può cambiare in meglio la vita delle persone, rimanendo entro dei limiti oltre i quali tali principi vengono meno, considerando le creature di cui abbiamo parlato come alleati che ci affiancano nelle sfide più difficili. E lo studio dell’autismo è una di queste.

http://www.scientificamerican.com/article/monkeys-genetically-modified-to-show-autism-symptoms/

Mauro Presciutti

 

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