Shoah: i luoghi della triste memoria

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Shoah

Era il 27 gennaio del 1945, quel giorno si pose fine al più immane genocidio della storia, a danno degli ebrei d’Europa.

La Shoah va ripercorsa anche attraverso il filo conduttore di quelli che furono i luoghi in cui si consumò lo stermino di massa: i campi di concentramento, gli stessi che rimarranno vivi nella memoria; perché simbolo indelebile di un passato che non può essere dimenticato.

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Dachau

In questa giornata di commemorazione della Shoah, per porci sulle tracce della memoria non possiamo non ripercorrere la storia attraverso i luoghi-simbolo, in cui fisicamente si è compiuto il folle disegno dei nazisti tedeschi. Quei Lager, o meglio campi di concentramento in cui vennero internati e sterminati milioni di ebrei; perché “colpevoli” di non appartenere ad una razza pura. Un viaggio nella memoria, su binari che attraversano Polonia, Germania ed Austria. Lì dove la storia conserva intatti i mostri, quelle costruzioni militari, nate per altri scopi e divenute, nel corso della seconda guerra mondiale, vere e proprie fucine di annientamento della razza umana: Auschwitz-Birkenau, Dachau e Mauthausen.

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Auschwitz

Auschwitz rappresentò la “soluzione finale” ed ebbe un ruolo centrale nel programma di distruzione di massa, chiamata Shoah. Tra il 1940-45 la Germania nazista, che controllava gran parte dell’Europa Continentale, creò sei centri di sterminio nella Polonia occupata; il più grande fu quello di Auschwitz a circa 60 km ad ovest di Cracovia. Il complesso consisteva in tre campi principali: il campo di concentramento di Auschwitz I, il centro di sterminio di Auschwitz II (Birkenau) e il campo di lavoro di Auschwitz III (Monowitz). Un vasto sistema di campi secondari venne poi realizzato nella zona intorno ad Auschwitz, per ospitare prigionieri obbligati a lavorare nelle industrie e nelle fabbriche.

La deportazione sistematica degli ebrei ad Auschwitz avvenne a partire dal 1942 con vagoni carichi di prigionieri che iniziarono ad arrivare, giornalmente, da ogni angolo dell’Europa occupata dai tedeschi. Tra il 1943 e il 1944 ad Auschwitz-Birkenau, le quattro grandi camere a gas e gli annessi crematori funzionarono a ritmi incessanti. Verso la fine del 1944 e gli inizi di gennaio del 1945 i soldati delle SS obbligarono i prigionieri a smantellare le camere a gas per distruggere ogni prova degli assassinii compiuti, e circa 60.000 ebrei furono costretti a lasciare i campi per raggiungere l’interno della Germania, tramite le “marce della morte“. Quando l’Armata Rossa liberò  Auschwitz:  il 27 gennaio del 1945, i sopravvissuti erano poco più di un migliaio. In quel campo di concentramento morirono più di un milione e centomila ebrei, oltre a decine di migliaia di Polacchi, di Rom e di prigionieri di guerra sovietici.

Dachau, insieme ad Auschwitz, è l’altro luogo-simbolo della Shoah, fu il primo vero campo di concentramento, modello per i successivi e “scuola di violenza” per i soldati delle SS. Nacque come campo di prigionia, a 20 km da Monaco di Baviera: il 22 marzo del 1933, pochi giorni dopo la nomina di Adolf Hitler alla Cancelleria del Reich. Durante i dodici anni della sua esistenza più di 200.000 persone, provenienti da tutta Europa, furono rinchiuse qui e nei numerosi campi secondari , si stima che vennero giustiziati più di 41.500 prigionieri. Il campo di sterminio  fu liberato dalle truppe americane il 29 aprile del 1945.

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Mauthausen

Mauthausen, per troppo tempo considerato solo un campo di lavoro, fu invece il terzo e più importante campo di punizione e annientamento attraverso il lavoro forzato. Nato come campo di “lavoro” per lo sfruttamento della vicina cava di granito, a circa 25 km da Linz, è stato uno dei Lager più famigerati all’interno del sistema dei campi di concentramento nazisti. Dall’istituzione ufficiale, avvenuta nel 1938,  e fino alla liberazione da parte della terza armata americana:  il 5 maggio 1945, qui furono tratti prigionieri 200.000 uomini di numerosi paesi europei; la metà di loro non sopravvisse a causa delle condizioni inumane di prigionia e per i metodi di tortura praticati delle SS.

 

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario

Primo Levi

 

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Memorial a Gerusalemme

Rossella Mercurio

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